Il cotonnello dell’olivo è un psillide mediterraneo che produce secrezioni cerose bianche sui germogli e sulle infiorescenze dell’olivo.
Indice
Questo articolo di approfondimento esamina morfologia, ciclo biologico, danni e strategie di gestione del cotonnello dell’olivo (Euphyllura olivina). Risulta utile a olivicoltori, tecnici agronomi e appassionati di entomologia agraria perché permette di distinguere un parassita spesso secondario da situazioni critiche in fioritura, evitando interventi inutili e tutelando gli antagonisti naturali. Il target principale comprende produttori di olio e olive da tavola, professionisti della difesa integrata e studenti di fitopatologia interessati all’equilibrio dell’agroecosistema olivicolo.

Introduzione
Il cotonnello dell’olivo, noto scientificamente come Euphyllura olivina, rappresenta uno degli insetti più caratteristici degli oliveti mediterranei. Appartenente all’ordine dei Rincoti e alla famiglia dei Psillidi, questo fitofago è facilmente riconoscibile per le abbondanti formazioni cotonose bianche prodotte dagli stadi giovanili. Sebbene classificato come parassita secondario, in primavere miti e umide può concentrare la sua azione sulle mignole, riducendo allegagione e produzione. Comprendere biologia e soglie di intervento consente di intervenire solo quando necessario, preservando predatori e parassitoidi. L’articolo fornisce strumenti pratici per il riconoscimento precoce e la gestione sostenibile di questa psilla dell’olivo.
Identificazione e morfologia del cotonnello dell’olivo
L’adulto di Euphyllura olivina
L’adulto del cotonnello dell’olivo misura 2,5-3 mm. Il corpo è tozzo, di colore marrone-verdastro o verde chiaro, con capo ben sviluppato e leggermente più largo del torace. Le ali trasparenti sono tenute a tetto sul dorso e presentano due piccole macchie scure sulle anteriori, utili per il riconoscimento. Possiede apparato boccale pungente-succhiante. Questa morfologia lo distingue facilmente da altri omotteri presenti sull’olivo.
Stadi giovanili e secrezioni cerose
Le neanidi e le ninfe sono di colore verde-azzurrognolo o verde pallido. Vivono sempre avvolte da abbondanti secrezioni cerose bianche e soffici, che formano i tipici ciuffetti cotonosi sui germogli e sulle infiorescenze. Queste masse proteggono gli insetti e producono anche melata. La presenza di tali formazioni è il segnale più evidente di infestazione.
Uova e deposizione
Le uova sono ellissoidali, di circa 0,35 × 0,14 mm, di colore biancastro che vira al giallo-arancio. Vengono infisse con un peduncolo nelle gemme, nei piccioli fogliari e nei bocci fiorali. Ogni femmina può deporre da 150 a diverse centinaia di uova. Il peduncolo assorbe umidità dalla pianta, garantendo la sopravvivenza dell’uovo.
Ciclo biologico di Euphyllura olivina
Svernamento e ripresa primaverile
Il cotonnello dell’olivo sverna prevalentemente come adulto in fessure della corteccia, alla base dei piccioli e vicino alle gemme. Con l’aumento delle temperature primaverili riprende l’attività riproduttiva. Le femmine depongono sui nuovi getti della chioma esterna. In condizioni ottimali (12-30 °C) il potenziale riproduttivo è elevato; oltre i 32-35 °C l’ovideposizione si arresta.
Generazioni annuali
Nella maggior parte delle aree mediterranee si osservano due-tre generazioni principali, a volte fino a quattro o cinque in climi più favorevoli. La prima generazione si sviluppa sui germogli; la seconda coincide con la fioritura ed è la più dannosa. Una terza generazione può comparire in autunno. Lo sviluppo ninfale dura mediamente 24-35 giorni. In alcune zone settentrionali può completarsi una sola generazione.
Fattori climatici e vegetativi
Temperature miti, elevata umidità e abbondante vegetazione giovane favoriscono l’insetto. Le elevate temperature estive e le piogge intense riducono le popolazioni. Chiome dense e poco arieggiate creano microclimi favorevoli al psillide dell’olivo.
Danni provocati dal cotonnello dell’olivo
Danni diretti
Le punture trofiche di adulti e ninfe su gemme, fiori e frutticini alterano lo sviluppo degli organi. Sulle infiorescenze provocano aborto fiorale, sterilità e colatura. Sui giovani frutti possono indurre cascola precoce. I germogli infestati mostrano sviluppo stentato e, nei casi estremi, disseccamento. Il danno maggiore si verifica quando le ninfe della seconda generazione attaccano le mignole.
Danni indiretti
La melata e le secrezioni cerose favoriscono lo sviluppo di fumaggini (Capnodium spp.), che riducono la capacità fotosintetica e imbrattano foglie e frutti. L’asfissia dei tessuti sotto le masse cotonose agrava ulteriormente il quadro. Sebbene spesso limitati, in condizioni favorevoli i danni possono ridurre significativamente la produzione.
Soglie di intervento
La soglia economica è indicativamente intorno a 2,5-3 ninfe per 100 mignole o 2 ninfe per infiorescenza. Monitoraggi visivi e scuotimento di ramoscelli aiutano a valutare l’entità dell’infestazione prima di decidere eventuali interventi.
Strategie di gestione e difesa
Pratiche agronomiche preventive
La potatura migliora arieggiamento e illuminazione della chioma, riducendo l’umidità favorevole al cotonnello dell’olivo. Una concimazione equilibrata evita eccessi vegetativi. Queste misure costituiscono la base della difesa integrata.
Controllo biologico
Numerosi antagonisti naturali regolano le popolazioni. Tra i predatori spiccano Anthocoris nemoralis, Chrysoperla carnea e larve di sirfidi. Il principale parassitoide è Psyllaephagus euphyllurae, un’encirtide endoparassitoide. Conservare questi ausiliari evitando trattamenti a largo spettro è essenziale. L’uso di oli minerali o saponi potassici può ridurre le masse cerose senza danneggiare eccessivamente gli antagonisti.
Interventi chimici
Solo in caso di superamento delle soglie e su piante giovani o cultivar suscettibili si ricorre a prodotti ammessi. In agricoltura integrata sono disponibili sostanze come flupyradifurone o, in casi limitati, piretroidi. È fondamentale intervenire sulle forme giovanili prima che le secrezioni cerose le proteggano completamente. I trattamenti devono essere mirati e tempestivi.
Monitoraggio e soglie
Controlli settimanali da marzo a giugno, con particolare attenzione alla prefioritura, permettono di intervenire solo quando necessario. La presenza di masse cotonose su oltre il 60 % delle infiorescenze o densità elevate di ninfe giustificano l’azione.
Cultivar e sensibilità
Alcune varietà mostrano maggiore suscettibilità. Osservazioni in Calabria indicano Biancolilla e Coratina tra le più colpite rispetto ad altre cultivar. La scelta varietale e la gestione della chioma possono influenzare l’entità delle infestazioni di Euphyllura olivina.
Conclusioni
Il cotonnello dell’olivo (Euphyllura olivina) rimane un parassita secondario nella maggior parte delle annate, ma può diventare rilevante quando coincide con la fioritura in condizioni climatiche favorevoli. Il riconoscimento precoce delle masse cerose, il monitoraggio delle soglie e la tutela degli antagonisti naturali costituiscono le basi di una gestione efficace e sostenibile. Le pratiche agronomiche, in particolare la potatura, riducono significativamente il rischio. Solo in casi eccezionali è necessario ricorrere a interventi diretti. Una conoscenza approfondita di questo psillide permette agli olivicoltori di proteggere la produzione senza compromettere l’equilibrio dell’agroecosistema mediterraneo.
Domande Frequenti
Chi è il principale responsabile dei danni del cotonnello dell’olivo? Le ninfe della seconda generazione, che attaccano le mignole, provocano i danni più rilevanti attraverso punture e secrezioni. Consiglio: monitorare attentamente le infiorescenze in prefioritura.
Cosa sono le formazioni cotonose bianche sull’olivo? Si tratta di secrezioni cerose prodotte dagli stadi giovanili di Euphyllura olivina per protezione. Consiglio: non confonderle con altre cocciniglie o muffe.
Quando interviene il cotonnello dell’olivo? L’attività principale si concentra in primavera, con la seconda generazione in coincidenza della fioritura. Consiglio: iniziare i controlli già a marzo.
Come si controlla in modo sostenibile? Attraverso potatura, conservazione degli antagonisti naturali e, solo se necessario, oli o prodotti selettivi. Consiglio: privilegiare sempre la difesa integrata.
Dove si localizzano le infestazioni? Preferibilmente sui giovani germogli esterni e sulle infiorescenze della chioma. Consiglio: ispezionare soprattutto la parte periferica della pianta.
Perché il cotonnello può ridurre la produzione? Perché le punture causano aborto fiorale e cascola precoce dei frutticini, limitando l’allegagione. Consiglio: intervenire prima che le ninfe colonizzino massicciamente le mignole.
Fonti
- https://doi.org/10.3390/insects11030146
- https://academic.oup.com/aesa/article-abstract/70/5/707/16434
- https://www.researchgate.net/publication/339509919_Current_Distribution_of_the_Olive_Psyllid_Euphyllura_olivina_in_California_and_Initial_Evaluation_of_the_Mediterranean_Parasitoid_Psyllaephagus_euphyllurae_as_a_Biological_Control_Candidate
- https://www.microbiologiaitalia.it/
- https://www.microbiologiaitalia.it/batteriologia/
Crediti fotografici
Immagine in evidenza – Link
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