Contro le malattie della pelle una nuova tecnica di ingegneria genetica

Laboratory equipment and science experiments

 

Recentemente è stato pubblicato uno studio sulla rivista Journal of Allergy and Clinical Immunology il quale ha dimostrato che, fin dalla primissima infanzia, la colonizzazione della cute da parte di ceppi commensali di Staphylococcus potrebbe ridurre il rischio di dermatite atopica. Il medesimo studio condotto nei topi ha rivelato che a livello cutaneo la tolleranza antigene-specifica nei confronti di microrganismi commensali sembra dipendere da una loro colonizzazione della pelle durante il periodo neonatale.

Risultati immagini per dermatite atopica

Gli esperti intendono trovare nuovi rimedi per combattere le malattie della pelle e si impegnano a valutare se la colonizzazione di ceppi commensali di Staphylococcus sia in grado di modulare l’immunità a livello della cute e a chiarire se e come la composizione del microbioma cutaneo possa effettivamente influenzare lo sviluppo della dermatite atopica.

Di ulteriore interesse è uno studio condotto dall’azienda Azitra, studio che mira a risolvere alcune delle patologie dermatologiche approcciandosi al microbiota cutaneo. A presentare il progetto è stato Travis Whitfill, Chief Scientific Officer di Azitra Inc.

Azitra è un’azienda che si occupa di studi proclitici, questa intende ingegnerizzare i batteri cutanei per trattare alcune patologie dermatologiche. Si tratta di specie batteriche benefiche in grado di produrre proteine umane direttamente sulla cute, l’idea è quindi quella di colonizzare la pelle con questi microbi in grado di produrre proteine a supporto del trattamento di malattie cutanee. Esistono diverse indicazioni che vanno dalla dermatite atopica, o eczema, a malattie più rare come la Sindrome di Netherton e altre.

Attualmente gli studi proseguono nel percorso regolativo in accordo con le direttive dettate dalla FDA (Food and Drug Administration) e si pensa che presto si potrà avere l’approvazione per il lancio del farmaco sperimentale e quindi iniziare i primi trial clinici entro la fine dell’anno. Sono già in corso alcuni studi i cui risultati clinici saranno pubblicati entro 12 mesi, nel frattempo i ricercatori si impegnano a non tralasciare alcuni dettagli importanti riguardanti le malattie dermatologiche tra cui il focalizzarsi sui ceppi più significanti prodotti dalla pelle durante lo scatenarsi di alcune patologie.

 

Alice Marcantonio

Fonte: https://doi.org/10.1016/j.jaci.2016.07.029

 

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