Beijerinck: 120 anni dalla scoperta dei virus

Martinus Beijerinck (1851 – 1931) è stato un microbiologo e botanico Olandese. Come tutti i “pezzi grossi” della scienza, anche lui si distingueva a modo suo. Forse un po’ burbero e solitario, ma di grandissima cultura scientifica, il suo desiderio di scoperta lo spingeva a dedicarsi a diversi argomenti, per lasciarli poi definire ad altri una volta fatte delle scoperte importanti.

Figura 1 – Beijerinck nel suo laboratorio

Nel 1898, studiando la malattia del mosaico del tabacco, Beijerinck notò (come già altri in quegli anni) che l’agente causativo di quella patologia vegetale non poteva essere trattenuto da un filtro per microrganismi. A differenza degli altri studiosi, però, non si accontentò di liquidare la faccenda convincendosi che doveva essere per forza un batterio molto piccolo, ma continuò a sperimentare. Quello che osservò fu che questo agente poteva essere fatto precipitare con una soluzione di alcool (cosa alquanto insolita per un microrganismo) e che, se estratto da piante con questa patologia riusciva a diffondere in un terreno solido. Infine, notò che il patogeno non riusciva a moltiplicarsi in assenza di cellule vive e sembrava riprodursi soltanto nelle regioni della pianta che si moltiplicavano molto velocemente.

Beijerinck ipotizzò allora qualcosa di visionario per l’epoca, ovvero che il patogeno fosse una sorta di “agente infettivo fluido” (contagium vivum fluidum, come egli stesso lo definì), non cellulare e non in grado di replicarsi in maniera autonoma, ma soltanto utilizzando il macchinario replicativo della cellula ospite. Fu la prima volta che un agente infettivo del genere venne descritto e riconosciuto per quello che veramente era: un virus!

Figura 2 – Virus del mosaico del tabacco al microscopio elettronico

Ma i virus possono essere considerati esseri viventi o no? Beh tutto dipende innanzitutto dalla definizione che diamo di vita. I virus infatti sono costituiti essenzialmente da un involucro proteico (capside), del materiale genetico e nient’altro. Possono riprodursi, ma solo sfruttando le risorse di una cellula. Non accrescono le loro dimensioni, ma possono evolversi acquisendo mutazioni nel DNA o RNA che possiedono. Si potrebbe dunque dibattere a lungo, sicuramente la definizione di vita può risultare abbastanza elusiva in certi casi e la complessità biologica ci suggerisce se non altro che ci può essere tutto uno spettro tra ciò che è sicuramente vivente e ciò che non lo è.

Al di là di queste riflessioni, ritornando al nostro signor Beijerinck, altri contributi scientifici degni di nota che ha portato nel campo della microbiologia sono stati:

– La messa a punto di terreni arricchiti per la crescita e isolamento di microrganismi (tecnica simultaneamente indagata da Winogradsky);

– La descrizione di nuove specie batteriche tra le quali gli Aerobacter, o batteri tra cui Acinetobacter baumannii (da lui chiamato Micrococcus calcoaceticus nel 1911);

– Gli studi (anche qui, con molti meriti condivisi con Winogradsky) sul ruolo dei microrganismi nel riciclo della materia organica.

Curiosi di vedere alcuni suoi manoscritti originali?! L’università di Toronto mette a disposizione questa raccolta di suoi lavori: https://archive.org/details/verzameldegeschr00beijuoft

 

Roberto Amadio

 

Bibliografia ed approfondimenti:

Beijerinck, Martinus Willem.” Complete Dictionary of Scientific Biography. . Encyclopedia.com. 14 Apr. 2018 <http://www.encyclopedia.com>.

Credits foto:

en.academic.ru; sdb.im.ac.cn; en.wikipedia.org

Laureato in biologia, specializzando in Genomica Funzionale presso l’università di Trieste. Musicista (strimpellatore), animatore per bambini e ragazzi (ci provo), curioso e appassionato di divulgazione scientifica. Umorismo anomalo (dicono), adoro le escursioni in montagna e i tramonti sul mare.

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