Calore e lavoro: impatto economico

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By Elisabetta Cretella

Il caldo estremo frena anche l’economia. L’estate 2026 ha confermato che le temperature estreme rappresentano una minaccia non soltanto per la salute, ma costituiscono un vero freno per lo sviluppo economico europeo. Il rapporto tra calore e lavoro è diventato oggi una questione centrale, poiché il continente europeo si riscalda a ritmi doppi rispetto alla media mondiale, dando vita a una crisi silenziosa che danneggia direttamente il tessuto produttivo. Quando il termometro supera i limiti di sicurezza, la produttività subisce una contrazione drastica, mentre i rischi professionali aumentano, rendendo le attività quotidiane un compito arduo.

Le città diventano sempre più roventi, mettendo a rischio la salute dei lavoratori e riducendo la produttività nei settori più esposti.
Figura 1 – Le città diventano sempre più roventi, mettendo a rischio la salute dei lavoratori e riducendo la produttività nei settori più esposti. [Fonte:Pexels.com]

La riduzione invisibile delle prestazioni

Secondo le analisi riportate nel The Lancet Countdown 2026, il riscaldamento globale ha già comportato una perdita di circa 24 ore lavorative annuali per ogni dipendente europeo tra il 2000 e il 2023. In termini statistici, ciò equivale a un decremento dell’1,52% nella fornitura di manodopera, se paragonato ai valori medi registrati tra il 1965 e il 1994. Tuttavia, il legame tra calore e lavoro trascende la semplice stanchezza. Infatti, con l’aumento delle temperature, il corpo umano fatica a eliminare il calore prodotto durante lo sforzo fisico. Di conseguenza, questa inefficienza fisica provoca una diminuzione delle performance e un calo dell’attenzione; tali dinamiche, a loro volta, accrescono esponenzialmente la probabilità di incidenti sul posto di lavoro.

Calore e lavoro: quali sono i settori più esposti?

Le conseguenze più gravi si concentrano in comparti specifici, come l’agricoltura e l’edilizia, dove la gestione del binomio calore e lavoro è più complessa a causa dello svolgimento delle mansioni prevalentemente all’aperto. Gli operatori di tali settori fronteggiano quotidianamente il rischio di colpi di calore. Ad esempio, nell’estate 2025, si sono verificati decessi di lavoratori impiegati in condizioni ambientali proibitive, con picchi termici vicini ai 48 °C. Oltre al pericolo immediato, la prolungata esposizione favorisce l’insorgere di malattie croniche; persino i dispositivi di protezione individuale, pur necessari, possono talvolta ostacolare la corretta traspirazione, aggravando lo stress termico.

Figura 2 - Calore e lavoro: tra i settori più esposti ci sono l'edilizia e l'agricoltura. [Fonte: Pexels.com]
Figura 2 – Calore e lavoro: tra i settori più esposti ci sono l’edilizia e l’agricoltura. [Fonte: Pexels.com]

Il peso economico nel Sud Europa è maggiore

Il danno finanziario si traduce in cifre considerevoli. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) prevede che entro il 2050 il calore estremo potrebbe ridurre il PIL europeo di quasi l’1%. Le regioni meridionali, tra cui spiccano alcune aree di Italia, Spagna e Grecia, sono già vicine a questo limite critico. In particolare, il Centro-Sud italiano vive una vulnerabilità doppia legata al binomio calore e lavoro, dovuta sia all’intensità delle ondate di calore, sia a una minore capacità strutturale di adattamento rispetto alle regioni settentrionali.

Calore e lavoro: strategie operative di adattamento

Per mitigare tale fenomeno, le nuove linee guida dell’OMS propongono interventi concreti volti a superare l’ottica di pura emergenza. Per un ambiente che tuteli la sinergia tra calore e lavoro, le aziende dovrebbero:

  • rimodulare gli orari di lavoro spostando le attività più faticose nelle fasce orarie meno calde o implementare turni notturni;
  • adottare protocolli di idratazione rendendo obbligatorie pause cadenzate per il consumo di liquidi (ogni 30-60 minuti circa);
  • allestire aree d’ombra e postazioni climatizzate per favorire il recupero fisico dei dipendenti;
  • creare percorsi di acclimatamento cioè predisporre programmi graduali per abituare il fisico alle alte temperature all’inizio della stagione calda.

Investire oggi per il domani

La sfida per la tutela della produttività sottolinea come investire nell’adattamento climatico sia una strategia economicamente più oculata rispetto al sostenere, in futuro, i costi derivanti da perdite umane e calo di competitività. L’obiettivo deve essere quello di garantire un equilibrio sostenibile tra calore e lavoro, puntando a zero morti sul posto di lavoro in ogni cantiere, area agricola o ufficio europeo.

Fonti:

  • Kriit, H. K., Chen-Xu, J., Semenza, J. C., et al. (2026). The 2026 Europe report of the Lancet Countdown on health and climate change: narrowing window for decisive health action. The Lancet Public Health, 11(5), e386–407. https://doi.org/10.1016/S2468-2667(26)00025-3.
  • Noël, B., Aðalgeirsdóttir, G., Pálsson, F., Wouters, B., Lhermitte, S., Haacker, J. M., & van den Broeke, M. R. (2022). North Atlantic Cooling is Slowing Down Mass Loss of Icelandic Glaciers. Geophysical Research Letters, 49(3), e2021GL095697. https://doi.org/10.1029/2021GL095697.
  • World Health Organization (WHO) Regional Office for Europe. (2026). Heat–health action plans: guidance. Second edition. Copenhagen: WHO Regional Office for Europe. ISBN: 9789289062930.
  • Zhang, R., Sun, C., Zhu, J., Zhang, R., & Li, W. (2020). Increased European heat waves in recent decades in response to shrinking Arctic sea ice and Eurasian snow cover. npj Climate and Atmospheric Science, 3(7). https://doi.org/10.1038/s41612-020-0110-8.

Immagini:

  • Immagine di copertina: calore e lavoro https://www.pexels.com/it-it/foto/lavorando-suolo-scavando-pale-6174452/
  • Immagine 1 : https://www.pexels.com/it-it/foto/skyline-urbano-al-tramonto-con-il-sole-al-centro-33101039/
  • Immagine 2 : https://www.pexels.com/it-it/foto/natura-cielo-tramonto-sole-10410009/