Chiusura dell’auricola sinistra e fibrillazione atriale: perché non supera gli anticoagulanti

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By Francesco Centorrino

Revisionato dal Medical Board

La fibrillazione atriale aumenta il rischio di ictus: chiudere l’auricola sinistra non elimina i coaguli meglio degli anticoagulanti.

Questo articolo analizza la meta-analisi su chiusura percutanea dell’auricola e terapia anticoagulante nella fibrillazione atriale, confrontando ictus ischemico, emorragie e rischi procedurali. Serve a pazienti, caregiver e professionisti che devono scegliere tra dispositivo e farmaco, evitando illusioni di “soluzione unica” e promuovendo una decisione condivisa basata su evidenze recenti.

Introduzione

La fibrillazione atriale è l’aritmia più frequente e quintuplica il rischio di ictus cardioembolico. Nell’auricola sinistra, tasca dell’atrio, il sangue ristagna e forma trombi. La chiusura dell’auricola con dispositivo percutaneo sembra una scorciatoia definitiva. Otto trial randomizzati e oltre 7.400 pazienti, sintetizzati su JAMA Cardiology nel 2026, mostrano però un quadro più complesso.

Il rischio complessivo di ictus e di sanguinamento maggiore appare simile. Separando gli eventi, la chiusura dell’auricola si associa a un aumento relativo del 34% di ictus ischemico, mentre le emorragie non procedurali calano. Il rischio non sparisce: cambia forma e si concentra intorno all’impianto.

  • Non tutti i trombi nascono nell’auricola sinistra.
  • L’impianto può lasciare leak, trombi sul dispositivo o embolizzazione.
  • Dopo la procedura servono spesso antiaggreganti o anticoagulanti temporanei.

La terapia anticoagulante, soprattutto con DOAC, resta lo standard per chi può assumerla in sicurezza.

Cos’è l’auricola sinistra e perché si chiude

L’auricola sinistra è un residuo embriologico. Nella fibrillazione atriale perde contrattilità: il flusso rallenta e favorisce i coaguli che, se migrano, ostruiscono arterie cerebrali. Da qui l’idea di sigillarla con Watchman, Amulet o analoghi, introdotti via catetere.

Il razionale è lineare, ma incompleto. Altre fonti emboliche esistono. La procedura introduce pericardite, versamento, ictus peri-operatorio e spostamento del device. Per ogni mille trattati gli studi segnalano circa cinque ictus, nove sanguinamenti, un decesso, cinque embolizzazioni e nove versamenti pericardici vicini all’impianto.

Chiudere l’auricola non azzera il rischio ischemico. Trasferisce parte del pericolo dal lungo periodo della pillola al momento della procedura e alle settimane successive.

Come funziona la chiusura percutanea

Il dispositivo viene posizionato sotto guida ecografica ed ecocardiografica transesofagea. Una volta endotelizzato dovrebbe isolare la cavità. Resta il problema dei leak residui e della trombosi sul device (DRT), che può essa stessa embolizzare.

Dopo l’impianto molti protocolli prevedono doppia antiaggregazione o un breve ciclo di anticoagulanti, poi spesso aspirina a lungo termine. Non è quindi una “fine della terapia antitrombotica”, ma un cambio di schema.

La meta-analisi JAMA Cardiology 2026

La revisione di Laudani e colleghi ha unito otto studi randomizzati, 7.434 persone, follow-up medio di 37,9 mesi. Confrontava chiusura dell’auricola e anticoagulanti orali.

Sul totale degli ictus le strategie risultano statisticamente simili. Uguale il dato aggregato sui sanguinamenti maggiori. Quando si distinguono ictus ischemico e ictus emorragico, emerge il 34% di rischio relativo in più di evento ischemico con il dispositivo (intervallo di confidenza ampio, dall’1% al 77%). Le emorragie maggiori non legate alla procedura scendono del 27%.

Tre punti aiutano a leggere i numeri.

  1. L’anticoagulante distribuisce il rischio di sanguinamento nel tempo.
  2. Il device concentra complicanze acute e richiede comunque terapia antitrombotica iniziale.
  3. Chiusura incompleta, leak e trombi sul dispositivo lasciano una via embolica.

Non è un verdetto di superiorità del farmaco in ogni paziente, ma un avviso: la somma degli ictus nasconde andamenti opposti.

Trial recenti che complicano il quadro

CHAMPION-AF ha confrontato Watchman FLX e DOAC in pazienti eleggibili all’anticoagulazione: non inferiorità sull’endpoint composito di morte cardiovascolare, ictus ed embolia, con meno sanguinamenti non procedurali. CLOSURE-AF, in anziani ad altissimo rischio di ictus e di emorragia, non ha dimostrato non inferiorità della chiusura dell’auricola rispetto alla miglior terapia medica, spesso basata su DOAC.

OPTION, dopo ablazione, ha mostrato meno sanguinamenti con il device e non inferiorità su morte, ictus ed embolia. Le popolazioni e i comparatori non sono identici: da qui la necessità della meta-analisi e della cautela.

Anticoagulanti orali: perché restano centrali

I DOAC (apixaban, rivaroxaban, dabigatran, edoxaban) hanno ridotto, rispetto al warfarin, ictus ed emorragia intracranica, con schema fisso e meno controlli INR. Nella fibrillazione atriale non valvolare sono la prima scelta delle linee guida ESC, salvo valvola meccanica o stenosi mitralica reumatica importante.

Il prezzo è il sanguinamento extra-cranico e la necessità di aderenza quotidiana. Chi ha avuto emorragie maggiori, HAS-BLED elevato o impossibilità assoluta a proseguire il farmaco può essere candidato alla chiusura dell’auricola, non come alternativa automatica ma come piano B.

La terapia anticoagulante non va mai sospesa in autonomia. Ogni modifica richiede valutazione di CHA₂DS₂-VASc, HAS-BLED, funzione renale e preferenze del paziente.

Quando il dispositivo ha senso

Indicazioni ragionevoli oggi:

  • controindicazione prolungata agli anticoagulanti;
  • emorragie ricorrenti nonostante ottimizzazione;
  • rischio emorragico estremo con necessità residua di prevenzione dell’ictus.

Non è trattamento di prima linea per chi tollera i DOAC. Le linee guida americane insistono sulla decisione condivisa, includendo rischio procedurale e anatomia dell’auricola.

Limiti degli studi e messaggi pratici

I trial non erano omogenei per dispositivi, terapia di confronto e finanziamento. Alcuni grandi studi erano sponsorizzati dai produttori. Servono follow-up più lunghi. Il segnale di più ictus ischemici con la chiusura dell’auricola è statisticamente fragile ma clinicamente rilevante.

Per il clinico e per il paziente la domanda giusta non è “chi vince”, ma “quale rischio è meno accettabile per questa persona”. Età avanzata, fragilità, precedente emorragia cerebrale o gastrointestinale, aderenza scarsa e anatomia favorevole orientano verso il device. Buona aderenza, basso rischio emorragico e preferenza per evitare procedure orientano verso i anticoagulanti.

Elenco di punti da discutere in ambulatorio:

  • rischio annuale di ictus con e senza terapia;
  • rischio di sanguinamento maggiore;
  • complicanze dell’impianto;
  • necessità di imaging di controllo;
  • piano se compare leak o DRT.

Conclusioni

Nella fibrillazione atriale la chiusura dell’auricola sinistra non batte gli anticoagulanti sul piano dell’ictus complessivo e può aumentare gli eventi ischemici, riducendo in parte le emorragie lontane dalla procedura. Il rischio cambia sede e calendario, non scompare. La strategia migliore resta individualizzata: DOAC per la maggioranza, dispositivo per chi non può o non deve restare anticoagulated a vita. Evidenze, esperienza e volontà del paziente devono restare insieme. Continuare gli anticoagulanti senza indicazione medica è pericoloso quanto interromperli senza motivo.

Domande Frequenti

Chi può essere candidato alla chiusura dell’auricola nella fibrillazione atriale? Pazienti con alto rischio di ictus e controindicazione o intolleranza documentata agli anticoagulanti, o con emorragie maggiori ricorrenti. Chiedi sempre una valutazione multidisciplinare prima di qualsiasi impianto.

Cosa dimostra la meta-analisi più recente su chiusura dell’auricola e anticoagulanti? Equivalenza apparente su ictus totale e sanguinamenti maggiori, con più ictus ischemici e meno emorragie non procedurali con il device. Non interpretare i dati aggregati senza distinguere ischemia ed emorragia.

Quando va considerata la chiusura invece di proseguire gli anticoagulanti? Dopo fallimento o impossibilità della terapia anticoagulante, non come prima scelta in chi la tollera. Rivaluta periodicamente rischio emorragico e aderenteza al farmaco.

Come si decide tra dispositivo e pillola? Con CHA₂DS₂-VASc, HAS-BLED, anatomia, aspettativa di vita e preferenze informate. Esigi una spiegazione chiara dei rischi procedurali per mille pazienti.

Dove si forma la maggior parte dei trombi nella fibrillazione atriale? Soprattutto nell’auricola sinistra, ma non esclusivamente. Non dare per scontato che sigillare quella tasca azzeri ogni embolia.

Perché chiudere l’auricola non “batte” gli anticoagulanti? Perché restano altre fonti di coaguli, complicanze dell’impianto e bisogno di terapia antitrombotica post-procedura. Considera il rischio come qualcosa da governare, non da cancellare con un solo gesto.

Fonti

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