Perché i casi di autismo sono in drastico aumento?

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By Francesco Centorrino

Revisionato dal Medical Board

L’incremento delle diagnosi di autismo riflette criteri più ampi, maggiore consapevolezza e screening, non solo un’epidemia biologica.

Questo articolo analizza le ragioni dell’aumento dei casi di autismo, distinguendo tra crescita reale, cambiamenti diagnostici e fattori ambientali o biologici. È utile a genitori, educatori, medici e chiunque segua le neuroscienze e la microbiologia del neurosviluppo, perché aiuta a interpretare i numeri senza allarmismi e a capire dove la ricerca sta puntando, compreso il possibile ruolo dell’asse intestino-cervello.

Introduzione

Negli ultimi vent’anni i numeri delle diagnosi di disturbo dello spettro autistico sono cresciuti in modo impressionante. Negli Stati Uniti si è passati da circa 1 bambino su 150 nel 2000 a 1 su 31 nelle stime più recenti. In Italia le stime dell’Istituto Superiore di Sanità parlano di circa 1 su 77. Molti si chiedono se sia in corso un’epidemia. La risposta più onesta è più sfumata. Gran parte dell’incremento delle diagnosi di autismo deriva da criteri più ampi, da screening più precoci e da una consapevolezza sociale maggiore. Resta aperta la questione se esista anche un aumento reale di casi più gravi o di fattori di rischio ambientali e biologici, tra cui quelli legati al microbiota.

Cosa dicono i dati sulla prevalenza

I sistemi di sorveglianza come l’ADDM Network dei CDC mostrano un aumento costante. Non è un salto improvviso, ma una crescita graduale del 10-20% ogni due anni in molti paesi ad alto reddito. Questo andamento è compatibile con cambiamenti di pratica più che con un’esplosione biologica improvvisa. Studi danesi hanno stimato che circa il 60% dell’aumento in certe coorti dipenda da criteri e da modalità di registrazione. Anche in Italia e in Europa si osserva lo stesso fenomeno: più diagnosi, soprattutto nelle forme senza disabilità intellettiva grave.

L’allargamento dei criteri diagnostici

Prima degli anni Novanta l’autismo era definito in modo stretto. Il DSM-IV ha introdotto la sindrome di Asperger e il PDD-NOS. Il DSM-5 del 2013 ha unificato tutto sotto l’unica etichetta di spettro autistico. Forme prima considerate eccentricità o ritardo mentale lieve oggi rientrano nello spettro. Questo è il motore principale dell’esplosione delle diagnosi di TEA. Molti bambini che un tempo ricevevano un’altra etichetta oggi ricevono quella di autismo, anche perché i servizi scolastici e riabilitativi sono più accessibili con questa diagnosi.

Sostituzione diagnostica

Un fenomeno ben documentato è lo slittamento da “disabilità intellettiva” o “disturbo del linguaggio” verso lo spettro. Quando una categoria diventa più nota e più “utile” per ottenere supporto, i clinici la usano di più. Non è frode: è evoluzione della pratica. Tuttavia diluisce il significato originario del termine.

Maggiore consapevolezza e screening

Oggi i pediatri screeningano a 18 e 24 mesi. I genitori riconoscono i segnali grazie a internet e ai media. Le ragazze e le donne, a lungo sottodiagnosticate perché mascherano meglio i sintomi, emergono di più. Anche gli adulti ricevono diagnosi tardive. Tutto questo gonfia le statistiche senza necessariamente aumentare il numero di cervelli “diversi” alla nascita.

  • Screening universale nei controlli pediatrici.
  • Campagne di sensibilizzazione.
  • Riduzione dello stigma.
  • Accesso più facile ai servizi.

Questi elementi spiegano gran parte della crescita della prevalenza del disturbo dello spettro autistico.

Fattori di rischio biologici e ambientali

L’autismo è fortemente ereditabile, tra il 60 e il 90% secondo le stime. Mutazioni de novo, età parentale avanzata e alcune complicanze perinatali aumentano il rischio. L’inquinamento atmosferico e alcune infezioni in gravidanza sono associati in studi osservazionali, ma l’effetto è piccolo rispetto ai cambiamenti diagnostici. I vaccini non causano autismo: decenni di ricerche lo hanno smentito.

Il possibile contributo del microbiota

La ricerca sul microbiota intestinale e sull’asse intestino-cervello è attiva. Alcuni studi trovano profili microbici diversi nei bambini con diagnosi, con alterazioni di batteri, archaea, funghi e vie metaboliche. Non è ancora chiaro se queste differenze siano causa, conseguenza (diete selettive) o semplice associazione. Per un sito di microbiologia è un filone da seguire con rigore, senza trasformarlo in spiegazione unica dell’aumento dei casi di autismo.

Autismo profondo e forme lievi

I dati CDC mostrano che le forme più gravi, quelle con bisogno di supporto continuo, non sono cresciute allo stesso ritmo delle forme più lievi. Questo è un argomento forte a favore dell’ipotesi “diagnostica” piuttosto che “epidemica”. Se fosse un veleno ambientale nuovo, ci si aspetterebbe un aumento anche dei quadri più compromessi.

Implicazioni per famiglie e servizi

Più diagnosi significano più persone che chiedono supporto. I sistemi sanitari e scolastici sono sotto pressione. Allo stesso tempo molte persone ricevono finalmente un nome per difficoltà che prima venivano ignorate o giudicate. L’equilibrio tra riconoscimento e medicalizzazione eccessiva è delicato.

Conclusioni

L’aumento dei casi di autismo è reale nei registri, ma in gran parte è un aumento di diagnosi, non necessariamente di una condizione biologica nuova e in esplosione. Criteri più ampi, screening, consapevolezza e accesso ai servizi spiegano la maggior parte della curva. Fattori genetici e alcuni ambientali restano importanti per il rischio individuale. La ricerca sul microbiota può offrire piste per sintomi gastrointestinali e, forse, per interventi di supporto, ma non sostituisce la spiegazione principale. Capire questa distinzione protegge dalle teorie allarmistiche e orienta risorse verso diagnosi precoci di qualità e interventi basati su evidenze.

Domande Frequenti

Chi riceve più spesso una diagnosi oggi rispetto al passato? Oggi vengono riconosciuti più bambini senza disabilità intellettiva grave, più ragazze e più adulti. Consiglio: non confrontare i numeri di oggi con quelli degli anni Ottanta senza considerare il cambiamento di definizione.

Cosa è cambiato nei manuali diagnostici? Il passaggio da categorie strette allo spettro unificato ha incluso profili prima esclusi. Consiglio: chiedere sempre quale livello di supporto è indicato, non solo l’etichetta.

Quando si è accelerato l’incremento? Dagli anni Novanta con DSM-IV e poi dopo il 2013 con DSM-5 e lo screening pediatrico sistematico. Consiglio: i primi tre anni di vita restano la finestra migliore per osservare i segnali.

Come si distingue un aumento reale da uno diagnostico? Si guarda alle forme gravi, alla sostituzione di altre etichette e agli studi che pesano i criteri. Consiglio: affidarsi a centri specializzati e non solo a test online.

Dove i numeri crescono di più? Nei paesi con sistemi sanitari avanzati, screening e servizi scolastici legati alla diagnosi. Consiglio: la variabilità geografica riflette più l’organizzazione sanitaria che un’epidemia locale.

Perché è importante non parlare solo di “epidemia”? Perché alimenta paure infondate (vaccini, tossine uniche) e distoglie l’attenzione dai servizi reali. Consiglio: seguire fonti scientifiche e distinguere associazione da causalità, anche sul microbiota.

Fonti

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