Il Microsporum canis è un importante dermatofito zoofilo responsabile di tigne cutanee in animali e uomo.
Indice
Questo articolo approfondisce la biologia, i meccanismi patogenetici e gli approcci diagnostici del Microsporum canis, un fungo di grande rilevanza in micologia medica e veterinaria. È utile per comprendere le dinamiche zoonotiche, migliorare la prevenzione e ottimizzare le strategie diagnostiche. Si rivolge a microbiologi, veterinari, dermatologi, studenti di scienze della vita e appassionati di micologia interessati alle infezioni fungine cutanee.
Introduzione
Il Microsporum canis rappresenta uno dei dermatofiti zoofili più diffusi a livello mondiale. Questo fungo cheratinofilo colonizza principalmente gatti e cani, agendo spesso come portatore asintomatico, e può trasmettersi all’uomo causando tinea capitis e tinea corporis. La comprensione della sua biologia risulta essenziale per gestire i focolai in ambienti domestici e rifugi.
La patogenesi di questo agente fungino coinvolge fattori di virulenza specifici come cheratinasi e subtilisina, che permettono l’invasione dei tessuti cheratinizzati. In ambito diagnostico, tecniche classiche e molecolari si integrano per un riconoscimento accurato. L’interesse crescente verso le zoonosi fungine rende questo argomento centrale per professionisti della salute pubblica e privata.
Conoscere a fondo il dermatofito zoofilo aiuta a ridurre i rischi di trasmissione e a migliorare le terapie.
Biologia del Microsporum canis
Caratteristiche morfologiche e tassonomiche
Il Microsporum canis appartiene al phylum Ascomycota e alla famiglia Arthrodermataceae. Si tratta di un fungo eterotallico con ciclo asessuato predominante. In coltura su agar Sabouraud, forma colonie bianche o crema, cotonose, con pigmento giallo-dorato sul rovescio.
Le macroconidi sono fusiformi, verrucose, a parete spessa, con 5-15 setti e dimensioni di 35-110 × 12-25 µm. I microconidi, meno numerosi, sono piriformi o clavati. L’invasione del pelo è di tipo ectothrix, con artrospore disposte a mosaico intorno al fusto.
Questo fungo dermatofita cresce ottimamente a 28 °C e produce fluorescenza verde-mela sotto lampada di Wood grazie a metaboliti come la pteridina. Le spore rimangono vitali nell’ambiente fino a 18 mesi, facilitando la persistenza ambientale.

Figura 1: Macroconidi colorati con blu di lattofenolo
Ecologia e distribuzione
Il Microsporum canis è cosmopolita, con maggiore prevalenza in climi temperati e caldi. I gatti rappresentano il serbatoio principale, spesso asintomatici, mentre i cani mostrano lesioni più evidenti. La trasmissione avviene per contatto diretto o tramite fomiti contaminati.
Studi recenti evidenziano una diversificazione genetica all’interno del complesso Microsporum canis, con ceppi zoofili più virulenti di quelli antropofili correlati. La capacità di formare biofilm e produrre enzimi degradativi sostiene la sua adattabilità.
Elenco dei principali ospiti:
- Gatti (serbatoio primario)
- Cani
- Uomo (ospite occasionale)
- Altri mammiferi (cavalli, conigli, animali selvatici)
Patogenesi dell’infezione da Microsporum canis
Meccanismi di adesione e invasione
La patogenesi del Microsporum canis inizia con l’adesione degli artroconidi ai tessuti cheratinizzati danneggiati. Fattori predisponenti includono età giovane, immunosoppressione, trauma cutaneo e umidità elevata. Le spore germinano nello strato corneo e producono ife che invadono i follicoli piliferi.
Le cheratinasi, fungilisina e subtilisina degradano la cheratina, fornendo nutrienti al fungo. I metaboliti fungini inducono una risposta infiammatoria che spinge l’infezione a progredire centrifuga, generando le tipiche lesioni anulari. Nei casi gravi può svilupparsi cherion o, raramente, infezione invasiva.
Il dermatofito inibisce la risposta linfocitaria tramite mannani della parete cellulare e altera la funzione macrofagica. Nei bambini e negli immunocompromessi le lesioni sono spesso più infiammatorie.

Figura 2: Lesioni ad anello da Microsporum canis (Tinea corporis)
Fattori di virulenza principali
I principali fattori di virulenza del Microsporum canis comprendono:
- Cheratinasi e proteasi
- Lipasi e DNasi
- Capacità di formare biofilm
- Produzione di metaboliti fluorescenti
Questi elementi variano tra ceppi e influenzano la gravità clinica. La risposta dell’ospite determina se l’infezione rimanga localizzata o diventi più estesa.
Diagnostica del Microsporum canis
Approccio clinico e screening
La diagnosi di infezione da Microsporum canis richiede un approccio multimodale. L’esame clinico rivela alopecia circolare, squame, croste e talvolta prurito. La lampada di Wood evidenzia fluorescenza verde-mela in circa il 50-70 % dei casi, utile per selezionare i peli da campionare.
Un risultato negativo non esclude l’infezione. È fondamentale esaminare peli e squame al microscopio dopo montaggio in olio minerale o KOH, cercando artrospore ectothrix e ife.
Coltura e identificazione morfologica
La coltura su terreno DTM o Sabouraud resta il gold standard. Le colonie crescono in 7-14 giorni a temperatura ambiente. L’identificazione si basa su morfologia macroscopica e microscopica delle macroconidi.
Tecniche come MALDI-TOF MS offrono identificazione rapida e accurata.

Figura 3: Coltura di Microsporum canis su SDA – Sabouraud Dextrose Agar
Diagnostica molecolare e avanzata
La PCR real-time e il sequenziamento della regione ITS permettono diagnosi rapide e specifiche per Microsporum canis.
Elenco dei principali metodi diagnostici:
- Lampada di Wood
- Esame microscopico diretto
- Coltura micologica
- PCR e sequenziamento
- Istologia (casi atipici)
La combinazione di più test aumenta l’accuratezza diagnostica.
Conclusioni
La conoscenza approfondita di biologia, patogenesi e diagnostica del Microsporum canis è fondamentale per controllare le dermatofitosi zoonotiche. Questo dermatofito zoofilo continua a rappresentare una sfida in ambito veterinario e umano, specialmente in contesti con elevata densità di animali. L’integrazione di metodi classici e molecolari migliora la rapidità e la precisione diagnostica, consentendo interventi tempestivi.
La prevenzione passa attraverso l’identificazione dei portatori, la decontaminazione ambientale e l’educazione dei proprietari. Ulteriori ricerche sui fattori di virulenza e sulla resistenza antifungina contribuiranno a strategie terapeutiche più efficaci. Il monitoraggio continuo di questo fungo patogeno resta prioritario per la salute pubblica e animale.
Domande Frequenti
Chi è più a rischio di infezione da Microsporum canis? Bambini, soggetti immunocompromessi e persone a contatto frequente con gatti o cani. Consiglio: esaminare sempre gli animali domestici in caso di lesioni cutanee familiari.
Cosa causa le tipiche lesioni anulari? L’invasione ectothrix e la risposta infiammatoria indotta dai metaboliti del fungo. Consiglio: non basarsi solo sull’aspetto clinico, ma confermare sempre con esami di laboratorio.
Quando sospettare un’infezione da questo dermatofito? In presenza di alopecia circolare, squame e contatto con animali, specialmente se la lampada di Wood è positiva. Consiglio: effettuare screening nei rifugi e nelle cucciolate.
Come si diagnostica correttamente l’infezione? Combinando esame microscopico, coltura e, se necessario, PCR. Consiglio: campionare peli fluorescenti o marginali alle lesioni per massimizzare la resa.
Dove sopravvive più a lungo il fungo? Nell’ambiente contaminato da peli e squame, fino a 18 mesi. Consiglio: disinfettare accuratamente superfici, spazzole e cucce con prodotti antifungini.
Perché è importante identificare la specie? Perché orienta sulla fonte di infezione e sulle misure di controllo zoonotico. Consiglio: richiedere sempre l’identificazione specifica al laboratorio.
Fonti
- https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC10932039/
- https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC10367411/
- https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC10251787/
Crediti fotografici
- https://commons.wikimedia.org/
- https://mycology.adelaide.edu.au
- https://phil.cdc.gov