L’infiammazione è alla base della gravidanza

La gravidanza è la condizione fisiologica con cui si designa la condizione della donna e, più in generale, delle femmine di mammifero, nel lasso di tempo che va dal concepimento al parto.
In questo periodo, generalmente della durata di 270 giorni, vi è lo sviluppo del feto e, in particolare, del suo cervello.

Tra i mammiferi, la classe dei mammiferi placentati (di cui fanno parte esseri umani, cani e circa 4000 altre specie) si caratterizza per la capacità di nutrire il feto all’interno del corpo per lunghi periodi, grazie proprio alla presenza della placenta, da cui prendono il nome.

Come i mammiferi placentati abbiano acquisito questa capacità è stata una domanda che si sono posti i biologi evoluzionisti. Le loro ricerche li hanno portati ad ipotizzare che gli antichi mammiferi deponessero le uova, come ancora oggi fanno gli ornitorinchi (mammiferi monotremi). Una prima evoluzione di questo si può osservare nei marsupiali (come opossum e canguri) i cui feti sono contenuti, pur all’interno del corpo materno, all’interno di uova dotate di guscio. Prima di essere espulsi in maniera definitiva dal corpo della madre, vi è, quindi, la schiusa. Ciò che ha catturato l’attenzione di un gruppo di biologi evoluzionisti della Yale University di New Haven (Connecticut) è stata l’attivazione del sistema immunitario materno, causata proprio dalla schiusa. Uno studio condotto sugli opossum (Figura 1) ha, infatti, dimostrato che vi sono una serie di geni codificanti per proteine infiammatorie che si attivano nel momento in cui il feto lascia l’uovo e si aggrappa alla parete uterina.

Figura 1: Femmina di opossum con cuccioli

Osservando poi il modo in cui l’embrione si impianta nell’utero, questi hanno riscontrato l’attivazione di geni infiammatori anche nei mammiferi placentati. In questo caso però l’infiammazione rappresenta un vantaggio. Vediamo perché.

Nei mammiferi placentati l’embrione si impianta nell’utero andando a distruggere la parete uterina e ad invadere il tessuto sottostante. È questo che provoca l’attivazione delle proteine pro-infiammatorie, le stesse che si attivano durante infezioni e traumi. In questo caso l’infiammazione diretta contro l’embrione è addirittura necessaria al suo impianto. Si è, infatti, visto come donne che assumono farmaci antinfiammatori nei primi giorni della gravidanza vadano incontro ad un rischio di aborto maggiore, dovuto al fatto che l’embrione non riesce ad impiantarsi nell’utero. Al contrario, l’infiammazione favorisce l’impianto e la crescita dell’embrione (Figura 2) grazie ad alcuni particolari aspetti, come l’angiogenesi (formazione di nuovi vasi sanguigni) che permette all’embrione di ricevere ossigeno e nutrienti necessari alla vita.

Figura 2: Sviluppo fetale

I biologi evoluzionisti hanno poi osservato come i mammiferi placentati si siano evoluti per controllare la risposta infiammatoria durante tutta la gravidanza, preservando ciò che è utile al feto da ciò che potrebbe danneggiarlo. Questo è regolato da un aumento e/o dimunizione dell’espressione di alcuni geni pro-infiammatori a seconda della funzione positiva o negativa per la gravidanza.

Il gruppo di ricerca ha condotto i suoi studi su tre mammiferi placentati: il coniglio (Oryctolagus cuniculus), l’armadillo (Dasypus novemcinctus) e il tenrec (Echinops telfairi), un animale simile al riccio. Ciò che hanno scoperto è che, nei primi giorni della gravidanza, una proteina infiammatoria, l’interleuchina-17 (Figura 3), fosse inattiva, contrariamente a quanto riscontrato nell’opossum, dove raggiungeva livelli elevati.

Figura 3: Immagine 3D dell’interleuchina 17

L’interleuchina-17 è una proteina infiammatoria che ha funzione di richiamare i globuli bianchi nel sito di infezione, dove si avrà la fagocitosi degli agenti patogeni. Inoltre, sembra implicata nei fenomeni allergici. Probabilmente la produzione di questa proteina potrebbe essere nociva per il feto e, quindi, la sua produzione viene inattivata nel corso dell’infiammazione che porta all’impianto del feto nell’utero.

Nello stesso modo, i livelli di altre proteine pro-infiammatorie diminuiscono o aumentano, in maniera differenziale, durante i nove mesi di gravidanza, a secondo dell’azione che normalmente svolgono nell’infiammazione.

Questi risultati potrebbero essere importanti per aiutare i medici a ridurre gli aborti e a migliorare i tassi di impianto nelle donne che ricorrono alla fecondazione in vitro. Allo stesso tempo, però, alcuni stati infiammatori sono fra le principali cause di aborto spontaneo e parto prematuro nel secondo e terzo trimestre.

Servono, quindi, ulteriori studi in questo ambito per poter ottenere una soluzione efficace a questi problemi.

 

Emanuela Pasculli

Fonte:

Le Scienze

Laureanda in Biotecnologie Mediche e Farmaceutiche in quel di Bari.
Sono una ragazza molto curiosa e mi piace osservare ciò che mi circonda e trovare una risposta alle mie tremila domande.
Grazie a questo blog ho unito due passioni: la microbiologia e la scrittura e spero che questo sia solo il punto di partenza.

Informazioni su Emanuela Pasculli 42 Articoli
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