Dal Morbillo alla Rosolia: sistemi di Sorvegliaza

Che cos’è il morbillo?

Il morbillo è una malattia infettiva causata da un virus del genere morbillivirus (famiglia dei Paramixovidae). È una malattia molto contagiosa che colpisce spesso i bambini tra 1 e 3 anni, per cui viene detta infantile. Si trasmette solo nell’uomo. Una volta contratto, il morbillo dà un’immunizzazione teoricamente definitiva, quindi non ci si ammalerà più per l’intera durata della vita.

Il morbillo è diffuso in tutto il mondo. È una delle più frequenti febbri eruttive, sebbene sia molto meno comune da quando è in uso la vaccinazione con richiamo.

Nei Paesi a clima temperato, colpisce i bambini verso la fine dell’inverno e a primavera. In Italia la malattia deve essere obbligatoriamente notificata alle autorità sanitarie.

Il morbillo non ha sintomi gravi, provoca principalmente un’eruzione cutanea, simile a quelle della rosolia o della scarlattina. Dura tra i 10 e i 20 giorni.

I primi sintomi sono simili a quelli di un raffreddore (tosse secca, naso che cola, congiuntivite) con una febbre che diventa sempre più alta. Successivamente appaiono dei puntini bianchi all’interno della bocca. Dopo 3-4 giorni, appare l’eruzione cutanea caratteristica (esantema), composta di piccoli punti rosso vivo, prima dietro le orecchie e sul viso, e poi su tutto il resto del corpo. L’eruzione dura da 4 a 7 giorni, l’esantema scompare a cominciare dal collo. A volte, rimane una desquamazione della pelle per qualche giorno.

Le complicazioni sono relativamente rare, ma il morbillo è pur sempre responsabile di un numero compreso tra le 30 e le 100 morti ogni 100.000 persone colpite. Le complicazioni sono dovute principalmente a superinfezioni batteriche: otite media, laringite, diarrea, polmonite o encefaliti (infiammazioni del cervello). Si riscontrano più spesso nei neonati, nei bambini malnutriti o nelle persone immunocompromesse.

Di solito la diagnosi si fa solo per osservazione clinica. Eventualmente si possono ricercare nel siero degli anticorpi specifici diretti contro il virus del morbillo, dopo 3 o 4 giorni dall’eruzione.

Dati epidemiologici, dal 1 gennaio al 31 marzo 2019

La Tabella 1 riporta il numero dei casi di morbillo (possibile, probabili e confermati) per Regione e P.A. e per mese di insorgenza sintomi, segnalati al sistema di sorveglianza dal 1 gennaio al 31 marzo 2019. Nella tabella sono riportati inoltre le percentuali dei casi confermati in laboratorio sul totale e l’incidenza per 1.000.000 di abitanti, nazionale e per Regione, nel periodo considerato.

Tabella 1 – Numero dei casi di morbillo per Regione e P.A. e per mese di insorgenza sintomi.

L’incidenza nazionale di casi di morbillo segnalati nei primi tre mesi del 2019 è stata di di 36,8 casi per milioni di abitanti.

Diciotto Regioni hanno segnalato casi, ma oltre la metà dei casi si è verificata in due Regione che hanno riportato le incidenze più elevate: Lombardia (n= 162; incidenza 64,6/1.000.000) e Lazio (n=138; incidenza 93,6/1.000.000 abitanti).

Complessivamente l’86,5% dei casi (n=482) è stato confermato in laboratorio, il 5,2% (n=29) è stato classificato come caso probabile (criteri clinici ed epidemiologici soddisfatti, caso non testato in laboratorio) e l’8,3% (n=46) come caso possibile (criteri soddisfatti, nessun collegamento epidemiologico, non testato in laboratorio).

La Figura 1 mostra i casi di morbillo segnalati in Italia per mese di insorgenza dei sintomi, a partire da gennaio 2013, anno in cui è stata istituita la sorveglianza integrata morbillo-rosolia, fino a marzo 2019.

Figura 1 – Casi di morbillo per mese di insorgenza dei sintomi. Italia: gennaio 2013 – marzo 2019

Dall’inizio del 2013 sono stati segnalati 13.722 casi di morbillo di cui 2.270 nel 2013, 1.965 nel 2014, 256 nel 2015, 861 nel 2017, 2.684 nel 2018 e 557 nel 2019.

La Figura 1 mostra un andamento ciclico dell’infezione con picchi epidemici (oltre 300 casi) nei mesi di giugno 2013 e gennaio 2014, una diminuzione del numero di casi segnalati nel 2015 (range 11-45 casi). Una lieve ripresa si è avuta nel 2016, e un nuovo picco di 973 casi a marzo 2017. Dopo una progressiva diminuzione dei casi, a gennaio 2018 si è verificata una nuova ripresa della trasmissione che ha raggiunto il picco ad aprile 2018 con 496 casi, per poi diminuire progressivamente fino a raggiungere 56 casi nel mese di settembre 2018. Il numero di casi è rimasto pressoché stabile nei mesi successivi fino a dicembre 2018 (range 56 – 82 casi). Nel mese di gennaio 2019 il numero di casi segnalati è raddoppiato rispetto al mese precedente. Un ulteriore aumento è stato registrato nel mese di marzo 2019.

Nel periodo di gennaio 2013 – marzo 2019, il 72,7% dei casi segnalati è stato confermato in laboratorio, il 13.6% è stato classificato come caso probabile (criteri clinici ed epidemiologici soddisfatti, caso non testato in laboratorio) e il 13,7% come possibile (criteri clinico soddisfatti, nessun collegamento epidemiologico, non testato in laboratorio).

Tabella 2 – Tasso di casi scartati di morbillo.Italia 2013-2018

La Tabella 2 riporta il tasso di scarti di morbillo, per anno dal 2013 al 2018. Il tasso di casi scartati è uno degli indicatori standard per misurare la performance dei sistemi di sorveglianza del morbillo e della rosolia e viene calcolata annualmente . Si tratta del tasso di casi sospetti indagati e scartati, attraverso esami di laboratorio e/o perchè hanno un collegamento epidemiologico con un caso confermato di altra malattia. L’obiettivo dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) per 100.000 abitanti.

Rosolia, che cos’è, quando e con quali sintomi si manifesta?

La rosolia è una malattia infettiva causata da un virus del genere Rubivirus, della famiglia dei Togaviridae.

È una malattia molto contagiosa che colpisce spesso i bambini tra 1 e 3 anni. La malattia si trasmette tra persona a persona. I malati vengono isolati nel periodo di contagio.

Il rosolia è diffusa in tutto il mondo. È una delle più frequenti febbri eruttive, sebbene sia molto meno comune da quando è in uso la vaccinazione con richiamo.

Nei Paesi a clima temperato, colpisce i bambini verso la fine dell’inverno e a primavera.

In Italia la malattia deve essere obbligatoriamente notificata alle autorità sanitarie.

La rosolia si diffonde tramite le goccioline respiratorie diffuse nell’aria dal malato o il contatto diretto con le secrezioni nasofaringee. La malattia, che ha una incubazione di 2-3 settimane prima della comparsa dei sintomi, è contagiosa nella settimana che precede l’apparizione dell’eruzione cutanea e per i 4 giorni successivi. Diversa è la questione, se si è in presenza di un neonato colpito da infezione durante la gravidanza, e quindi affetto da sindrome congenita. In questo caso, infatti, il virus viene messo in circolazione per lunghi periodi di tempo, non per i 7-10 giorni caratteristici della malattia acquisita dopo la nascita. Il periodo di contagio quindi può durare anche mesi o addirittura più di un anno, con una potenzialità infettiva molto elevata che richiede l’isolamento, sia durante il ricovero nella nursery che al ritorno a casa.

I sintomi più comuni della rosolia sono lievi ed evidenti per un periodo di 5-10 giorni, anche se in un alto numero di casi (dal 20 al 50%, secondo dati dei Cdc americani) possono non manifestarsi affatto. Nell’adulto, durante i primi cinque giorni di decorso, i sintomi principali possono includere:

  • eruzione cutanea consistente in piccole macchie rosa che compaiono prima dietro le orecchie, poi sulla fronte e su tutto il corpo e durano 2-3 giorni;
  • febbre lieve e mal di testa;
  • leggeri gonfiori dei linfonodi alla base della nuca, sul retro del collo e dietro le orecchie;
  • dolori articolari;
  • diminuzione del numero di globuli bianchi nel sangue;
  • occhi arrossati e lacrimosi.

Raramente la malattia comporta complicazioni anche se, come per le altre malattie infantili, il rischio di encefaliti è più alto se il paziente è un adulto.

La diagnosi viene effettuata ricercando anticorpi specifici del virus nel siero tramite analisi del sangue.

Rosolia in Italia: risultati nazionali e regionali, 1 gennaio 2013 – 31 marzo 2019.

Figura 3 – Casi di Rosolia per mese di insorgenza dei sintomi. Italia, gennaio 2013 – marzo 2019.

Dall’inizio del 2013 sono stati segnalati 247 casi di rosolia (possibile, probabili e confermati) di cui 65 nel 2013, 26 nel 2014, 27 nel 2015, 30 nel 2016, 68 nel 2017, 21 nel 2018 e 10 nel 2019.

Il 28,7% circa dei casi è stato confermato in laboratorio. La Figura 3 mostra la distribuzione dei casi segnalati per mese di insorgenza dell’esantema.

Tabella 3 – Tasso di casi scartati rosolia. Italia 2013 – 2018.

Conclusioni dello studio

Lo studio condotto dall’Istituto Superiore di Sanità, dal Reparto di Epidemiologia, Biostatistica e Modelli Matematici del Dipartimento Malattie Infettive, è stato effettuato per aggiornare le banche dati di epidemiologia. Da sottolineare inoltre come venga sottolineato l’importanza della vaccinazione in queste due patologie virali come strumento di prevenzione.

Fonti:

Informazioni su Emanuele Pio Napolitano 6 Articoli
Laureato in Scienze Biologiche,  fin dai tempi dell’università sono stato appassionato di microbiologia, epidemiologia e nella ricerca di articoli scientifici.

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