Diabete di tipo 2: i batteri intestinali possono influenzare l’efficacia del farmaco

Una nuova ricerca che investiga l’effetto del microbiota intestinale sull’efficacia dei farmaci del diabete di tipo 2 suggerisce che la composizione dei batteri intestinali potrebbe spiegare perché i farmaci per il diabete funzionano per alcune persone e non per altre.

Il microrganismo più temuto dalle donne in gravidanza: Toxoplasma gondii

Un microrganismo molto temuto dalle donne in gravidanza è Toxoplasma gondii, che se trasmesso al feto può comportare spiacevoli conseguenze. Ma come agisce e come prevenire il contagio? Conosciamolo meglio Toxoplasma gondii è un parassita monocellulare particolare, poiché può andare incontro a due cicli vitali differenti a seconda dell’organismo che infetta: il primo è la … Leggi tutto

L’invenzione dei vaccini ed il loro effetto sul sistema immunitario

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Legionella: un nemico invisibile e a volte letale

Le prime notizie risalgono al lontano 1976 in quel di Philadelphia. Durante un raduno di veterani del Vietnam, in 220 si ammalarono e ben 34 morirono. La causa inizialmente non fu certa, ma mediante successive analisi e ricerche fu chiaro che a uccidere decine di persone era stato un batterio: Legionella (Fig.1). Legionella è un … Leggi tutto

Un batterio intestinale alla base del lupus eritematoso

Il lupus eritematoso, o LES, è una malattia cronica autoimmunitaria che può colpire diversi organi e tessuti (Fig.1). In questa patologia gli anticorpi, invece di proteggere il corpo da batteri e virus e altri agenti estranei, aggrediscono le cellule del corpo stesso. Questo meccanismo causa infiammazione e danni ai tessuti. Gli organi più colpiti da … Leggi tutto

Scoperta a Torino la correlazione tra ZIKA e microcefalia!

Qual è la relazione che lega lo ZIKA virus e la microcefalia? La risposta arriva da un gruppo di studiosi torinesi!

differenza tra un bambino affetto da microcefalia ed un bambino senza questa patologia

Non è mai accaduto nella storia che una puntura di zanzara determinasse una malformazione così devastante”, ha commentato Thomas Frieden, direttore dei Cdc statunitensi.

Sono passati pochi mesi dall’allarme di emergenza sanitaria internazionale lanciato dall’OMS, ed i nuovi dati scientifici non lasciano più alcun dubbio: il virus ZIKA, se contratto da una donna in stato di gravidanza, è in grado di trasmettersi al feto determinando la formazione di microcefalia (New England Journal of Medicine).

Ma cos’è la microcefalia?

bambino affetto da microcefalia

La formazione del cervello è il processo più complesso e delicato a cui va incontro il nostro organismo durante i nove mesi di gestazione: è sufficiente una qualsiasi alterazione, seppure lieve, per provocare effetti disastrosi sia in termini di numero di neuroni che di connessioni (pari a 86 miliardi circa in un soggetto normale).

Queste alterazioni portano ad una patologia detta microcefalia che può avere diversi gradi di severità ed è caratterizzata da una riduzione del volume cerebrale accompagnata, nei casi più severi, da paralisi motoria, epilessia e disabilità intellettuale

Non esiste, in realtà, una sola patologia ascrivibile al termine microcefalia, oltre a diversi gradi di severità la microcefalia può avere infatti differenti origini: nell’1% dei casi ha origine da fattori ambientali (disturbi della circolazione placentare, esposizione a sostanze tossiche come l’alcool ed infezioni batteriche e virali), mentre solo in un caso su 250.000 ha origine genetiche (dati provenienti dallo studio di un gruppo olandese riportato sul quotidiano online Bergamo Salute).

Una importante svolta negli studi di questa rara patologia è arrivata circa un anno fa, quando, allo scoppiare dello ZIKA virus in Sudamerica, si è registrato un aumento consistente dei casi di microcefalia, aprendo la porta all’ipotesi di una correlazione, che non era però ancora stata provata.

Lo ZIKA virus, trasmesso da una zanzara, ha fatto la sua comparsa nel 2015 in Brasile, diffondendosi poi a macchia d’olio in Sudamerica, spaventando tanto da far dichiarare l’allerta internazionale da parte dell’OMS e collezionare, fino ad oggi, 100’000 casi accertati e fino a 400’000 casi sospetti.

Questo micidiale virus non è temuto solo per la potenziale pandemia che potrebbe scatenare ma anche per l’entità delle lesioni: i dati allarmanti arrivano da uno studio condotto in Brasile e pubblicato solo qualche settimana fa sul British Medical Journal, dal quale è emerso che questo virus ha una particolare predizione per le cellule staminali cerebrali e che i danni neurologici di cui è responsabile sono più gravi di quelli che si osservano nelle altre forme di microcefalia legate ad agenti infettivi o ad anomalie genetiche. Questo studio verte sulle analisi eseguite su 23 bambini affetti da microcefalia provenienti dall’epicentro dell’emergenza (Pernambuco), nati tra il luglio ed l’agosto del 2015. I risultati, ottenuti tramite risonanze magnetiche, mostrano:

  •  volume del cervello ridotto
  • depositi di calcio conseguenti alla morte di neuroni in diversi punti della corteccia cerebrale
  • malformazioni in zone responsabili dell’integrazione dei segnali nervosi e del ragionamento
  • anomalie del cervelletto e del tronco encefalico (organi cruciali per il controllo dei movimenti)
  • danni ai nervi tali da pregiudicare la trasmissione degli impulsi

Ma non finisce qui: un altro problema che la sanità dovrà affrontare è la difficoltà di fare stime sui nascituri microcefalici, poiché questo virus si manifesta negli adulti soltanto una volta su tre, rendendo impossibile prevedere in tutti i casi la nascita di neonati affetti da questa patologia.

La correlazione tra la microcefalia ed il virus ZIKA è ancora oggetto di interesse internazionale, ma un importante contributo è stato dato da un gruppo di ricerca torinese guidato da Ferdinando Di Cunto, professore e ricercatore presso il Centro di Biotecnologie Molecolari dell’Università di Torino ed afferente all’Istituto di Neuroscienze di Torino (NIT), che da anni ormai studia le cause ed i meccanismi delle microcefalie genetiche.

relazione causa-effetto tra il virus Zika e microcefalia

Il progetto, finanziato dall’ente Telethon e che ha già visto la pubblicazione di 9 papers, nasce dalla scoperta di un gene chiamato CITK o CRIK, seguita dalla creazione di un modello murino sperimentale in cui la mutazione di questo player porta ad una grave riduzione del volume cerebrale e ad una severa forma di epilessia.
Lo studio, pubblicato a fine ottobre sulla rivista EMBO Reports, ha stabilito la stretta correlazione che intercorre tra il gene CITK ed il gene ASPM, responsabile della forma più diffusa di microcefalia genetica.

Quando sono scoppiati i primi casi di microcefalia causati dall’infezione dello ZIKA virus il gruppo di ricerca, convinto di poter comprendere di più delle microcefalie genetiche grazie allo studio di questa forma virale, si è concentrato sullo studio dei meccanismi comuni mettendo a confronto i profili molecolari di tre diverse microcefalie genetiche (tra cui la quella CITK) con il profilo della microcefalia virale da ZIKA (riprodotta in vitro in cellule staminali umane infettate dal virus); questa analisi molecolare ha evidenziato l’attivazione di alcuni geni comuni appartenenti al pathway di segnalazione intracellulare della proteina P53.

Questa proteina (nota anche come “il guardiano del genoma” in quanto sensibile ai danni al DNA e responsabile della riparazione o, in caso di mancata riparazione, della morte della cellula per apoptosi) è stata scoperta essere una delle protagoniste nello sviluppo della microcefalia, sia in quella di origine genetica che in quella provocata dallo ZIKA virus, essendo responsabile della forte diminuzione della popolazione di cellule staminali cerebrali.

 

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Il fantasma dell’Ebola che porta al suicidio

Il fuoco dell’Ebola virus si sta lentamente spegnendo, gli ultimi bollettini dell’OMS lo confermano: un paese dopo l’altro si sta liberando dalla piaga che ha causato in pochissimo tempo quasi 30’000 casi, meno della metà dei quali conclusi con la morte del soggetto. Con il passare del tempo, svanito il fumo, iniziano ad apparire le … Leggi tutto