Milza accessoria: perché alcune persone hanno più tessuto splenico del previsto

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By Maria Petrillo

Revisionato dal Medical Board

La milza accessoria è tessuto splenico extra presente in molte persone, spesso asintomatico e scoperto incidentalmente durante esami diagnostici.

Questo articolo esplora in dettaglio la milza accessoria, le ragioni embriologiche e acquisite della sua presenza, le sedi tipiche, le implicazioni cliniche e i metodi diagnostici. Risulta utile per chi desidera comprendere variazioni anatomiche della milza, per pazienti sottoposti a splenectomia, studenti di medicina e appassionati di anatomia e microbiologia clinica, perché chiarisce un fenomeno frequente ma poco conosciuto e aiuta a evitare confusione con patologie tumorali o recidive ematologiche.

Introduzione

La milza accessoria, detta anche tessuto splenico soprannumerario o splenulo, rappresenta una variante anatomica piuttosto comune. Si tratta di uno o più noduli di tessuto splenico funzionalmente simile alla milza principale, separati da essa. La prevalenza oscilla tra il 10% e il 30% della popolazione secondo studi autoptici e di imaging. Molte persone vivono tutta la vita senza saperne l’esistenza.

Il motivo principale risiede nello sviluppo embrionale. Durante la quinta settimana di gestazione, i primordi mesenchimali della milza nel mesogastrio dorsale non si fondono completamente. Rimangono così isolotti di tessuto che migrano o restano vicini all’ilo splenico.

Oltre all’origine congenita, esiste la splenosi, forma acquisita legata a traumi o interventi chirurgici. Frammenti di milza si impiantano su superfici peritoneali e crescono autonomamente. Comprendere la milza accessoria aiuta medici e pazienti a interpretare correttamente reperti radiologici e a gestire eventuali complicanze post-splenectomia.

Cos’è esattamente la milza accessoria

La milza accessoria è un pezzo di tessuto splenico istologicamente identico alla milza ortotopica. Contiene polpa rossa e polpa bianca, filtra il sangue e partecipa alle risposte immunitarie. Le dimensioni medie variano da pochi millimetri a 2-3 centimetri, raramente superano i 5 cm.

Nella maggior parte dei casi si presenta come un singolo nodulo, ma fino al 20-26% delle persone ne ha più di uno. Può assomigliare a un linfonodo o a una piccola milza. La vascolarizzazione deriva quasi sempre da rami dell’arteria splenica, elemento diagnostico chiave.

Sinonimi utilizzati in letteratura includono splenulo, splenuncolo, tessuto splenico eterotopico e milza soprannumeraria. Questa varietà terminologica riflette la natura comune della variante.

Perché alcune persone sviluppano più tessuto splenico

Origine embriologica della milza accessoria

Il processo inizia intorno alla quinta settimana di vita embrionale. Le cellule mesenchimali proliferano nel mesogastrio dorsale formando più anlagen. Normalmente questi si fondono in un organo unico. Quando la fusione è incompleta, restano isolotti separati.

Questi residui possono migrare lungo il percorso di discesa della milza verso l’ipocondrio sinistro. Il risultato è tessuto splenico situato in sedi diverse. Studi recenti considerano la milza accessoria più una variazione anatomica che un vero difetto di sviluppo, data la sua alta frequenza.

Splenosi e cause acquisite

Dopo traumi addominali o splenectomia, frammenti di milza possono impiantarsi e crescere. Questa condizione, chiamata splenosi, differisce dalla milza accessoria congenita. Nella splenosi manca spesso la capsula completa e l’afflusso non proviene dall’arteria splenica.

La splenosi spiega perché dopo asportazione della milza principale alcuni pazienti mantengono attività splenica residua. Questo fenomeno è clinicamente rilevante nelle patologie ematologiche autoimmuni.

Fattori che influenzano la prevalenza

La presenza di milza accessoria sembra più elevata in pazienti con porpora trombocitopenica immune (ITP). Una meta-analisi su oltre 22.000 soggetti ha calcolato una prevalenza complessiva del 14,5%, che sale al 16,7% nei casi di ITP. Differenze etniche e metodologiche di rilevazione spiegano le variazioni tra studi.

Dove si localizza più spesso il tessuto splenico extra

Le sedi più frequenti della milza accessoria sono:

  • Ilo della milza (circa il 60-75% dei casi)
  • Vicino alla coda del pancreas (15-20%)
  • Legamento gastrosplenico e splenorenale
  • Grande omento
  • Raramente parete gastrica, mesentere, pelvi o scroto

Quando si trova in posizioni atipiche può simulare tumori pancreatici, surrenalici o linfadenopatie. La conoscenza delle sedi tipiche riduce errori diagnostici.

Implicazioni cliniche della milza accessoria

Nella stragrande maggioranza dei casi la milza accessoria è asintomatica. Diventa rilevante in tre scenari principali.

Dopo splenectomia

Se la milza viene asportata per ITP o altre patologie ematologiche, un tessuto splenico residuo non individuato può ipertrofizzarsi e far recidivare la malattia. I chirurghi devono quindi cercare attivamente eventuali milze accessorie durante l’intervento.

Diagnosi differenziale

Un nodulo di milza accessoria può essere scambiato per neoplasia. L’imaging avanzato (TC, RM, scintigrafia con tecnezio) permette di riconoscerlo grazie all’enhancement identico a quello della milza principale.

Complicanze rare

Torsione, infarto o rottura spontanea della milza accessoria sono eventi eccezionali ma possibili. Possono provocare dolore addominale acuto e richiedere intervento chirurgico.

Come si diagnostica la milza accessoria

L’ecografia è spesso il primo esame. Il tessuto appare isoeogeno rispetto alla milza e ben delimitato. La TC con contrasto e la RM offrono maggiore accuratezza. La scintigrafia con eritrociti marcati conferma la natura splenica del tessuto.

In alcuni casi, soprattutto quando la lesione è intrapancratica, può essere necessario l’esame istologico dopo resezione. Oggi la diagnosi preoperatoria è possibile nella maggior parte dei casi grazie alle tecniche multimodali.

Gestione e trattamento

Nella stragrande maggioranza delle situazioni la milza accessoria non richiede alcun trattamento. L’asportazione è indicata solo in caso di:

  1. Recidiva di patologia ematologica dopo splenectomia
  2. Complicanze acute (torsione, emorragia)
  3. Dubbio diagnostico persistente con sospetto di neoplasia

L’approccio laparoscopico è preferito quando l’intervento è necessario. Dopo l’asportazione completa del tessuto splenico si osserva spesso miglioramento dei parametri ematologici nei pazienti con ITP refrattaria.

Riepilogo dei punti chiave sulla milza accessoria

  • È presente nel 10-30% della popolazione
  • Origina principalmente da incompleta fusione embrionale
  • Nella maggioranza dei casi è asintomatica
  • Diventa clinicamente importante dopo splenectomia
  • La localizzazione più frequente è l’ilo splenico
  • L’imaging moderno consente diagnosi accurate e non invasive

Conclusioni

La milza accessoria rappresenta una delle variazioni anatomiche più comuni dell’addome superiore. La presenza di tessuto splenico extra non è un’anomalia rara o pericolosa di per sé, ma un’espressione della complessità dello sviluppo embrionale. Conoscere le sue caratteristiche permette di interpretare correttamente reperti radiologici, evitare interventi inutili e gestire al meglio i pazienti sottoposti a splenectomia.

L’elevata prevalenza e la natura generalmente benigna invitano a considerarla una variante normale piuttosto che un difetto. Continuare a studiarla con strumenti di imaging sempre più precisi aiuterà a ridurre ulteriormente i casi di confusione diagnostica e a migliorare gli esiti clinici nelle patologie ematologiche.

Domande Frequenti

Chi può avere una milza accessoria?
Chiunque, indipendentemente da sesso o età. È una variante presente in una persona su sette circa.
Consiglio: non allarmarsi se viene scoperta incidentalmente durante un esame.

Cosa distingue la milza accessoria dalla splenosi?
La prima è congenita e vascolarizzata dall’arteria splenica, la seconda è acquisita dopo trauma o chirurgia.
Consiglio: riferire sempre al medico eventuali traumi addominali pregressi.

Quando diventa clinicamente rilevante?
Dopo splenectomia per patologie ematologiche o in caso di torsione acuta.
Consiglio: eseguire imaging completo prima di interventi sulla milza.

Come si riconosce all’imaging?
Attraverso enhancement identico alla milza principale e localizzazione tipica.
Consiglio: preferire TC o RM con mezzo di contrasto in caso di dubbi.

Dove si trova più di frequente?
Nell’ilo della milza e vicino alla coda del pancreas.
Consiglio: conoscere le sedi tipiche riduce il rischio di confusione con tumori.

Perché alcune persone ne hanno più di una?
Perché i primordi embrionali non si fondono completamente, lasciando più isolotti di tessuto.
Consiglio: informare il chirurgo della possibile presenza di multipli noduli.

Fonti

  1. https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/28716661/
  2. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/books/NBK519040/
  3. https://pubs.rsna.org/doi/10.1148/rg.240004
  4. https://www.microbiologiaitalia.it/salute/splenomegalia-perche-la-milza-puo-diventare-piu-grande-del-normale/
  5. https://www.microbiologiaitalia.it/salute/lesioni-della-milza/

Crediti fotografici

Immagine in evidenza estrapolata da https://www.farmaciamicilloarzano.it/site/wp-content/uploads/2026/04/Problemi-della-milza-in-evidenza.jpg

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