La correlazione tra microbiota e autismo

Autismo: di cosa stiamo parlando?

I disturbi dello spettro autistico sono un insieme piuttosto eterogeneo di condizioni del neurosviluppo che implicano difficoltà nella comunicazione e nell’interazione sociale e la presenza di comportamenti e interessi ristretti e ripetitivi, oltre a – nella maggior parte dei casi ma non in tutti – ritardo mentale. Questo tema è stato già trattato all’interno del nostro blog e per un’approfondimento maggiore potete leggere l’articolo seguente:

Questo genere di disturbo sta vivendo una nuova era di consapevolezza da parte della popolazione, sia perché nel tempo sono migliorati gli strumenti diagnostici (e sono quindi aumentate le diagnosi), sia perché ormai vi sono famosi “testimonial” come il personaggio di Sheldon Cooper, protagonista di The Big Bang Theory, e Greta Thurnberg, attivista in merito alle tematiche ambientali, che ne sono affetti.

Data la popolarità del disturbo, anche la ricerca ha iniziato da tempo a muoversi nel cercare le cause e le possibili soluzioni e si è scoperto che il microbiota intestinale ha diverse correlazioni sia con lo sviluppo dell’autismo sia con la comparsa di particolari sintomi associati.

Sintomatologia associata

I pazienti affetti da disturbi dello spettro autistico, a volte, soffrono anche di svariati problemi gastrointestinali. Nello specifico questi soggetti possono presentare stipsi, diarrea, gonfiore, costipazione, sensibilità ad alcuni alimenti e un’alterazione della permeabilità della barriera intestinale. Tutto questo è dovuto anche alla particolare selettività alimentare che questi pazienti adottano e che ha delle conseguenze sulla composizione del loro microbiota.

Non solo: i pazienti autistici che presentano comorbidità per disturbi gastrointestinali sembrano presentare anche un aumento di disturbi del sonno, irritabilità, pianti improvvisi e comportamenti aggressivi.

Lo studio di Destanic R. Rose

Uno studio che analizza come la compromissione della flora batterica intestinale possa aggravare questi sintomi è quello di Destanic R. Rose e colleghi, pubblicato su Brain, Behavior, and Immunity.

Lo studio è stato condotto su 103 bambini tra i 3 e i 12 anni suddivisi in 4 gruppi: autismo e disturbi gastro-intestinali (ASD-GI), solo autismo (ASD-NoGI), solo disturbi gastrointestinali (TD-GI) e sani (TD-NoGI). Per le analisi batteriche sono stati prelevati campioni fecali, per valutare la risposta immunitaria, invece, campioni ematici.

Principalmente è stato notato che il gruppo ASD-GI, rispetto a ASD-NoGI e TD-NoGI, presentava una riduzione di TGFβ1, invece dal confronto tra ASD-GI e ASD-NoGI, si poteva notare l’aumento della produzione di citochine. Sempre ASD-GI ha presentato una crescita di espressione di IL-1β e una maggiore espressione di IFNy.

Una volta valutati poi i comportamenti dei piccoli pazienti con la scala ABC (autism behavior checklist) si è scoperto che a questi cambiamenti del microbiota si associavano maggiori irritabilità, agitazione, letargia, tendenze asociali e iperattività.

Tre cluster diversi con prevalenza di Bacteroides

Da notare anche che c’era una differenza tra le popolazioni batteriche presenti, che si potevano suddividere in 3 cluster: prevalenza Bacteroides, senza tendenza di specie e a prevalenza Prevotella. Curiosamente, al secondo cluster appartevano solo soggetti austici.

In conclusione possiamo dire che sembra esserci un coinvolgimento della disbiosi nella comorbidità tra autismo e disturbi gastrointestinali e che ci auguriamo che la ricerca che si sta conducendo sulla tipologia di alimentazione più adatta e all’uso di probiotici specifici per questo tipo di pazienti continui, per dare sempre più speranza ai pazienti e alle loro famiglie.

Sitografia:

Per approfondire:

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