I segreti della Rapamicina riportati alla luce

Lo sapete che la cura per la giovinezza potrebbe esistere davvero e che questa risiede dalle statue Moai dell’Isola di Pasqua? Sulla superficie terrestre tra le statue Moai è stato ritrovato un batterio che si crede possa aumentare la durata della vita e migliorare una serie di condizioni relative all’invecchiamento.

Si tratta esattamente del batterio Streptomyces hygroscopicus, rinominato rapamicina, e il suo sottoprodotto batterico ha dimostrato significanti capacità nel migliorare lo stile di vita e limitare alcune condizioni tipiche delle cellule in fase di invecchiamento.

Il batterio in questione è stato notato e studiato per la prima volta dal microbiologo Georges Nogrady, presso l’Università di Montreal nel 1964. Dalla scoperta si è subito passato allo studio e i ricercatori hanno effettuato vari test scientifici in una serie di organismi diversi. I test effettuati su mosche, topi, cani e anche gli esseri umani hanno mostrato risultati positivi. La ripamicina è un sottoprodotto batterico con potenti effetti antibiotici e immunosoppressori  in quanto capace di inibire la proteina chinasi mTOR nei mammiferi.

Uno dei risultati più affascinanti è quello risalente al 2009, quando i ricercatori hanno scoperto che la rapamicina iniettata nei topi adulti aumentava la loro durata di vita tra il 6-9%; questa scoperta ha dato il via ad una lunga serie di test che hanno coinvolto non solo gli animali ma anche l’uomo ottenendo, fin dall’inizio, risultati positivi. Quello che più sorprendeva era la capicità del batterio nel migliorare alcuni aspetti dell’invecchiamento, l’apprendimento e le funzioni cognitive degli esseri umani. Anche sui cani i primi risultati, ottenuti dopo poche settimane, hanno dimostrato che la funzionalità del cuore era migliorata.

Lo studio è stato condotto dal biologo Matt Kaeberlein e il suo collega, Daniel Promislow.  Gli esperti hanno sottolineato che ancora non è chiaro se gli inibitori di mTOR siano sicuri o che abbiano un effetto a lungo termine. Questa scoperta ha segnato l’inizio di una lunga serie di ricerche scientifiche che sono state condotte sul topo per verificare le capacità di inibizione nello sviluppo dell’Alzheimer.

Ancora una volta la scienza ha trovato nella natura ciò di cui ha bisogno per migliorare la vita dell’uomo ed ottenere nuove cure.

 

Alice Marcantonio

Fonte: c&en chemical & engineering news, Volume 94 Issue 29 | pp. 26-30 Issue Date: July 18, 2016

 

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