Il colpo di grazia per fumatori incalliti

Le broncopneumopatie ostruttive

Conseguenze del fumo

L’immaginario collettivo associa il fumo di sigaretta ad un unico inevitabile esito: l’insorgenza di neoplasie polmonari. Questa associazione è del tutto veritiera ma non unica in senso di fatalità e pena; infatti tra le più note conseguenze del fumo, quali infarto del miocardio, ictus cerebrale e neoformazioni polmonari, emergono, silenti, le bronco-pneumopatie ostruttive (BPCO). Fin dagli anni ottanta la prevalenza di queste patologie è in costante crescita, sia nei Paesi sviluppati sia in quelli ancora in via di sviluppo, diventando ad oggi la terza causa di morte al mondo. La Global Initiative for Chronic Obstructive Lung Disease (GOLD) sostiene che la BPCO colpirà circa 210 milioni di persone entro il 2030. Non è ancora chiaro il meccanismo che relaziona il fumo di sigaretta all’insorgenza di questa patologia ma è certa l’attitudine al fumo degli individui che la contraggono: più del 90% dei pazienti diagnosticati.

Patofisiologia delle BPCO

Le BPCO consistono in un gruppo di disfunzioni polmonari collegate a reazioni infiammatorie delle vie aeree, degli alveoli, e dei vasi polmonari. Queste includono enfisema polmonare, bronchite cronica e le patologie delle piccole vie aeree.

L’enfisema consiste nella perdita di elasticità polmonare, causata dalla distruzione dei tessuti elastici e dall’ispessimento della parete bronchiale. Questo risulta in una perdita dell’attaccamento degli alveoli alle piccole vie aeree con conseguente limitazione degli scambi gassosi.

La bronchite cronica è caratterizzata da tosse persistente con espettorato che dura più di 3 mesi nell’arco di 2 anni; è associata all’infiammazione delle pareti bronchiali con aumento degli infiltrati infiammatori; presenta un’elevata secrezione di muco ed infine una variazione morfologica delle cellule epiteliali bronchiali, le quali, da ciliate diventano squamose e quindi inefficienti nella rimozione del muco.

Infine nelle patologie delle piccole vie aeree che comprendono tutte le modifiche atte alla perdita di elasticità del sistema respiratorio sono incluse distorsione, fibrosi, stenosi, iperplasia ed ipertrofia del muscolo liscio.

Eziopatogenesi delle BPCO

L’eziopatogenesi risiede nelle caratteristiche intrinseche del sistema respiratorio. Esso, infatti, rappresenta l’organo con la superficie più estesa a contatto con l’ambiente esterno e questo lo rende un varco principale per la maggior parte dei microorganismi. Tra questi, non Typeable Haemophilus Influenzae (Figura 1), rappresenta la principale causa d’infezioni durante BPCO. Questo batterio gram negativo in passato non ha richiamato l’attenzione dei clinici, in quanto facente parte del microbioma nasofaringeo, dove sembra comportarsi come un commensale. Resta ancora poco chiaro questo cambio di condotta nelle basse vie respiratorie.

Figura 1 – Non-typeable Haemophilus Influenzae, kindly adapted by www.hearingreview.com

Il sistema respiratorio è anche un varco per sostanze tossiche, che spesso introduciamo consapevolmente. Il fumo di sigaretta, ad esempio, che è in grado di apportare profonde modifiche al sistema di regolazione genica, è stato dimostrato interferire con il rimodellamento della cromatina del DNA e quindi con il processo di acetilazione/metilazione degli istoni inducendo l’aumentata espressione di proteine pro-infiammatorie NF-kB-dipendenti.

NTHi e fumo di sigaretta: attacco sinergico al sistema respiratorio

Quando presente nelle basse vie aeree NTHi danneggia la mucosa bronchiale e stimola l’extravasazione degli eosinofili nel lumen con conseguente secrezione di immunoglobuline E (IgE) – avvalorando l’ipotesi che correla l’ipersensibilità ai batteri colonizzanti con la BPCO.

Il fumo di sigaretta, d’altro canto, induce un’infiammazione cronica delle superfici mucosali alterando la risposta dell’ospite agli antigeni esogeni e compromettendo la funzionalità dell’immunità innata. Il fumo interviene anche sui sistemi di difesa meccanica, infatti, la ridotta motilità delle ciglia cellulari bronchiali impedisce la rimozione dei microrganismi inglobati dai muchi respiratori.

La sinergia che ne scaturisce permette a NTHi di agire indisturbato mentre i sistemi di difesa vengono compromessi dalle abitudini tabagiste di oltre il 20% della popolazione mondiale.

Terapia e prevenzione

Il trattamento raccomandato per la BPCO è antibiotico e può variare a seconda del Paese. Purtroppo però negli ultimi anni NTHi si è mostrato sotto forme antibiotico-resistenti, persino alle cefalosporine di terza generazione. Queste preoccupanti abilità sono legate ad una sostituzione amminoacidica nella proteina PBP3, una beta-lattamasi responsabile della catalisi di molti antibiotici. Tuttavia, alcuni studi hanno evidenziato l’efficienza di un’altra classe di antimicrobici, i macrolidi, che prevengono le frequenti esacerbazioni dei pazienti BPCO grazie alle proprietà antinfiammatorie.

Le problematiche cliniche delle BPCO hanno spinto la comunità scientifica ad investigare e realizzare un vaccino che controlli la colonizzazione di NTHi. Ad oggi sono state identificate due componenti di superficie con caratteristiche immunogeniche, bassa variabilità ed elevata conservazione tra le specie: la proteina di fusione “Protein E – PilA” e “Protein D”, attualmente in fase di sperimentazione clinica IIB da parte di GlaxoSmithKline (GSK). In particolare al vaccino è stata ulteriormente aggiunta la proteina “UspA” da Moraxella catarrhalis così da dirigere la risposta immunitaria verso quest’ulteriore causa di BPCO.

Il comportamento dei microbi alla base delle BPCO non è attualmente prevenibile ma una solerte forza di volontà rappresenta il vaccino più efficace contro il tabagismo cronico.

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