Xylella fastidiosa e il Complesso del disseccamento rapido dell’olivo

La Xylella fastidiosa è un batterio della classe Gammaproteobacteria noto per essere particolarmente dannoso per le coltivazioni agricole,  è stata a lungo conosciuta esclusivamente come agente della ben nota e devastante malattia di Pierce (PD) della vite (le prime viti ammalate sono state osservate negli anni ’80 del 1800, nella zona di Anaheim, Contea di Orange, in California).

X. fastidiosa è trasmesso da insetti della famiglia delle Aphrophoridae (altrimenti dette sputacchine) che si nutrono della linfa grezza trasportata nello xilema. Si tratta d’insetti ampiamente diffusi in Europa, e non deve sorprendere che la diffusione dell’infezione in Puglia sia stata causata proprio da insetti di questa famiglia. Inoltre, bisogna considerare l’elevata capacità d’adattamento del batterio: sono ancora in corso studi per identificare nuovi vettori, che possono essere più o meno efficienti a seconda della sottospecie del batterio o della specie delle piante ospiti. Ci troviamo di fronte a un batterio che può diffondersi con molta facilità e che in alcune zone del mondo, soprattutto nelle Americhe, è endemico (Fig.1).

 

Fig.1: I diversi colori indicano le quattro diverse sottospecie di X. fastidiosa: blu = X. fastidiosa subsp. fastidiosa; verde = X. fastidiosa subsp. multiplex; rosso = X. fastidiosa subsp. pauca; giallo = X. fastidiosa subsp. sandyi; fucsia = X. fastidiosa subsp. non identificata.

Xylella fastidiosa colonizza lo xilema delle piante ospiti e il suo sviluppo nella pianta sembra condizionato dalla temperatura: valori compresi fra 25 e 32°, le temperature più idonee per la moltiplicazione del batterio, sarebbero favorevoli ad uno sviluppo epidemico della malattia; al contrario, temperature al di sotto di 12-17°C e superiori a 34°C potrebbero influire negativamente sulla sopravvivenza del batterio nelle piante ospiti. La sensibilità di Xylella fastidiosa alle basse temperature invernali spiega in parte la sua distribuzione geografica che appare limitata alle aree tropicali e subtropicali.

Il caso italiano, è scoppiato nel 2013 ed è associato a una rapida morte per disseccamento d’ulivi, oleandri e mandorli. Di seguito una mappa del contagio in Puglia del 2014 (Fig.2)

 

Fig 2: Mappa del contagio in Puglia nel 2014

In seguito alle indagini svolte dal Servizio Fitosanitario della Puglia con il supporto dell’Università degli Studi di Bari e del CNR, nell’area colpita sono stati individuati diversi agenti parassitari che associati costituiscono il cosiddetto “Complesso del disseccamento rapido dell’olivo” essi sono: il batterio fitopatogeno da quarantena Xylella fastidiosa,; il lepidottero Zeuzera pyrina o Rodilegno giallo ed alcuni miceti lignicoli vascolari (Phaeoacremonium parasiticum, P. rubrigenun, P. aleophilum, P. alvesii e Phaemoniella spp.) noti per causare disseccamenti di parti legnose di piante arboree e di vite. Con il termine rapido si intende la velocità con cui la malattia si è propagata, infatti nel giro di pochi mesi si è diffusa in un’area di oltre 8.000 ettari in 6 differenti focolai (in realtà la malattia avrebbe cominciato a manifestarsi nel 2011). Più in generale, i sintomi osservabili (quando manifestati) sono disseccamento di parti più o meno estese delle fronde, macchie scure sulle foglie o la morte. Tutto dipende dalle risposte fisiologiche della pianta ospite allo stress per mancanza d’acqua.

Nell’estate del 2013 sono stati segnalati in alcuni oliveti pugliesi diversi casi di disseccamento di piante di olivo coltivate in una zona a sud di Gallipoli nella Provincia di Lecce.
Le piante colpite presentavano la seguente sintomatologia:

  • foglie parzialmente disseccate nella parte apicale e/o marginale (Fig. 3)
  • disseccamenti estesi della chioma che interessavano rami isolati, intere branche e/o l’intera pianta; (Fig. 4)
  • imbrunimenti interni del legno a diversi livelli dei rami più giovani, delle branche e del fusto (Fig.5);

 

Fig 3: foglie parzialmente disseccate nella parte apicale e/o marginale

Fig 4: Complesso del disseccamento rapido dell’olivo su pianta

 

 

Fig 5: imbrunimenti interni del legno

Xylella fastidiosa è un batterio incluso nella lista degli organismi nocivi di quarantena dell’Unione europea (allegato I AI della Direttiva del Consiglio 2000/29/CE) che è stato riscontrato per la prima volta sul territorio comunitario. Considerato il rischio della sua diffusione a causa della sua pericolosità nei confronti di numerose specie vegetali coltivate e spontanee, questo ha innescato una serie di azioni comunitarie, nazionali e regionali atte ad eradicare il focolaio pugliese e a contenerne la diffusione sul
territorio nazionale. Inoltre, è un grave rischio non solo per la Puglia, ma per l’intero Paese e per l’Europa. La facilità con cui l’infezione si diffonde è tale che il problema non può esser sottovalutato. E, quanto più si ritarderanno le misure d’emergenza, tanto più sarà alto il rischio di una diffusione del batterio nelle zone circostanti, soprattutto tra specie selvatiche, difficili da monitorare. L’Unione europea, con la Direttiva 2000/29/EC, ha definito X. fastidiosa come un batterio che in nessun modo bisogna introdurre nei confini dell’UE, riconoscendo i rischi della sua diffusione, la difficoltà nel debellamento dell’infezione, e la possibilità per gli Stati membri di prendere misure di prevenzione.

Esistono metodi per rallentare la diffusione di X. fastidiosa ma ciò accade solo in specifiche condizioni e concentrando gli sforzi su pochi individui e al principio dell’infezione. La letteratura scientifica offre pochi esempi in tal senso. L’uso massiccio e su larga scala d’antibiotici è invece sconsigliato, per evitare che il batterio sviluppi una maggiore resistenza agli antibiotici; ma sarebbe comunque inefficace. Secondo l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA), «No treatment is currently available to cure diseased plants in the field and, most often, plants that are contaminated remain infected throughout their life or collapse quickly». Non esiste alcun trattamento per curare le piante infette. L’unica soluzione è l’isolamento del batterio tramite sradicamento delle piante ospiti, «removing all infected plants, including crops, unmanaged plants and ornamentals», e la creazione di un cordone di sicurezza. Fatto ciò, occorreranno comunque molti anni per scongiurare il pericolo di ricadute, poiché X. fastidiosa potrebbe sopravvivere in piante che non manifestano alcun sintomo, o su insetti vettori che si rifugiano su piante che generalmente non sono riconosciute come vulnerabili al batterio, o addirittura potrebbe essere trasmessa da insetti trasportati da veicoli provenienti dalle zone infestate. Un altro tentativo di cura è stato fatto potando radicalmente le piante infette, per rimuoverne tutte le parti morte o morenti e far nascere nuovi rami dalla base, ma «this has not been shown to cure the plants and prevent them from dying». Pare che il batterio potrebbe ridursi drasticamente in caso d’inverni rigidi, ma la cosa è incerta, ed è anche improbabile che in Puglia vi sia un inverno tanto rigido. Come sempre, è la prevenzione la vera cura, con la coltura delle piante in ambienti sicuri e controllati.

 

Luana Bignozzi

 

Sitografia:

http://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1111/epp.12327/full

http://www.agricoltura.regione.lazio.it/binary/prtl_sfr/tbl_introduzione/DIRETTIVA_2000_29.pdf

http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=OJ:L:2000:169:0001:0112:EN:PDF

http://www.efsa.europa.eu/it/topics/topic/xylella-fastidiosa

 

 

Commenta per primo

Rispondi