La biodiversità del microbiota intestinale nel neonato, ecco le ultime scoperte

Per la vigilia di Natale non si può che parlare di “nascite”. Ebbene, un argomento delicato come le creature che vengono al mondo, per questo è importante prestare attenzione ad alcuni dati ottenuti dalle ultime ricerche degli studiosi della University of Alberta, Edmonton (Canada). I ricercatori hanno raccolto i campioni fecali dei nascituri a partire dai 3 mesi fino all’anno di età e li hanno successivamente analizzati attraverso la classificazione OTUs e la Tecnica d’analisi SAM potendo quindi verificare il cambiamento del microbiota nel tempo e nella quantità.

I bambini selezionati per lo studio sono stati suddivisi in sette sottogruppi in base alla tipologia di parto effettuato, cioè se naturale o cesareo; in base alla nutrizione fin dai primi momenti di vita, cioè se allattati naturalmente al seno o utilizzando latte artificiale, e in base alla somministrazione di antibiotici durante il periodo di gestazione o nei primi tre mesi di vita.

 

É già noto che il microbiota intestinale si caratterizzi subito dopo la nascita al passaggio del nascituro lungo il canale uterino e che successivamente aumenta il numero di Bifidobacteria e di batteri dei generi Firmicutes e Bacteroidetes e diminuendo quelli del genere Enterobacteria.

Bifidobacterium breve

Dopo questo studio canadese è stato possibile correlare anche la modalità del parto, il tipo di alimentazione e la somministrazione di farmaci antibiotici al grado di maturazione del microbiota intestinale dei neonati entro il primo anno di vita. Un eventuale mancato sviluppo di microbiota in questo periodo di vita può anche essere correlato ad un aumento dello sviluppo di disturbi metabolici e immunitari come le intolleranze, le allergie alimentari e l’obesità infantile.

Nonostante lo studio riesca ad aiutare la ricerca nell’ambito dei disturbi neonati, è importante sottolineare che si tratta di una ricerca limitata ad una stretta area geografica e ad un numero ristretto di campioni per cui bisogna ancora approfondire l’argomento per ottenere maggiore chiarezza a riguardo. Nel frattempo, moltissimi neo-genitori sono costretti ad utilizzare il latte in formula e molte donne sono sottoposte al parto cesareo anche d’urgenza per cui bisogna interpretare lo studio come un passo avanti nella ricerca scientifica senza indurre allarmismi sulle attuali scelte da parte dei medici e dei genitori.

 

Alice Marcantonio

Fonte: https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC5622971/ 

Commenta per primo

Rispondi