Klebsiella pneumoniae: come è diventata uno dei superbatteri più temuti

Foto dell'autore

By Barbara Nardi

Scopri Klebsiella pneumoniae, un patogeno critico per la salute pubblica, e la sua evoluzione in superbattero resistente.

Questo articolo esplora l’evoluzione di Klebsiella pneumoniae da batterio opportunista a superbatterio temuto, analizzando meccanismi di resistenza, diffusione globale e strategie di controllo. È utile a medici, microbiologi, operatori sanitari e cittadini interessati alla resistenza antimicrobica perché fornisce dati aggiornati e consigli pratici per prevenire e gestire le infezioni nosocomiali e comunitarie.

Introduzione

Klebsiella pneumoniae è un batterio Gram-negativo appartenente alla famiglia delle Enterobacteriaceae. Normalmente colonizza l’intestino e le vie respiratorie di individui sani senza causare danni. Tuttavia, negli ultimi decenni ha acquisito capacità di resistenza straordinarie, trasformandosi in uno dei superbatteri più temuti al mondo.

La sua capacità di produrre enzimi come le carbapenemasi, in particolare KPC, lo rende resistente agli antibiotici di ultima linea. Questo patogeno è incluso nella lista prioritaria dell’OMS tra i batteri critici. Comprendere come Klebsiella pneumoniae sia diventata un superbatterio è essenziale per fronteggiare la crisi della resistenza antimicrobica.

Il fenomeno riguarda soprattutto ambienti ospedalieri, ma si sta espandendo anche in comunità. Ceppi ipervirulenti e multiresistenti rappresentano una minaccia crescente per pazienti immunocompromessi e, in alcuni casi, anche per individui sani.

Origini e caratteristiche del patogeno

Klebsiella pneumoniae fu descritta alla fine del XIX secolo. È un batterio a forma di bastoncello, non mobile, capsulato e capace di formare biofilm. La capsula polisaccaridica lo protegge dalla fagocitosi e favorisce l’adesione alle mucose.

Esistono due principali patotipi: la forma classica (cKP), tipicamente opportunista in pazienti fragili, e la forma ipervirulenta (hvKP), capace di causare infezioni invasive anche in soggetti sani. La convergenza tra resistenza e ipervirulenza ha generato ceppi MDR-hvKP particolarmente pericolosi.

Questo batterio è responsabile di polmoniti, infezioni urinarie, batteriemie, ascessi epatici e sepsi. In ambito ospedaliero colonizza facilmente dispositivi medici e si trasmette tramite le mani del personale.

L’emergere della resistenza: dalle ESBL alle carbapenemasi

Negli anni Ottanta e Novanta Klebsiella pneumoniae ha sviluppato beta-lattamasi a spettro esteso (ESBL). Questi enzimi idrolizzano penicilline e cefalosporine di terza generazione, costringendo i medici a ricorrere ai carbapenemi.

Nel 1996 è stata isolata per la prima volta negli Stati Uniti la Klebsiella pneumoniae carbapenemasi (KPC). Questo enzima di classe A idrolizza anche i carbapenemi, antibiotici di ultima risorsa. La diffusione del gene blaKPC, spesso localizzato su plasmidi conjugativi, ha permesso il rapido trasferimento della resistenza tra batteri.

Altri meccanismi includono metallo-beta-lattamasi come NDM, enzimi OXA-48, perdita di porine e sovraespressione di pompe di efflusso. Questi elementi rendono molti isolati multiresistenti (MDR), estensivamente resistenti (XDR) o addirittura pandrug-resistant (PDR).

Diffusione globale e cloni ad alto rischio

Il clone ST258 e il complesso clonale CG258 hanno guidato la pandemia di ceppi KPC-produttori. Da New York la resistenza si è diffusa in Israele, Grecia, Italia, America Latina e Asia. In Italia i ceppi produttori di KPC sono endemici da anni.

La trasmissione orizzontale tramite plasmidi, integroni e trasposoni accelera la diffusione. Ambienti ospedalieri, uso eccessivo di antibiotici e spostamenti di pazienti favoriscono la selezione e la propagazione di questi superbatteri.

Studi recenti documentano anche la coesistenza di geni di resistenza e di virulenza sugli stessi elementi mobili, creando ceppi in grado di causare infezioni gravi e difficili da trattare.

Meccanismi di virulenza e ipervirulenza

I ceppi ipervirulenti producono capsule ipermucose, siderofori come aerobactina e fattori di adesione. Questi elementi consentono invasione di tessuti sani e formazione di ascessi metastatici. Quando un ceppo acquisisce sia geni di virulenza sia geni di resistenza, nasce un vero superbatterio.

La formazione di biofilm su cateteri e superfici protegge ulteriormente il patogeno dagli antibiotici e dal sistema immunitario. Questo rende le infezioni croniche e difficili da eradicicare.

Impatto clinico e terapeutico

Le infezioni da Klebsiella pneumoniae resistente causano mortalità elevata, specialmente in pazienti in terapia intensiva. Le opzioni terapeutiche si riducono a colistina, tigeciclina, nuove combinazioni di beta-lattamici e inibitori, o cefiderocol. Tuttavia, anche verso questi farmaci emergono resistenze.

Il controllo delle infezioni richiede isolation, igiene rigorosa delle mani, stewardship antibiotica e screening dei portatori. La ricerca su vaccini, fagi e nuove molecole è prioritaria.

Strategie di prevenzione e controllo

Per limitare la diffusione del superbatterio è fondamentale:

  • applicare protocolli di igiene delle mani
  • utilizzare razionalmente gli antibiotici
  • isolare i pazienti colonizzati o infetti
  • monitorare i cloni ad alto rischio con sequenziamento genomico
  • rafforzare le misure di prevenzione delle infezioni correlate all’assistenza

Queste azioni riducono la pressione selettiva e limitano la trasmissione nosocomiale.

Conclusioni

Klebsiella pneumoniae è passata da commensale opportunista a uno dei superbatteri più temuti grazie all’acquisizione di geni di resistenza e virulenza. La combinazione di carbapenemasi, cloni epidemici e ipervirulenza crea una minaccia sanitaria globale. Solo un approccio integrato basato su sorveglianza, prevenzione e ricerca può contenere questa evoluzione. La consapevolezza collettiva e l’uso responsabile degli antibiotici restano le armi più efficaci contro questo patogeno.

Domande Frequenti

Chi può essere infettato da Klebsiella pneumoniae resistente? Principalmente pazienti ospedalizzati, immunocompromessi, portatori di dispositivi medici e, in alcuni casi, individui sani con ceppi ipervirulenti. Consiglio: lavare sempre le mani e segnalare qualsiasi sintomo sospetto al medico.

Cosa rende Klebsiella pneumoniae un superbatterio? La produzione di enzimi come KPC e NDM, la capacità di trasferire geni di resistenza e la combinazione con fattori di virulenza. Consiglio: evitare l’automedicazione con antibiotici per non favorire la selezione di ceppi resistenti.

Quando si è verificata la trasformazione in superbatterio? A partire dagli anni Novanta con le ESBL e dal 1996 con l’isolamento della prima KPC, con accelerazione negli anni 2000. Consiglio: informarsi sulle campagne di stewardship antibiotica locali.

Come si trasmette il batterio multiresistente? Principalmente per contatto con mani contaminate, superfici e dispositivi medici in ambiente ospedaliero. Consiglio: rispettare rigorosamente le procedure di igiene e isolamento quando richieste.

Dove è più diffusa la resistenza di Klebsiella pneumoniae? In ospedali di tutto il mondo, con endemicità in Europa meridionale, Asia e America Latina. Consiglio: in caso di ricovero, chiedere informazioni sulle misure di controllo delle infezioni della struttura.

Perché è importante combattere questo superbatterio? Perché causa infezioni gravi con alta mortalità e limita drasticamente le opzioni terapeutiche disponibili. Consiglio: supportare la ricerca scientifica e le politiche di prevenzione della resistenza antimicrobica.

Fonti

Crediti fotografici

Immagine in evidenza – Link

Segui Microbiologia Italia

Se ti è piaciuto questo contenuto e vuoi supportare Microbiologia Italia seguici su MSN e su Google News. Inserisci Microbiologia Italia tra le tue fonti preferite per ricevere aggiornamenti di qualità su argomenti scientifici simili.