Mal di schiena, mal di testa e dolori addominali nelle donne: perché sono più frequenti e l’età non spiega tutto

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By Francesco Centorrino

Revisionato dal Medical Board

Perché schiena, testa e addome fanno più male alle donne: l’età non spiega tutto il quadro.

Questo articolo spiega perché il mal di schiena, il mal di testa e i dolori addominali nelle donne risultano più frequenti rispetto agli uomini e perché l’età, da sola, non rende conto del divario. È utile a chi convive con lombalgia, cefalea o dolore addominale ricorrente, a chi assiste un familiare e a chi vuole leggere i numeri di una mappa globale senza trasformarli in una diagnosi. Il testo si rivolge a lettrici e lettori interessati alla salute, alle differenze di sesso nel dolore e al ruolo di ormoni, immunità e microbiota.

Introduzione

La schiena fa male quando ci si alza dalla sedia. Il mal di testa interrompe il lavoro. Un dolore addominale costringe a cambiare programmi. Disturbi diversi, spesso chiusi con una frase breve: «Sarà l’età». Oppure, quando a parlarne è una donna: «Sarà lo stress». Una ricerca pubblicata il 5 ottobre 2026 su Nature Medicine mostra che il filo che unisce questi sintomi è più ampio di una spiegazione unica. Il gruppo di Matt Fillingim, Christophe Tanguay-Sabourin e colleghi, con Etienne Vachon-Presseau tra gli autori coordinatori, ha armonizzato dati riferiti da 6.125.459 persone, raccolti in 902 fonti di popolazione in 118 Paesi.

Nelle stime aggregate la prevalenza andava da circa il 2% per il dolore facciale al 40% per quello alla schiena. Le donne riportavano dolore più spesso degli uomini in tutte le undici sedi anatomiche considerate. I divari più ampi riguardavano dolore facciale, cefalea e dolore addominale, con rapporti di prevalenza di 1,83, 1,74 e 1,60. Per il mal di testa, la frequenza relativa risultava circa il 74% superiore nelle donne: non significa che il 74% delle donne soffra di cefalea. Significa che, a parità di confronto, la cefalea compariva più spesso nei dati femminili.

Il mal di schiena, mal di testa e dolori addominali nelle donne attraversano l’età lavorativa e non si spiegano soltanto con la vecchiaia. L’aumento della prevalenza era più ripido prima dei 55 anni. Nelle età avanzate emergeva un forte divario geografico: nei Paesi con il più basso indice di sviluppo umano, la prevalenza di qualsiasi dolore corporeo superava quella dei Paesi con l’indice più alto di circa 31 punti percentuali. Sono curve costruite confrontando popolazioni, non il percorso di una singola persona. Un dolore riferito in un’indagine non equivale a una diagnosi di dolore cronico.

Una mappa globale costruita su sei milioni di persone

Come sono stati messi insieme i dati

Armonizzare 902 fonti significa rendere confrontabili questionari nati in contesti diversi. Non è un unico studio clinico con visita e imaging per ogni partecipante. È una mappa di prevalenza del dolore riferito, utile per vedere dove il sintomo pesa di più e in quale fascia di età sale. Il valore sta nella scala: oltre sei milioni di persone e 118 Paesi riducono il rischio che un risultato dipenda da un solo sistema sanitario o da una sola lingua.

Il limite è speculare. Chi risponde a un’indagine descrive un fastidio, non consegna una cartella. Il dolore corporeo nelle donne può essere raccontato con parole diverse da quelle usate dagli uomini, e l’ascolto che riceve non è sempre lo stesso. La mappa documenta il divario. Non dimostra, da sola, se quel divario nasca da biologia, da accesso alle cure, da lavoro fisico o dal modo in cui il sintomo viene nominato.

Undici sedi, tre picchi femminili

La schiena resta la sede più comune in assoluto, con una prevalenza aggregata vicina al 40%. Il volto è la sede meno frequente, intorno al 2%. Tra questi estremi stanno testa, addome, articolazioni, torace e altre regioni. Il dato che colpisce non è solo l’altezza della curva lombare. È la direzione costante del confronto tra sessi: in ogni sede le donne stavano sopra gli uomini.

I rapporti di prevalenza chiariscono l’ordine delle differenze:

  • Dolore facciale: 1,83, il divario relativo più ampio.
  • Cefalea: 1,74, circa il 74% in più nelle donne.
  • Dolore addominale: 1,60.
  • Le altre sedi, inclusa la schiena, mostravano un eccesso femminile più contenuto ma presente.

Questi numeri non misurano la soglia del dolore in laboratorio. Misurano quante persone, in indagini di popolazione, dichiarano un sintomo in quella zona. Per questo il mal di schiena nelle donne e la cefalea femminile vanno letti insieme al contesto clinico, non come un destino statistico.

Perché l’età non spiega tutto

La salita più ripida prima dei 55 anni

L’idea comune è che il dolore arrivi con i capelli bianchi. Le curve di riferimento raccontano un’altra sequenza. La prevalenza cresceva in modo più ripido prima dei 55 anni e interessava ampiamente l’età in cui si lavora, si crescono figli e si gestiscono turni. Il dolore in età lavorativa non è un’eccezione da rimandare alla pensione. È una parte consistente della mappa.

Questo non cancella l’artrosi, l’osteoporosi o la sarcopenia dell’età avanzata. Sposta il baricentro. Se la lombalgia e la cefalea salgono già tra i 30 e i 50 anni, attribuirle in blocco all’invecchiamento lascia fuori ormoni, carico muscolare, sonno, infiammazione di basso grado e condizioni specifiche della vita riproduttiva. Le curve confrontano fasce di età diverse nello stesso periodo storico. Non seguono la stessa persona dalla giovinezza alla vecchiaia.

Geografia, sviluppo umano e trentuno punti di differenza

Nelle età avanzate il luogo pesava quanto gli anni. Nei Paesi con indice di sviluppo umano più basso, qualsiasi dolore corporeo era più frequente di circa 31 punti percentuali rispetto ai Paesi con indice più alto. Dieta, lavoro manuale, infezioni, accesso a diagnosi e antidolorifici, e la possibilità stessa di nominare il sintomo entrano in quel divario. Il dolore addominale femminile e la lombalgia non hanno la stessa storia in un ambulatorio urbano e in una comunità con pochi servizi.

Una media mondiale nasconde queste pendenze. Per chi legge dall’Italia il messaggio pratico è doppio. I servizi esistono, ma la frammentazione dei percorsi resta. La legge 38 del 2010 riconosce il diritto alla terapia del dolore, eppure molte persone ricominciano da zero a ogni visita. Il numero globale non sostituisce la domanda locale: da quanto tempo fa male, che cosa limita, chi ha già valutato il sintomo.

Biologia del divario: ormoni, immunità e sistemi del dolore

Cosa dice la letteratura, e cosa non dice lo studio

Lo studio su Nature Medicine documenta la differenza. Non ne isola la causa. L’International Association for the Study of Pain ricorda che nel confronto tra sessi entrano differenze ormonali, genetiche e immunitarie, insieme ai circuiti che elaborano e modulano il segnale doloroso. Gli ormoni sessuali possono influenzare questi processi, ma l’effetto cambia con il contesto e con il tipo di dolore. Attribuire ogni mal di testa nelle donne agli estrogeni è una semplificazione.

Anche gli esperimenti di laboratorio vedono differenze medie tra uomini e donne. L’entità dipende dallo stimolo e dalle condizioni psicologiche e sociali. Una media di gruppo non misura quanto una persona possa sopportare, né prevede la risposta a un farmaco. Il punto clinico resta il racconto individuale, non la curva.

Ormoni che alzano e ormoni che abbassano

Il testosterone ha un effetto tendenzialmente antinocicettivo. Livelli più bassi di androgeni si associano, in più linee di ricerca, a una maggiore percezione del dolore cronico. Gli estrogeni hanno un ruolo duplice. In alcuni circuiti aumentano la sensibilità. In altri favoriscono sostanze analgesiche prodotte da cellule immunitarie vicine al midollo spinale. Per questo la formula «è colpa degli estrogeni» non regge come spiegazione unica del dolore femminile.

La pubertà segna, in molte casistiche, l’aumento di emicrania, dolore pelvico e sindrome dell’intestino irritabile nelle ragazze. La gravidanza può offrire una finestra di analgesia. Il calo estrogenico premestruale e la transizione menopausale spostano di nuovo la soglia. Sono finestre, non sentenze. Una donna in menopausa con lombalgia può avere un problema meccanico, una frattura vertebrale, una stenosi o un dolore miofasciale. L’ormone è un contesto, non la diagnosi.

Immunità e durata del segnale

Ricerche recenti sul sistema immunitario innato suggeriscono che la durata del dolore non sia identica nei due sessi. Nei modelli animali, monociti maschili regolati dal testosterone rilasciano più interleuchina-10, una citochina che frena il segnale. Nei monociti femminili questa attività è spesso minore, e l’infiammazione locale può restare accesa più a lungo. Non è la spiegazione di ogni dolore addominale nelle donne, ma aiuta a capire perché alcune condizioni croniche durino di più.

Anche i circuiti del sistema nervoso centrale differiscono. Neuroimaging e studi preclinici mostrano vie genetiche e molecolari in parte distinte. Per decenni la ricerca sul dolore ha usato soprattutto animali maschi. Le policy che impongono di includere il sesso come variabile biologica stanno correggendo quel vuoto, e i risultati non sono una semplice copia in rosa dei dati maschili.

Microbiota, intestino e i tre dolori più citati

Asse intestino-cervello e cefalea

Circa il 90% della serotonina corporea è prodotta nell’intestino. Squilibri del microbiota possono alzare citochine come il TNF-alfa e sensibilizzare vie trigeminali coinvolte nell’emicrania. Studi su pazienti con cefalea cronica descrivono composizioni batteriche diverse rispetto ai controlli, con meno produttori di acidi grassi a catena corta. Non significa che un probiotico spenga il mal di testa. Significa che infiammazione intestinale, dieta povera di fibre e uso ripetuto di antibiotici entrano nel quadro di alcune cefalee ricorrenti.

Il collegamento è più forte quando la cefalea convive con sindrome dell’intestino irritabile. Donne in età fertile e persone con IBS compaiono spesso insieme in queste casistiche. Il microbiota non sostituisce la diagnosi di emicrania. Offre un livello in più da non ignorare se gli attacchi seguono pasti, gonfiore o alterazioni dell’alvo.

Dolore addominale: ormoni, peptide YY e motilità

Un filone recente descrive un circuito intestinale in cui gli estrogeni aumentano la sensibilità dolorosa. Cellule intestinali rilasciano peptide YY, che stimola altre cellule a produrre serotonina e attiva fibre nervose nocicettive. È un meccanismo locale, coerente con il rapporto di prevalenza di 1,60 del dolore addominale femminile nella mappa globale. Resta una ipotesi meccanicistica, non la causa di ogni crampo.

In clinica il dolore addominale nelle donne ha una lista lunga. Vanno distinti, senza allarmarismi inutili:

  1. Dolore ciclico legato a mestruazioni, ovulazione o endometriosi.
  2. Disturbi funzionali come la sindrome dell’intestino irritabile, spesso alternata a stipsi e diarrea.
  3. Infezioni urinarie, calcoli, diverticolite e malattie infiammatorie intestinali.
  4. Cause muscolo-scheletriche che irradiano dal bacino alla lombare.

La vicinanza anatomica tra utero, intestino e colonna lombosacrale spiega perché pancia e schiena si presentino insieme. Un dolore riflesso non è «nella testa». È un segnale condiviso da nervi che innervano organi vicini.

Lombalgia: carico, ciclo e infiammazione di basso grado

Il mal di schiena è il sintomo più prevalente della mappa, vicino al 40%. Nelle donne il picco relativo è meno estremo che per testa e addome, ma il numero assoluto di persone coinvolte è enorme. Il calo del progesterone prima del flusso rallenta la motilità intestinale e favorisce ritenzione di liquidi. Il dolore uterino si propaga ai muscoli lombari. Endometriosi e adenomiosi aggiungono infiammazione cronica e aderenze che tirano sulla fascia lombosacrale.

Disbiosi e permeabilità intestinale sono studiate soprattutto nel dolore nociplastico e nella fibromialgia, condizione a netta prevalenza femminile. Un lavoro pubblicato su Neuron ha mostrato che il microbiota di donne con fibromialgia, trasferito in topi privi di flora, riproduceva ipersensibilità al dolore. Sostituire quella flora riduceva il sintomo negli animali. Sono prove di meccanismo, non una cura pronta. Indicano che schiena, testa e addome possono condividere un terreno infiammatorio, non solo una postura.

Quando il pregiudizio entra nella visita

Le differenze tra i sessi pongono una questione clinica, non solo statistica. L’IASP segnala il rischio di sottovalutare esigenze specifiche, di applicare a tutti risultati ottenuti in campioni maschili e di leggere i sintomi attraverso stereotipi. Liquidare un dolore femminile come ansia, senza valutazione, ostacola il percorso. Anche presumere che una donna debba per forza soffrire di più, o che un uomo non possa lamentarsi, è un errore.

L’idea che un uomo debba resistere senza parlare, e che una donna sia troppo emotiva, cambia il racconto e l’ascolto. Il dolore resta reale. Cambia il tempo che gli viene dato. In ambulatorio il punto di partenza è ciò che quella persona descrive: sede, durata, ritmo, sonno, movimento, lavoro. Età e sesso sono contesto. Non sono la causa scritta in cartella.

Tre errori da evitare quando si parla di mal di schiena, mal di testa e dolori addominali nelle donne:

  • Chiudere il discorso con l’età prima di aver chiesto da quanto tempo e quanto limita la giornata.
  • Attribuire ogni sintomo allo stress o agli estrogeni senza escludere infezioni, endometriosi, emicrania primaria o un problema meccanico.
  • Copiare una terapia nata su casistiche maschili senza verificare dose, effetti collaterali e risposta individuale.

Dalla statistica alla cura della persona

Una mappa mondiale aiuta a vedere bisogni trascurati e differenze di accesso. In visita serve il dettaglio. Dove fa male. Da quanto. Con quale frequenza. Quanto toglie sonno, passi e lavoro. Il mal di schiena, la cefalea e il dolore addominale sono sintomi, non spiegazioni. Chiedere un diario di due settimane, annotando ciclo, pasti, feci e intensità, rende il colloquio più preciso di un aggettivo generico.

Sul piano microbiologico, interventi ragionevoli restano quelli già sostenuti da dati indiretti: fibre, regolarità dei pasti, uso prudente degli antibiotici, sonno e movimento. Non sono una terapia del dolore. Riducono fattori che alzano la soglia infiammatoria in una parte delle persone con cefalea o dolore addominale funzionale. La decisione su farmaci, fisioterapia o invio specialistico spetta al medico che conosce la storia.

Conclusioni

Il mal di schiena, mal di testa e dolori addominali nelle donne sono più frequenti che negli uomini, in tutte le sedi misurate e con i divari più netti su volto, testa e addome. L’età non spiega tutto: la prevalenza sale in modo più ripido prima dei 55 anni e, in età avanzata, il divario tra Paesi arriva a circa 31 punti percentuali. Ormoni, immunità, genetica, lavoro e ascolto clinico concorrono. Il microbiota è un livello emergente, soprattutto quando cefalea e dolore addominale viaggiano con disturbi intestinali, non la causa unica. Il messaggio utile della mappa è semplice. Dare al dolore lo spazio per essere descritto, prima di attribuirgli un’etichetta.

Domande Frequenti

Chi riporta più spesso mal di schiena, mal di testa e dolori addominali? Nelle curve globali su oltre sei milioni di persone, le donne riportavano dolore più frequentemente degli uomini in tutte le undici sedi, con i rapporti più alti per dolore facciale, cefalea e addome. Consiglio: non usare la media di gruppo per decidere se il tuo sintomo sia “normale”; portalo in visita con sede e durata.

Cosa misura davvero lo studio pubblicato su Nature Medicine? Misura la prevalenza del dolore riferito in indagini di popolazione, non una diagnosi di dolore cronico e non la causa biologica del divario. Consiglio: distingui sempre sintomo riferito e diagnosi; un questionario non sostituisce esami quando il quadro cambia.

Quando il dolore aumenta di più lungo la vita? L’aumento della prevalenza era più ripido prima dei 55 anni, quindi nell’età lavorativa, non soltanto nella vecchiaia. Consiglio: non rimandare la valutazione a “quando sarò più anziano” se il sintomo limita sonno o lavoro già ora.

Come si spiegano le differenze tra donne e uomini? Lo studio non isola una causa; la letteratura indica ormoni, immunità, genetica e fattori sociali, con effetti che cambiano secondo il tipo di dolore. Consiglio: diffida di chi riduce tutto agli estrogeni o tutto allo stress; chiedi una lettura che tenga insieme biologia e storia clinica.

Dove pesa di più il contesto geografico? Nelle età avanzate, i Paesi con indice di sviluppo umano più basso mostravano circa 31 punti percentuali in più di qualsiasi dolore corporeo. Consiglio: se vivi in un sistema con accesso alle cure, usalo presto; il ritardo diagnostico non è un destino inevitabile.

Perché questi tre dolori vanno letti insieme? Perché condividono vie nervose, finestre ormonali e, in una quota di casi, un terreno infiammatorio intestinale, pur restando sintomi distinti. Consiglio: annota per due settimane ciclo, pasti, alvo e intensità; quel diario vale più di una frase generica in ambulatorio.

Fonti

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