L’antibiogramma: il saggio di sensibilità agli antibiotici

Agli inizi degli anni cinquanta dello scorso secolo, fu isolato un ceppo di Shigella resistente agli antibiotici sulfamidici, alle tetracicline e alla streptomicina. Da allora, la comunità scientifica è stata resa testimone del vertiginoso aumento del numero dei microrganismi divenuti meno sensibili all’attività antibiotica di molti farmaci. In questo articolo, indichiamo alcuni metodi utilizzati dai microbiologi per saggiare la sensibilità dei microrganismi agli antibiotici.

Gli antibiotici possono interferire con numerose funzioni vitali degli organismi batterici: sintesi della parete cellulare, integrità della membrana cellulare, replicazione del DNA, e sintesi proteica.

Con il termine antibiogramma si intende il saggio che permette di determinare la sensibilità agli antibiotici di una specie batterica. La predizione dell’efficacia di un farmaco antibiotico è necessaria per guidare la comunità medico-scientifica nella scelta dell’antibiotico da utilizzare nella terapia di una infezione batterica.

Sono stati messi in atto diversi metodi per stabilire la sensibilità in vitro di una determinata specie batterica a un agente antimicrobico; tra i più utilizzati sono da menzionare il metodo delle diluizioni in brodo ed il metodo di diffusione in agar.

Qualunque sia il metodo utilizzato, il risultato che si ottiene permette di identificare la specie batterica in esame in: sensibile, intermedia o resistente.

Il risultato ottenuto in vitro può essere convertito in una predizione di efficacia in vivo.

  • Il metodo delle diluizioni in brodo

Per effettuare il saggio mediante il metodo delle diluizioni in brodo, si utilizzano provette contenenti un brodo di coltura inoculato con il batterio di interesse e concentrazioni crescenti di antibiotico. Dopo un periodo di incubazione, viene osservata la torbidità delle colture allestite; in questo modo, può essere individuata la prima coltura limpida che corrisponde alla concentrazione minima di antibiotico sufficiente ad inibire la crescita batterica, indicata con MIC, minima concentrazione inibente.

  • Il metodo di diffusione in agar

Il saggio di sensibilità antibiotica, effettuato mediante il metodo di diffusione in agar, si esegue seminando mediante spatolamento su piastre di Mueller – Hinton, 107 UFC della specie microbica da saggiare. Sulla superficie della piastra, vengono disposti alcuni dischi di carta bibula impregnati con quantità note degli antibiotici da saggiare (generalmente, i dischi di carta bibula sono disposti sulla piastra ad una distanza di almeno 24 mm). Le piastre, così preparate, sono messe ad incubare. L’antibiotico da saggiare può diffondere nel terreno formando un gradiente di concentrazione decrescente. Il microrganismo seminato può crescere sul terreno, tranne che attorno ai dischetti contenenti l’antibiotico a cui è sensibile. Si osserva, pertanto, la formazione di un alone di inibizione della crescita batterica. Tale alone di inibizione è tanto più grande quanto maggiore è la sensibilità del batterio all’antibiotico. Ogni antibiotico mostra un peculiare spettro di azione. Per convenzione, se un antibiotico agisce solo su specie microbiche specifiche, lo spettro d’azione è considerato ristretto; è, invece, considerato ampio lo spettro di azione degli antibiotici la cui attività si esplica verso numerose specie batteriche. Infine, un antibiotico mostra uno spettro d’azione esteso se è attivo nei confronti di numerose specie microbiche patogene fatta eccezione per poche.

Numerosi studi genotipici, infine, permettono di identificare i geni di resistenza dei batteri, ovvero i geni acquisiti che hanno reso una specie microbica resistente ad una determinata classe di antibiotici.

Maria Chiara Langella

Fonte: Biologia dei microrganismi. Gianni Dehò, Enrica Galli. Casa editrice Ambrosiana. 2016. 132 – 134.

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