Feto di 11 settimane presenta già un microbioma polmonare

Tema in continua evoluzione, negli ultimi anni è la ricerca di maggiori conoscenze sul microbioma polmonare. Ancora molte incertezze inducono i ricercatori a capire il ruolo della comunità batterica polmonare nelle patogenesi respiratorie. Il punto di partenza La recente ricerca nasce dall’approfondimento dei risultati ottenuti in precedenza, dallo stesso team di scienziati dell’Università dell’Alabama, riguardo … Leggi tutto

Fusobacterium nucleatum e complicanze della gravidanza

Fusobacterium nucleatum: un componente del microbioma orale Fusobacterium nucleatum (Figura 1) è un batterio anaerobio Gram negativo che fa parte del nostro microbioma orale. E’ considerato un microrganismo molto importante sia per la sua abbondanza sia per la sua capacità di aggregarsi ad altre specie batteriche della cavità orale. Questo batterio è, però, associato anche … Leggi tutto

Infezione da Escherichia coli e pericolo in gravidanza

In un precedente articolo si era già parlato di Escherichia coli e del meccanismo tramite il quale può causare effetti collaterali; purtroppo, però, un nuovo studio dimostra come questo batterio, in particolare la sua tossina Shiga, possa essere responsabile di aborto o di parto prematuro nella donna in gravidanza. Scopriamo il meccanismo nell’articolo Shiga, la … Leggi tutto

Il microrganismo più temuto dalle donne in gravidanza: Toxoplasma gondii

Un microrganismo molto temuto dalle donne in gravidanza è Toxoplasma gondii, che se trasmesso al feto può comportare spiacevoli conseguenze. Ma come agisce e come prevenire il contagio? Conosciamolo meglio Toxoplasma gondii è un parassita monocellulare particolare, poiché può andare incontro a due cicli vitali differenti a seconda dell’organismo che infetta: il primo è la … Leggi tutto

Lo streptococco e l’aria che respiriamo

Dopo Aspergillus, una seconda tipologia di agente patogeno presente nell’aria degli ambienti indoor nei quali viviamo per la maggior parte della nostra giornata è la famiglia degli Streptococchi. Lo streptococco presenta un diametro variabile da circa 0.5 a 1.25 µm ed è un anaerobio facoltativo non sporigeno ed immobile (nella maggior parte delle specie). Questi patogeni sono gram … Leggi tutto

Sistema immunitario fetale e parto pretermine

Parto pretermine: cos’è e quali rischi comporta Con il termine parto prematuro, o parto pretermine, si indica un parto che avviene tra la 20esima e la 37esima settimana di gestazione (considerando la durata media di una gravidanza normale che è intorno alla 40esima settimana).Il parto prematuro è tra le prime cause al mondo di morte … Leggi tutto

L’infiammazione è alla base della gravidanza

La gravidanza La gravidanza è la condizione fisiologica con cui si designa la condizione della donna e, più in generale, delle femmine di mammifero, nel lasso di tempo che va dal concepimento al parto. In questo periodo, generalmente della durata di 270 giorni, vi è lo sviluppo del feto e, in particolare, del suo cervello. … Leggi tutto

L’altra faccia delle cellule Natural Killer

Le cellule Natural Killer (NK) del sistema immunitario fanno parte della risposta immunitaria innata, assieme a fagociti e cellule dendritiche. Così come indicato dal loro nome, si tratta di cellule naturalmente predisposte per “uccidere” senza il bisogno di essere prestimolate. Questi linfociti costituiscono la prima linea di difesa del nostro organismo contro cellule tumorali e/o … Leggi tutto

Toxoplasmosi e gatti: piccole accortezze per abbattere il rischio

La toxoplasmosi è una malattia parassitaria causata da un parassita intracellulare, capace di invadere quasi ogni tipo di cellula nucleata degli animali a sangue caldo, chiamato Toxoplasma gondii. Questo parassita ha il suo “ospite definitivo” nel gatto: in pratica, si può riprodurre e fare le sue “uova” solamente nell’intestino del gatto. Nei nostri amici a … Leggi tutto

Scoperta a Torino la correlazione tra ZIKA e microcefalia!

Qual è la relazione che lega lo ZIKA virus e la microcefalia? La risposta arriva da un gruppo di studiosi torinesi!

differenza tra un bambino affetto da microcefalia ed un bambino senza questa patologia

Non è mai accaduto nella storia che una puntura di zanzara determinasse una malformazione così devastante”, ha commentato Thomas Frieden, direttore dei Cdc statunitensi.

Sono passati pochi mesi dall’allarme di emergenza sanitaria internazionale lanciato dall’OMS, ed i nuovi dati scientifici non lasciano più alcun dubbio: il virus ZIKA, se contratto da una donna in stato di gravidanza, è in grado di trasmettersi al feto determinando la formazione di microcefalia (New England Journal of Medicine).

Ma cos’è la microcefalia?

bambino affetto da microcefalia

La formazione del cervello è il processo più complesso e delicato a cui va incontro il nostro organismo durante i nove mesi di gestazione: è sufficiente una qualsiasi alterazione, seppure lieve, per provocare effetti disastrosi sia in termini di numero di neuroni che di connessioni (pari a 86 miliardi circa in un soggetto normale).

Queste alterazioni portano ad una patologia detta microcefalia che può avere diversi gradi di severità ed è caratterizzata da una riduzione del volume cerebrale accompagnata, nei casi più severi, da paralisi motoria, epilessia e disabilità intellettuale

Non esiste, in realtà, una sola patologia ascrivibile al termine microcefalia, oltre a diversi gradi di severità la microcefalia può avere infatti differenti origini: nell’1% dei casi ha origine da fattori ambientali (disturbi della circolazione placentare, esposizione a sostanze tossiche come l’alcool ed infezioni batteriche e virali), mentre solo in un caso su 250.000 ha origine genetiche (dati provenienti dallo studio di un gruppo olandese riportato sul quotidiano online Bergamo Salute).

Una importante svolta negli studi di questa rara patologia è arrivata circa un anno fa, quando, allo scoppiare dello ZIKA virus in Sudamerica, si è registrato un aumento consistente dei casi di microcefalia, aprendo la porta all’ipotesi di una correlazione, che non era però ancora stata provata.

Lo ZIKA virus, trasmesso da una zanzara, ha fatto la sua comparsa nel 2015 in Brasile, diffondendosi poi a macchia d’olio in Sudamerica, spaventando tanto da far dichiarare l’allerta internazionale da parte dell’OMS e collezionare, fino ad oggi, 100’000 casi accertati e fino a 400’000 casi sospetti.

Questo micidiale virus non è temuto solo per la potenziale pandemia che potrebbe scatenare ma anche per l’entità delle lesioni: i dati allarmanti arrivano da uno studio condotto in Brasile e pubblicato solo qualche settimana fa sul British Medical Journal, dal quale è emerso che questo virus ha una particolare predizione per le cellule staminali cerebrali e che i danni neurologici di cui è responsabile sono più gravi di quelli che si osservano nelle altre forme di microcefalia legate ad agenti infettivi o ad anomalie genetiche. Questo studio verte sulle analisi eseguite su 23 bambini affetti da microcefalia provenienti dall’epicentro dell’emergenza (Pernambuco), nati tra il luglio ed l’agosto del 2015. I risultati, ottenuti tramite risonanze magnetiche, mostrano:

  •  volume del cervello ridotto
  • depositi di calcio conseguenti alla morte di neuroni in diversi punti della corteccia cerebrale
  • malformazioni in zone responsabili dell’integrazione dei segnali nervosi e del ragionamento
  • anomalie del cervelletto e del tronco encefalico (organi cruciali per il controllo dei movimenti)
  • danni ai nervi tali da pregiudicare la trasmissione degli impulsi

Ma non finisce qui: un altro problema che la sanità dovrà affrontare è la difficoltà di fare stime sui nascituri microcefalici, poiché questo virus si manifesta negli adulti soltanto una volta su tre, rendendo impossibile prevedere in tutti i casi la nascita di neonati affetti da questa patologia.

La correlazione tra la microcefalia ed il virus ZIKA è ancora oggetto di interesse internazionale, ma un importante contributo è stato dato da un gruppo di ricerca torinese guidato da Ferdinando Di Cunto, professore e ricercatore presso il Centro di Biotecnologie Molecolari dell’Università di Torino ed afferente all’Istituto di Neuroscienze di Torino (NIT), che da anni ormai studia le cause ed i meccanismi delle microcefalie genetiche.

relazione causa-effetto tra il virus Zika e microcefalia

Il progetto, finanziato dall’ente Telethon e che ha già visto la pubblicazione di 9 papers, nasce dalla scoperta di un gene chiamato CITK o CRIK, seguita dalla creazione di un modello murino sperimentale in cui la mutazione di questo player porta ad una grave riduzione del volume cerebrale e ad una severa forma di epilessia.
Lo studio, pubblicato a fine ottobre sulla rivista EMBO Reports, ha stabilito la stretta correlazione che intercorre tra il gene CITK ed il gene ASPM, responsabile della forma più diffusa di microcefalia genetica.

Quando sono scoppiati i primi casi di microcefalia causati dall’infezione dello ZIKA virus il gruppo di ricerca, convinto di poter comprendere di più delle microcefalie genetiche grazie allo studio di questa forma virale, si è concentrato sullo studio dei meccanismi comuni mettendo a confronto i profili molecolari di tre diverse microcefalie genetiche (tra cui la quella CITK) con il profilo della microcefalia virale da ZIKA (riprodotta in vitro in cellule staminali umane infettate dal virus); questa analisi molecolare ha evidenziato l’attivazione di alcuni geni comuni appartenenti al pathway di segnalazione intracellulare della proteina P53.

Questa proteina (nota anche come “il guardiano del genoma” in quanto sensibile ai danni al DNA e responsabile della riparazione o, in caso di mancata riparazione, della morte della cellula per apoptosi) è stata scoperta essere una delle protagoniste nello sviluppo della microcefalia, sia in quella di origine genetica che in quella provocata dallo ZIKA virus, essendo responsabile della forte diminuzione della popolazione di cellule staminali cerebrali.

 

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