Innovative plastiche biodegradabili contenenti enzimi immobilizzati su nanoparticelle

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Un gruppo di ricercatori dell’Università di Berkeley ha sviluppato innovative plastiche biodegradabili contenenti enzimi immobilizzati su nanoparticelle. Questi enzimi, attivati in apposite condizioni chimico-fisiche permettono una degradazione naturale molto più rapida.

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Oceani e mascherine: una fonte emergente di microplastiche

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Gli oceani e le mascherine sono collegati da una relazione negativa, in grado di favorire l’attuale inquinamento da plastiche che li affligge. Smaltirle correttamente è un nostro dovere, per non aggravare ulteriormente i nostri mari, che soffrono già della presenza di milioni di tonnellate di rifiuti plastici.

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Microplastiche nelle acque reflue, veicoli di resistenza agli antibiotici

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Le microplastiche sono ormai presenti in grandissime quantità nell’aria, nell’acqua e nel cibo. Non è ancora chiaro quali siano le conseguenze sull’ecosistema – specialmente quello marino – e sulla salute umana. Ma uno studio dell’Institute of Technology del New Jersey ha dimostrato che le microplastiche contribuiscono anche a disperdere nell’ambiente batteri patogeni resistenti agli antibiotici, a partire dagli impianti per la depurazione delle acque reflue.

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Plastisfera: mina biologica vagante

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I rifiuti plastici dispersi in mare contengono composti chimici tossici, derivanti dal processo di fabbricazione e possono assorbire altri contaminanti organici persistenti, presenti nell’acqua di mare. Poco tempo dopo essere arrivato in mare, il rifiuto di plastica è ricoperto da una fine pellicola organica (biofilm) composta da alghe unicellulari, batteri, invertebrati microscopici o virus. Questo vero e proprio ecosistema in miniatura, chiamato “Plastisfera”, può anche contenere batteri del genere Vibrio, agenti patogeni per l’uomo e per gli animali superiori. La Plastisfera potrebbe anche servire da supporto galleggiante per la fioritura di alghe tossiche.

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