L’apporto eccessivo di sale nella dieta altera il microbiota intestinale

È risaputo, ormai, che il sale è una delle cause di ipertensione arteriosa, ma, purtroppo, la sua azione dannosa non si limita solo a questo: un eccessivo apporto nella dieta è in grado di provocare anche un’alterazione dei microrganismi che popolano il microbiota intestinale, come dimostra lo studio pubblicato di recente su Nature.

Il sale, che gran problema!

Quando si soffre di ipertensione il medico o il nutrizionista consigliano di ridurre o di eliminare il sale dalla dieta, ma secondo lo studio pubblicato su Nature nel 2017 sembrerebbe necessario anche ridurlo per evitare disbiosi e patologie autoimmuni.

Il problema degli italiani, però, rimane sempre l’eccesso; infatti, se l’Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda l’uso di non più di due grammi di sodio al giorno, corrispondenti a 5 grammi di sale, il popolo italiano è abituato a consumarne circa 10 grammi al giorno. Non dobbiamo considerare solamente il sale che si aggiunge durante la preparazione delle pietanze, in quanto questo si trova “nascosto” in diversi alimenti che consumiamo abitualmente: pane, pasta, pizza, biscotti, cracker, acqua, carne, merendine e prodotti simili (Fig.1). Prima di capire cosa questo possa provocare a livello intestinale, vi invito a compilare un questionario ideato durante la campagna “Meno sale, più salute” della SINU (Società Italiana di Nutrizione Umana), cliccando qui, per scoprire quanto sale consumate al giorno.

Figura 1. Tabella delle fonti alimentari di sale nascosto

Sale e alterazione del microbiota intestinale

La dieta dei Paesi Occidentali, a causa del consumo spropositato di alimenti ricchi di sale, provoca non solo patologie infiammatorie intestinali, ma anche di tipo autoimmune, conseguentemente ad un’alterazione dei batteri che popolano il microbiota intestinale.

Lo studio, infatti, dimostra come un eccessivo consumo di sale possa ridurre determinate specie di batteri del microbiota, che causano un’attivazione dei linfociti Th17, coinvolti in patologie infiammatorie ed autoimmuni.

Durante lo studio un gruppo di roditori ha seguito una dieta ad alto apporto di sale, mentre l’altro gruppo ne ha seguita un’altra a normale apporto di sale. Si è registrata una riduzione della flora batterica intestinale nei soggetti che avevano consumato maggiori concentrazioni di sale. Il genere che ne aveva risentito maggiormente è stato il Lactobacillus, in particolar modo il Lactobacillus murinus, ma anche altri come Oscillibacter, Pseudoflavonifractor, Clostridium XIVa, Johnsonella e Rothia. A confermare questa ipotesi è stato l’incremento di questa specie in seguito al ritorno ad un regime alimentare adeguato con normale apporto di sale, ed altre prove sperimentali fatte proprio sul microbiota umano.

Figura 2. Lactobacillus murinus al microscopio

Nuove ipotesi di trattamento

Lactobacillus murinus sembra poter essere un nuovo trattamento terapeutico in caso di infiammazioni causate da un apporto eccessivo di sale nella dieta. Infatti, sempre lo stesso studio ha verificato la risposta di soggetti sottoposti ad un regime ad alto apporto di sale, ai quali veniva somministrato il batterio appartenente alla specie Lactobacillus. Nel gruppo che aveva assunto il probiotico, infatti, si è verificata una riduzione dei linfociti Th17, rispetto all’altro che non ne aveva fatto uso. Inoltre, probabilmente dall’attivazione di questo tipo di linfociti può derivare anche ipertensione arteriosa. Un probiotico di Lactobacillus murinus potrebbe essere quindi utile nel trattamento dell’ipertensione?

Ovviamente bisognerà valutare se si tratta di ipertensione correlata all’alimentazione ed all’apporto di sale e, qualora dovesse essere questo il caso, la somministrazione di un probiotico della specie Lactobacillus potrebbe contrastare l’alterazione del microbiota intestinale, prevenendo patologie infiammatorie ed autoimmuni. Si consiglia sempre, a prescindere dalle proprie condizioni di salute, una riduzione dell’apporto di sale nella dieta, privilegiando l’uso di spezie ed erbe aromatiche per insaporire i cibi, unendo il gusto alla prevenzione.

 

Rosanna Grosso

 

Fonti:

  • LARN (Livelli di Assunzione di Riferimento di Nutrienti ed energia per la popolazione italiana)
  • Wilk N et al. Salt-responsive gut commensal modulates TH17 axis and disease. Nature volume 551, pages 585–589 (30 November 2017)
  • INRAN, linee guida
  • Banca Dati di Composizione degli Alimenti per Studi Epidemiologici in Italia a cura di Gnagnarella P, Salvini S, Parpinel M.

Laureata in scienze della nutrizione magistrale, al momento studia per abilitarsi alla professione di biologo nutrizionista. Appassionata di biologia, microbiologia, fisiopatologia ed affascinata dallo studio del microbioma, primo punto sul quale intervenire per la prevenzione di patologie metaboliche.

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