Influenza: verso un vaccino universale

Anche se siamo in piena estate, torniamo a parlare di influenza, una malattia infettiva acuta che tutti conosciamo, causata da virus della famiglia degli Ortomixoviridiae. È un nemico che ci siamo in parte lasciati alle spalle (per ora), ma che non tarderà a ripresentarsi puntuale il prossimo anno. Un gruppo di scienziati degli Stati Uniti ha progettato quest’inverno un vaccino in forma di spray nasale, che potrebbe rivoluzionare la lotta all’influenza stagionale.

Fig.1 Immagine al microscopio elettronico del virus dell’influenza A

Ma prima ripassiamo come funziona il vaccino attuale. Ogni anno vengono selezionati tre o quattro ceppi influenzali che, sulla base dei dati di sorveglianza esaminati dagli scienziati, potrebbero colpire duramente la popolazione. La formulazione del vaccino, quindi, cambia ogni anno e contiene solo un numero limitato di ceppi virali uccisi. Il sistema immunitario viene così istruito a riconoscere le molecole esposte sulla superficie di questi virus e i linfociti B producono anticorpi ceppo-specifici. Ma non è detto che il pronostico sia sempre azzeccato: l’organismo impara a difendersi solo contro determinati ceppi, ma rimane alla completa mercé degli altri o di virus mutati in una forma diversa che gli anticorpi non riconoscono più.

Il vaccino prodotto dagli scienziati dell’Università della California a Los Angeles contiene virus vivi attenuati, che inducono protezione senza causare la malattia. E’ un cambiamento non da poco: i virus vivi, infatti, innescano una risposta ancora più robusta, che scatena non solo gli anticorpi ma anche le cellule “soldato” del sistema immunitario, i linfociti T. Mentre gli anticorpi attaccano patogeni extracellulari legandosi a proteine espresse sulla loro superficie, i loro colleghi linfociti sono specializzati nei patogeni intracellulari, che sintetizzano le loro proteine direttamente all’interno della cellula ospite; porzioni di queste proteine vengono esposte sulla membrana della cellula infetta, permettendo ai linfociti T di riconoscerla e annientarla. Mobilitare più di una componente immunitaria è fondamentale quando si è di fronte a un nemico subdolo e insidioso come il virus dell’influenza.

 

Fig.2 I linfociti B producono gli anticorpi che attaccano i patogeni extracellulari; i linfociti T attaccano i patogeni intracellulari riconoscendo le cellule infette

I virus contenuti nel vaccino non solo sono vivi, ma hanno anche una marcia in più: sono mutanti costruiti in laboratorio, unendo le mutazioni di 8 ceppi selezionati perché particolarmente sensibili all’interferone gamma, una proteina che le cellule immunitarie secernono per combattere le infezioni. Dunque il vaccino non solo stimolerebbe una risposta doppia, anticorpale e linfocitaria, ma garantirebbe anche la massima protezione, grazie alle risposte degli interferoni.

Il punto focale della ricerca è la capacità del vaccino di fornire protezione contro una pluralità di ceppi. Gli anticorpi, infatti, riconoscono solo una frazione delle proteine virali, quelle esposte sulla superficie, che cambiano da un ceppo ad un altro; il linfocita T, al contrario, riesce a usare come bersaglio un varietà maggiore di molecole virali comuni a più sotto-gruppi e rilascia messaggeri chimici, come l’interferone gamma, in grado di attaccare diversi ceppi contemporaneamente. Non meno importante è la capacità dei linfociti T di instaurare una immunità a lungo termine, che renderebbe non più necessario fare pronostici ogni anno, compiendo un grosso passo verso la realizzazione di un vaccino “universale”.

Rimane solo da chiedersi se sia sicuro per il paziente utilizzare virus vivi, se pure in forma attenuata.  I virus contenuti nel vaccino contengono ben 8 mutazioni e secondo gli scienziati è piuttosto improbabile che possano tornare alla forma originale virulenta.

Il vaccino per ora ha funzionato bene su topi e furetti, ma è ancora lontano un suo utilizzo nell’uomo. È però auspicabile che la ricerca in questo campo proceda, così che forse un giorno avremo un vaccino veramente universale contro l’influenza stagionale.

Erika Salvatori

Fonte:

Du, Y., et al. (2018). Genome-wide identification of interferon-sensitive mutations enables influenza vaccine design. Science 359 (6373), pp. 290-296

Laureata in Biotecnolgie Industriali, mi occupo di ricerca in onco-immunologia e di divulgazione e comunicazione della scienza.

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