Può l’alterazione dell’asse intestino-cervello contribuire allo sviluppo dell’anoressia nervosa?

In occasione della giornata nazionale contro i Disturbi del Comportamento Alimentare che si è svolta il 15 marzo, tramite questo articolo ho voluto rendervi partecipi su come l’asse intestino-cervello possa essere coinvolto nello sviluppo dell’anoressia nervosa . Un nuovo studio ha dimostrato che le comunicazioni bidirezionali che avvengono tra il microbiota intestinale ed il cervello coinvolgono anche questo disturbo. I soggetti affetti, infatti, soffrono di disbiosi, che se migliorata o trattata completamente comporta un miglioramento anche dei sintomi dell’anoressia nervosa. Pertanto, è stato proposto di includere l’analisi del microbiota come parte del protocollo di recupero usato per trattare i pazienti con anoressia nervosa.

Cos’è l’anoressia nervosa?

L’anoressia nervosa è un disturbo del comportamento alimentare di cui soffre un’ampia percentuale di ragazze soprattutto nella fase adolescenziale. Secondo i criteri diagnostici del DSM-V i soggetti che ne soffrono seguono una dieta restrittiva in relazione al proprio fabbisogno energetico, presentano un peso significativamente inferiore al previsto (tenendo conto dell’età, del sesso, dello sviluppo e dello stato di salute) ed hanno una grande paura di ingrassare. Inoltre, l’anoressia nervosa si distingue in restrittiva, in cui il soggetto mangia pochissimo e ricorre al vomito autoindotto, abusa di lassativi e si muove costantemente, e compulsiva, in cui il soggetto si abbuffa e subito dopo vomita o usa un purgante. L’anoressia nervosa è correlata ad un’alterazione nella percezione del proprio corpo e del proprio peso ed è causata da differenti fattori (sociali, psicologici, ecc.), ma nuovi studi dimostrano come anche l’intestino ed in particolare il microbiota potrebbe essere coinvolto.

L’asse intestino-cervello

L’asse intestino-cervello è il sistema di comunicazione bidirezionale tra l’intestino e il cervello ed è regolato da sistemi nervosi, endocrini ed immunologici in cui il microbiota svolge un ruolo chiave. Come ben sapete, si parla a volte dell’intestino come di un “secondo cervello” a causa delle connessioni sopracitate. Una di queste è la comunicazione del sistema nervoso attraverso il sistema nervoso enterico, la quale coordina e controlla le secrezioni, la motilità, il trasporto della mucosa e il flusso sanguigno del tratto gastrointestinale, che influenzano direttamente la composizione del microbiota intestinale. Il sistema nervoso enterico è collegato al sistema nervoso centrale (SNC) per mezzo del nervo vago, permettendo così il passaggio di segnali neurochimici diretti dal microbiota intestinale al cervello e dal sistema nervoso al microbiota intestinale.

Ma come comunicano cervello e microbiota? Tramite diverse molecole secrete anche dai microrganismi. Alcuni studi hanno dimostrato, ad esempio, che l’assenza del microbiota provoca uno sviluppo anormale dell’asse ipotalamo-ipofisi-surrene, che controlla il rilascio di cortisolo, il famoso ormone dello stress. Il microbiota intestinale ha anche un impatto sulle ghiandole endocrine che producono ormoni sessuali e tiroidei ed è implicato nella regolazione del rilascio di peptidi e ormoni, coinvolto nel bilancio energetico del corpo e nel comportamento alimentare.

È stato dimostrato che alcuni batteri possano indurre un effetto (sia positivo che negativo) sulle abitudini alimentari e sul comportamento emotivo dell’uomo attraverso la secrezione di molecole che conosciamo bene. I Lactobacilli e i Bifidobacteria, ad esempio, sono in grado di sintetizzare l’acido gamma-aminobutirrico (GABA), il neurotrasmettitore che riduce l’ansia e lo stress, mentre Escherichia, Bacillus e Saccharomyces producono Noradrenalina. Ancora, la Serotonina, l’ “ormone della felicità”, è stata invece isolata dalla Candida, Streptococcus, Escherichia ed Enterococcus. Infine, la Dopamina è uno dei prodotti finali del metabolismo di Bacillus e Serratia. Inoltre, il microbiota intestinale produce il Butirrato, che può esercitare numerosi effetti benefici nel cervello, ma lo stesso può anche rilasciare il Lipopolisaccaride (LPS) nel flusso sanguigno che attraversa la barriera ematoencefalica (BEE) e induce neuroinfiammazione con implicazione della microglia.

Quindi, i microrganismi che compongono il microbiota sembrano essere i protagonisti della comunicazione bidirezionale tra l’intestino e il sistema nervoso, in grado di modulare lo sviluppo, la funzione e il comportamento del cervello.  

Nella ricerca di altre connessioni, si comprende che anche il sistema immunitario collega il cervello e il microbiota. In che modo? Le modalità di interazione possono essere diverse: quando la barriera ematoencefalica (BEE) è danneggiata consente alle molecole prodotte, direttamente o indirettamente, dal microbiota, come LPS o l’Interleuchina infiammatoria IL-6, di attraversare la barriera producendo neuroinfiammazione. Inoltre, la maturazione e le funzioni delle cellule immunitarie (linfociti T, B e Ig) sono sotto il controllo del microbiota.

Insomma, se il soggetto anoressico si presenta depresso, facilmente irritabile, stressato, con basse difese immunitarie, è perché tutti i fattori sopra citati possono avere un impatto sull’anoressia nervosa.

Disfunzioni endocrine e disbiosi nell’anoressia nervosa

Sebbene i meccanismi patofisiologici alla base dell’anoressia nervosa siano ancora da chiarire, la disregolazione neuroendocrina è coinvolta certamente nei disturbi del comportamento alimentare.

Infatti, vi è una disregolazione del sistema endocrino comprendente gli ormoni dell’asse ipotalamo-ipofisario, le adipochine (ormoni secreti dal tessuto adiposo, ad esempio la leptina) e gli ormoni che regolano l’appetito.

Studi recenti dimostrano anche la disregolazione delle vie della serotonina in strutture corticali e limbiche che possono essere correlate all’ansia, all’inibizione comportamentale e alle distorsioni dell’immagine corporea si verificano in pazienti con diagnosi di anoressia nervosa.

Di conseguenza, l’ansia e lo stress possono essere fattori rilevanti che alterano il microbiota, poiché lo stress psicologico prolungato induce cambiamenti nel microbiota intestinale e nei metaboliti associati; è stata, infatti, dimostrata una relazione inversa tra stress e abbondanza di Lactobacillus e una relazione positiva tra Campylobacter e stress: sembra che la disbiosi indotta da questo fattore sia la chiave tra gli stress psicologici cronici e l’infiammazione sistemica nell’uomo.

La dieta è il fattore esterno più influente nella composizione del microbiota intestinale e la fame e lo squilibrio emotivo che si verificano in caso di anoressia nervosa possono causare diversi cambiamenti nel microbiota intestinale. I dati disponibili sul microbiota nella popolazione anoressica mostrano marcate differenze nel microbiota del paziente affetto da anoressia se confrontato con quello degli individui con peso normale. Il microbiota intestinale dei pazienti con anoressia nervosa presenta una bassa diversità microbica, che influenza tutti i livelli tassonomici, e si registra inoltre una crescita eccessiva di alcune famiglie come le Enterobacteriaceae ed il Methanobrevibacter smithii.

Alcuni dei taxa mancanti nel microbiota intestinale dei pazienti con anoressia nervosa sono produttori di acidi grassi a catena corta (SCFA), pertanto è stata osservata una correlazione negativa tra la produzione di butirrato e i livelli di ansia. Infatti, la diversità e la composizione del microbiota intestinale sono state associate ai sintomi della depressione, dell’ansia e del disturbo alimentare.

La ricerca attuale sostiene che una diminuzione di Firmicutes rispetto ai Bacteroidetes insieme ad un aumento di Methanobrevibacter smithii e Proteobacteria potrebbe essere la firma del microbiota associata ad anoressia nervosa. Alcuni studi hanno anche dimostrato un aumento di Enterobacteriaceae, che è normalmente associato all’infiammazione intestinale e che può produrre la proteina ClpB, un peptide che imita l’a-MSH, ormone che sopprime l’appetito attraverso l’attivazione di neuroni anoressigenici.

La dieta modella la composizione del microbiota intestinale, definendo quali microrganismi colonizzano, crescono, persistono o si estinguono e, quindi, influenza anche la salute dell’ospite. È proprio la mancanza di assunzione di cibo che potrebbe modificare significativamente il microbiota, in particolare, può influenzare la popolazione di Lactobacillus che di solito vive in ambienti ricchi di nutrienti e che entra nella fase stazionaria della crescita quando non ve ne sono.

Figura 1. Implicazione dell’asse intestino-cervello nell’anoressia nervosa.

Soluzioni per migliorare i sintomi dell’anoressia nervosa

Se è vero che i disturbi del comportamento alimentare come l’anoressia nervosa necessitano di un approccio multidisciplinare nell’ambito della terapia cognitivo-comportamentale, non bisogna allora trascurare l’aspetto nutrizionale e l’asse intestino-cervello. Infatti, lo studio sotto riportato ha dimostrato come la somministrazione di probiotici e prebiotici sia in grado di migliorare alcuni sintomi dell’anoressia nervosa.

Alcuni probiotici sono stati riportati come supplementi che migliorano le emozioni e alcuni ceppi di Lactobacillus hanno migliorato le alterazioni comportamentali. Inoltre, l’uso del ceppo probiotico Bacteroides fragilis è stato proposto per correggere la funzione gastrointestinale e sembra essere implicato nel ripristino della serotonina. Alcuni altri esempi di ceppi studiati per i benefici per la salute generale sono Bifidobacteria (B. adolescentis, B. animalis, B. bifidum, B. brevis e B. longum) e Lactobacillus (L. acidophilus, L. casei, L. fermentum, L. gasseri, L. johnsonii, L. paracasei, L. plantarum, L. rhamnosus e L. salivarius). Recentemente, è stato suggerito che anche l’integrazione con il ceppo probiotico Lactobacillus plantarum P8 allevia lo stress e l’ansia correlati ad anoressia nervosa. Infine, questi trattamenti devono essere in consonanza con la riabilitazione nutrizionale, al fine di ripristinare le funzioni fisiologiche invertendo la malnutrizione.

Quindi, prendendo in considerazione questa review scientifica, nel trattamento dell’anoressia nervosa potrebbe essere preso in considerazione un protocollo che includa lo studio del microbiota e un possibile intervento per sostituire il microbiota danneggiato dalla disbiosi.

Rosanna Grosso

Fonte bibliografica:

  • Vanessa Mendez-Figueroa et al. Can Gut Microbiota and Lifestyle Help Us in the Handling of Anorexia Nervosa Patients? Microorganisms 2019, 7(2), 58.

Informazioni su Rosanna Grosso 20 Articoli
Laureata in scienze della nutrizione magistrale, abilitata alla professione di biologo nutrizionista. Appassionata di biologia, microbiologia, fisiopatologia ed affascinata dallo studio del microbioma, primo punto sul quale intervenire per la prevenzione di patologie metaboliche.

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