Sistema immunitario fetale e parto pretermine

Con il termine parto prematuro, o parto pretermine, si indica un parto che avviene tra la 20esima e la 37esima settimana di gestazione (considerando la durata media di una gravidanza normale che è intorno alla 40esima settimana).
Il parto prematuro è tra le prime cause al mondo di morte neonatale, e questo perché molti organi – tra cui cervello, polmoni e fegato – sono ancora in via di sviluppo nelle ultime settimane di gestazione (Figura 1).
Da ciò deriva che prima si nasce, maggiori saranno i rischi per la salute del nascituro.

Figura 1: Schema dello sviluppo fetale

Le cause di questa “complicanza”, abbastanza comune nelle gravidanze, non sono ancora del tutto chiare e nella maggior parte dei casi sono riconducibili a particolari situazioni che coinvolgono la madre, come stress, problemi di salute e/o infezioni, fumo e/o uso di droghe.

Uno studio, condotto presso l’Università della California, sita a San Francisco, ha, però, focalizzato l’attenzione sul feto, fino ad ora mai preso in considerazione poiché si considerava non ancora del tutto sviluppato.
Lo studio, pubblicato su Science Translational Medicine, afferma che il parto prematuro potrebbe essere collegato con un’attivazione precoce del sistema immunitario fetale, causata da un’infiammazione nell’organismo materno (evento comune nei parti pretermine). Da ciò deriva la produzione di anticorpi da parte dei linfociti B fetali che rilevano le cellule della placenta come estranee e attivano una difesa aggressiva che porta alle contrazioni dell’utero e al parto anticipato.

Questi risultati si sono ottenuti grazie ad una ricerca condotta sul sangue proveniente dal cordone ombelicale e sangue materno proveniente da 89 donne che avevano avuto una gravidanza normale e altre 70 con gravidanza pretermine.
Si è visto che nel sangue delle madri non vi era stata attivazione immunitaria, mentre nel sangue dei neonati pretermine sono state riscontrate due tipi di molecole infiammatorie e un numero maggiore di cellule materne nel cordone (che dovrebbe contenere cellule fetali).

A quanto pare, affinché la gravidanza arrivi al termine, i due sistemi immunitari devono tollerarsi a vicenda, proprio come dovrebbe avvenire in un trapianto per evitare il rigetto. Quando questo “accordo” si rompe il feto viene come rigettato.

Le cellule che si attivano in questo caso sono i linfociti T che producono due molecole infiammatorie: l’interferone gamma (IFNγ: Figura 2) e il fattore di necrosi tumorale alfa (TNFα: Figura 3), normalmente attivate nei processi di infiammazione in risposta ad agenti patogeni.
In laboratorio è stato dimostrato che queste due molecole possono anche provocare la contrazione dell’utero materno.

Figura 2: Struttura IFN-gamma
Figura 3: Struttura TFN-alfa

Questa ricerca rappresenta una svolta e ci spiega come sia importante giocare d’anticipo per evitare un parto prematuro.
Se fino ad oggi i farmaci che contrastano questa eventualità fanno solamente cessare le contrazioni dell’utero, si è visto come in realtà questa sia solo una conseguenza di una attivazione del sistema immunitario fetale che avviene già settimane prima.
Ecco perché è importante concentrarsi sul sistema immunitario fetale per prevenire il parto pretermine.

Emanuela Pasculli

Fonte: Focus

Laureanda in Biotecnologie Mediche e Farmaceutiche in quel di Bari.
Sono una ragazza molto curiosa e mi piace osservare ciò che mi circonda e trovare una risposta alle mie tremila domande.
Grazie a questo blog ho unito due passioni: la microbiologia e la scrittura e spero che questo sia solo il punto di partenza.

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Laureanda in Biotecnologie Mediche e Farmaceutiche in quel di Bari. Sono una ragazza molto curiosa e mi piace osservare ciò che mi circonda e trovare una risposta alle mie tremila domande. Grazie a questo blog ho unito due passioni: la microbiologia e la scrittura e spero che questo sia solo il punto di partenza.

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