Pigmei vs Epatite C

Il virus HCV (virus dell’epatite C) è responsabile di una patologia che colpisce circa il 3% della popolazione mondiale (leggi qui per maggiori approfondimenti).
Come indicato dal nome del virus stesso, la malattia in questione è l’epatite C, una malattia che si trasmette mediante contatto diretto con sangue infetto, come nello scambio di siringhe tra tossicodipendenti, trasfusioni (specialmente in passato) e, più raramente, tramite rapporti sessuali non protetti.

Figura 1: Immagine tridimensionale del virus HCV

Si tratta di una patologia che ha gravi conseguenze a livello del fegato, dove può provocare cirrosi e cancro, soprattutto se non opportunamente curata, cosa molto frequente, in quanto negli stadi iniziali è asintomatica.

Ciò che stupisce è che l’uomo e lo scimpanzé siano gli unici animali a poter essere colpiti da questo virus.
Questo rende più difficile lo studio dello stesso e di come si sia diffuso, fino a diventare una vera e propria emergenza sanitaria mondiale.

Una risposta potrebbe fornirla uno studio condotto dall’Università di Glasgow: è stata, infatti, trovata una molecola che dovrebbe difenderci dal virus, ma che, in realtà, a causa di mutazioni nel gene che la codifica, ci rende più vulnerabili, anche rispetto agli scimpanzé.

La molecola in questione è l’interferone, prodotto da differenti cellule, sia del sistema immunitario che tissutali, in risposta all’attacco da parte di agenti patogeni.

In particolare, nelle cellule del fegato viene prodotto un particolare tipo di interferone, l’interferone lambda che sembra aiutarci nella difesa contro questo virus. Purtroppo, non è sempre così: in presenza di particolari mutazioni in uno dei geni codificanti per l’interferone lambda 4 (IFNL4), un particolare tipo di interferone lambda, il virus riesce a colonizzare il fegato e sviluppare l’infezione da epatite C.

A partire da questa evidenza, il team di ricercatori ha cercato di analizzare i differenti geni che portano alla produzione di questo tipo di interferone per capire se vi siano individui meglio equipaggiati per difendersi dal virus dell’epatite C, riuscendo ad eliminarlo al meglio.

Questo ha messo in luce come esista una rara versione dell’IFNL4, presente, però, solo nella popolazione dei Pigmei (un gruppo di cacciatori-raccoglitori dell’Africa centrale) che è in grado più di altre versioni di bloccare l’infezione da parte del virus nelle colture cellulari in laboratorio (in vitro). Questa particolare forma di interferone sembra essere simile a quella presente negli scimpanzé, ma non è stata riscontrata in alcuna altra popolazione umana. Le cause di queste differenze il motivo per cui proprio la popolazione africana possegga questa variante non è ancora nota.

L'epatite C è una malattia molto diffusa a livello globale. Ma cosa ci rende più vulnerabili? Perché i Pigmei sono meglio equipaggiati contro il virus?
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Figura 2: membro della popolazione dei Pigmei

Questo potrebbe essere un importante punto di partenza per studi futuri, alla ricerca del perché questa variante sia maggiormente presente in una popolazione piuttosto che in un’altra. Probabilmente, in futuro, studiando il sistema immunitario degli individui appartenenti a questa popolazione sarà possibile un meccanismo per bloccare l’avanzata del virus o, addirittura, creare dei meccanismi protettivi contro la malattia.

Emanuela Pasculli

Fonte: Focus

Informazioni su Emanuela Pasculli 58 Articoli
Laureanda in Biotecnologie Mediche e Farmaceutiche in quel di Bari. Sono una ragazza molto curiosa e mi piace osservare ciò che mi circonda e trovare una risposta alle mie tremila domande. Grazie a questo blog ho unito due passioni: la microbiologia e la scrittura e spero che questo sia solo il punto di partenza.

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