Sanificazione con probiotici: maggiore sicurezza negli ospedali

Lo scorso 12 Aprile è stato presentato al Ministero della Salute uno studio condotto dall’Università di Ferrara, icon lo scopo di prevenire il fenomeno dell’antibiotico resistenza negli ospedali.

Durante un ricovero in ospedale, circa il 15% dei pazienti incorre in infezioni nosocomiali (ICA). Le superfici ospedaliere rappresentano infatti un ambiente ideale per le contaminazioni crociate, rappresentando un effettivo rischio per il degente.

Il nuovo sistema di sanificazione, denominato SAN-ICA, ha coinvolto 5 Università Italiane ((Università di Ferrara, Università di Udine, Università di Pavia, Università Bocconi di Milano e l’Università di Messina) e 7 Ospedali Italiani (Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli – Roma, Ospedale di Santa Maria del Prato-Feltre BL, Ospedale Sant’Antonio Abate -Tolmezzo UD, Istituto di Cura Città di Pavia e Istituto Clinico Beato Matteo di Vigevano PV, Azienda ospedaliera Universitaria Ospedali Riuniti-Foggia, Policlinico Universitario G. Martino-Messina), e si basa sulla Legge di Gause (1934).

Tale Legge sfrutta il “principio della competizione biologica“, tramite l’utilizzo di batteri probiotici, in particolare Bacillus subtilis, Bacillus megaterium e Bacillus pumilus, che sono in grado di contrastare la proliferazione di altri microrganismi potenzialmente pericolosi.

Dopo la sanificazione dell’ambiente con le forme vegetative e sporigene dei probiotici, la carica dei batteri patogeni risulta infatti diminuita. Inoltre, si è verificata una “biostabilizzazione” di un microrganismo rispetto all’altro, evidenziando un risultato più duraturo rispetto a quello ottenuto da disinfettanti chimici, poichè il ciclo di sporulazione è continuo.

Le classiche procedure di sanificazione non esercitano un’azione battericida contro una sola specie, ma eliminano tutti i microrganismi indistintamente. Un singolo patogeno a contatto con la superficie sanificata, avrà a disposizione sufficiente materia organica (che viene lasciata dal disinfettante) per potersi replicare 8 milioni di volte in 8 ore. I probiotici invece, alimentandosi delle sostanze nutritive presenti sulle stesse superfici, entrano in competizione con i batteri patogeni presenti nell’ambiente.

Attraverso il Quorum Sensing (QS), B. subtilis può “decidere” di intraprendere due processi differenti: la competenza o la sporulazione. In caso di alta densità cellulare, esso segue la via della competenza, producendo i peptidi ComX (fattori di competenza), che, giunti ad un livello soglia, determinano l’attivazione dei geni necessari per la competenza. In assenza di sostanze nutritive, il probiotico sceglie di produrre le spore. La miscela di Bacillus spp. può impedire la formazione di biofilm da parte di batteri dannosi, bloccando il loro QS.

Le ricerche sono state condotte sia in vitro che in camp, ottenendo svariati dati sul sistema di sanificazione PCHS (Probiotic Cleaning Hygien System), nei confronti di Staphylococcus aureus (MRSA), Pseudomonas spp., coliformi (compreso Escherichia coli), Candida albicans e Acinetobacter spp..

In vitro sono stati esaminati 3 prodotti a base di probiotici (PIP), uno per i servizi igienici, per pavimenti e l’ultimo per gli arredi, con un disinfettante chimico per il controllo positivo. Dopo un’ora dall’applicazione del PIP, si è evidenziato un abbattimento della carica patogena, di 7 log (fig. A).

Fig. A – Riduzione in vitro della carica di Staphylococcus aureus

Ottimi risultati sono stati osservati anche in campo, su piastre Rodac (piastre per il monitoraggio ambientale), utilizzate tutte su superfici inquinate, tranne una come prova in bianco. I campionamenti sono stati svolti in ospedali di costruzione non recente, privi quindi d’impianti di fitrazione e ventilazione meccanica dell’aria, e in orari differenti, per prendere in considerazione più casi critici di contaminazione. Dividendo il test in 3 tempistiche diverse, si è giunti ad un abbattimento dell’80% dei patogeni (Fig.B). A riconferma, l’uso di disinfettanti chimici ha permesso in sole 7 ore un aumento della carica batterica, rispetto all’azione dei PIP che ha contenuto la crescita dei patogeni nelle 24 ore.

Figura B – Riduzione percentuale dei potenziali patogeni ottenuta con il protocollo probiotico rispetto al protocollo con disinfettanti chimici.

Negli ospedali della provincia di Ferrara, in cui si sono svolti gli esperimenti, su 90.000 pazienti non è mai stata rilevata un’infezione da B. subtilis, B. megaterium e B. pumilus, dando quindi un’ulteriore speranza per un’evoluzione in campo clinico, ma soprattutto una maggiore sicurezza e sollievo per chi affronta  percorsi già difficili di degenza.

Veronica Nerino

Fonte:

– Il sistema di sanificazione PCHS Probiotic Cleaning Hygien System: risultati delle indagini sperimentali in vitro ed in campo.

-Disinfettare le superfici ospedaliere con i probiotici per prevenire l’antibiotico resitenza – quotidianosanità.it

Biologa. Coordina la sezione di microbiologia in ambito alimentare e ambientale di un laboratorio accreditato. Ha comprovata esperienza in tecniche analitiche per la ricerca di indicatori di igiene di processo e sicurezza alimentare, in continuo aggiornamento in campo microbiologico.

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