Gertrude B. Elion e la rivoluzione della farmacologia!

Oggi sono molti i nomi di donne che vengono ricordati, poichè con il loro impegno hanno cambiato il mondo della scienza: da Marie Curie che, assieme al marito, grazie al suo impegno in fisica e chimica, è arrivata alla scoperta di due elementi quali il radio e il polonio, passando per Rosalind Franklin che è stata la prima a fornire le prove sperimentali della struttura del DNA (per la quale vinsero il Nobel il suoi colleghi Watson e Crick), non dimenticando l’italiana Rita Levi Montalcini, che ha ricevuto il Nobel per la Medicina per aver scoperto il fattore di crescita del sistema nervoso e aver permesso una maggiore comprensione di patologie, come Alzheimer e SLA.

Per questa festa della donna, vogliamo focalizzare la nostra attenzione su una scienziata statunitense che si dedicò alla ricerca farmacologica, in particolare concentrandosi sul cancro, dopo che questa malattia colpì suo nonno. Stiamo parlando di Gertrude Belle Elion.

Chi è questa donna?

Nasce a New York nel 1918, da genitori ebrei, emigrati dall’Europa dell’Est. All’età di 15 anni, dopo la morte del nonno colpito dal cancro, decide di dedicarsi alla ricerca: “Questa è la malattia contro la quale dovrai lavorare – mi dissi – e non ho mai più smesso di pensarci”. Nel 1937 consegue una prima laurea in chimica e per aiutare la famiglia e poter proseguire gli studi, trova lavoro come assistente in un laboratorio di chimica. Riesce in questo modo a specializzarsi in chimica organica, presso la New York University dove è l’unica donna a frequentare i corsi di chimica. In quegli stessi anni decide di sposarsi, ma il suo compagno muore per un’infezione batterica, che due anni dopo si sarebbe potuta curare con la penicillina. Questo rafforza in lei la volontà di proseguire sulla strada della ricerca scientifica.

Nel 1944 trova il lavoro che cambierà la sua vita: viene assunta come assistente del chimico George H. Hitchings (figura 1), presso l’azienda Burroughs Wellcome (oggi conosciuta con il nome di GlaxoSmithKline, una delle più importanti case farmaceutiche odierne). E’ qui che assieme al chimico sviluppa un metodo di ricerca innovativo, meglio conosciuto con il nome di Metodo Elion.

Figura 1: Gertrude B. Elion e il suo collega George H. Hitchings

Nel 1988 riceve assieme al suo collega Hitchings il premio Nobel per la Medicina per lo sviluppo di prodotti farmaceutici utili in molte patologie. Muore nel 1999, dopo una vita spesa completamente a favore della ricerca.

Cosa è il Metodo Elion?

Questo metodo ha rivoluzionato il modo di approcciarsi alla ricerca farmacologica, fino ad allora condotta attraverso un metodo nel quale l’efficacia dei farmaci veniva verificata per “tentativi ed errori”. Quello che questi due chimici fecero fu individuare le differenze biochimiche tra cellule umane sane e cellule tumorali, ma anche le differenze tra cellule umane e cellule batteriche e/o virus. A partire da queste analisi sarebbero poi passati alla formulazione di farmaci che andassero a bloccare selettivamente la replicazione di cellule tumorali e cellule patogene.

In particolar modo, l’attenzione venne rivolta verso le purine, da cui, a partire dagli anni ’50, i due riescono a ricavare i primi farmaci: la diaminopurina, che interferisce con il metabolismo degli acidi nucleici e la 6-mercaptopurina, il primo chemioterapico efficace nel trattamento della leucemia infantile, ancora oggi utilizzato contro alcune forme di cancro.

A lei e al suo metodo si devono anche altri farmaci,oltre a quelli sopra citati: l’allopurinolo, impiegato nella profilassi della gotta, l’acyclovir, il primo composto efficace contro l’Herpes simplex, la pirimetamina per la malaria, l’azatioprina, un immunososppessore in grado di evitare il rigetto nei trapianti e utilizzato anche come terapia per l’artrite reumatoide.

Di grande importanza è stato lo sviluppo dell’azidotimidina (AZT), di cui si è occupata subito dopo la pensione: si tratta del primo medicinale utilizzato nel trattamento dell’AIDS.

Queste le sue parole, che giustificano una così grande dedizione: “È importante trovare un lavoro gratificante. […] Sono  molto fortunata perché nel mio caso questo lavoro consiste nello sviluppare farmaci utili a contrastare gravi malattie. L’emozione di vedere star bene persone che altrimenti morirebbero di leucemia, insufficienza renale o encefalite erpetica è qualcosa di indescrivibile”.

Insomma una grande scienziata e soprattutto una grande donna!

Emanuela Pasculli

Fonti:Oggiscienza, Enciclopedia delle donne, Treccani

Informazioni su Emanuela Pasculli 49 Articoli
Laureanda in Biotecnologie Mediche e Farmaceutiche in quel di Bari. Sono una ragazza molto curiosa e mi piace osservare ciò che mi circonda e trovare una risposta alle mie tremila domande. Grazie a questo blog ho unito due passioni: la microbiologia e la scrittura e spero che questo sia solo il punto di partenza.

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