Una “cassaforte” di germi potrebbe aiutare a salvare l’umanità

Il microbiota umano può rafforzare il sistema immunitario, combattere i germi invasori e aiutare le persone a digerire il cibo.

Questi microbioti si sono evoluti per milioni di anni, ma la diversità dei batteri intestinali della maggior parte delle persone è diminuita drasticamente nelle ultime generazioni. Molte malattie infiammatorie, come l’asma e il diabete, sono diventate molto più comuni durante questo periodo di tempo.

Un gruppo di ricercatori guidato dalla Professoressa Maria Gloria Dominguez-Bello della Rutgers University ritiene che i cambiamenti nel nostro microbiota potrebbero essere il principale fattore alla base dell’aumento di queste malattie. La prevalenza di antibiotici e alimenti trasformati nei paesi occidentalizzati, dicono, sta contribuendo alla perdita della diversità microbica e potrebbe causare problemi di salute.

Per preservare la salute a lungo termine dell’umanità, i ricercatori hanno pensato alla creazione di un “caveau globale” che immagazzini il microbiota di persone che non usano cibi trasformati o antibiotici. In particolare si tratterebbe di campioni di feci e altri campioni di microbiota provenienti dalla pelle, dalla bocca e dal naso delle persone che provengono da comunità con un’elevata diversità di batteri intestinali, come parti remote dell’America Latina e dell’Africa.

Gli autori, Dominguez-Bello, Jack Gilbert dell’Università di Chicago, Martin Blaser del Langone Medical Center della New York University e Rob Knight dell’Università della California di San Diego, affermano che questa cassaforte deve essere aperta presto perché una percentuale crescente della popolazione globale sta diventando troppo “urbanizzata”. Negli Stati Uniti, il microbiota della maggior parte delle persone è attualmente solo una metà del microbiota dei cacciatori-agricoltori dell’Amazzonia.

In precedenza, Dominguez-Bello ha condotto uno studio che ha riportato la popolazione urbana a vivere una dieta e uno stile di vita identico a quello di un villaggio nella foresta pluviale in Venezuela. I partecipanti allo studio mangiavano solo cibi a basso contenuto di grassi e ricchi di fibre che non erano stati trasformati. Fecero il bagno nei fiumi senza usare shampoo o saponi, andarono a letto presto, non usarono l’elettricità e si svegliarono all’alba. Dai risultati è emerso che mentre i bambini urbani hanno visto un aumento della diversità del microbiota dopo soli 16 giorni, gli adulti urbani risultavano ancora carenti di micro vita.

La cassaforte microbica proposta funzionerebbe come un deposito per le attuali popolazioni di batteri intestinali, ha detto Dominguez-Bello, e spera che la sua idea possa aiutare gli scienziati dei Paesi sviluppati a mantenere le proprie collezioni di microbiota.

Gli scienziati non hanno ancora scelto un luogo per il deposito del microbiota, Dominguez-Bello ha dichiarato che il caveau dovrebbe essere conservato in un luogo freddo. Dovrebbe anche essere situato in un paese politicamente ed economicamente stabile i cui leaders sostengono la creazione del caveau, ha detto. Nella loro proposta, pubblicata sulla rivista Science, Dominguez-Bello e il suo team hanno affermato che gli scienziati potrebbero essere in grado di fermare le malattie in futuro inserendo il microbiota perso nella popolazione umana.

Per ora, il team di Dominguez-Bello sta lavorando alla standardizzazione del protocollo per il congelamento dei campioni di microbiota. Vogliono utilizzare più metodi, non solo la liofilizzazione, perché ogni tipo di conservazione cellulare elimina una parte dei campioni. Un metodo di conservazione potrebbe salvare i batteri che vengono uccisi usando un’altra tecnica, ha detto.

Dominguez-Bello spera che la sua squadra possa trovare un sito per il caveau nel 2019. Gli scienziati per adesso si stanno concentrando sulla raccolta di fondi e hanno ancora bisogno di raccogliere circa 300 milioni di dollari per rendere possibile questo progetto.

Alice Marcantonio

Fonte: Maria G. Dominguez Bello, et al. Preserving microbial diversity. 05 Oct 2018: Vol. 362, Issue 6410, pp. 33-34. DOI: 10.1126/science.aau8816. 

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