Bevande molto calde e rischio di cancro all’esofago: cosa dice lo studio

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By Francesco Centorrino

Revisionato dal Medical Board

Bere tè e caffè troppo caldi può triplicare il rischio di tumore squamoso dell’esofago.

Questo articolo spiega il legame tra bevande molto calde e cancro all’esofago, i dati del grande studio britannico del 2026, i meccanismi biologici e le abitudini pratiche per ridurre il rischio. È utile a chi beve quotidianamente tè o caffè, a chi si occupa di prevenzione oncologica e a chi vuole capire come la temperatura, più della bevanda in sé, agisce sulla mucosa. Il testo si rivolge a lettori interessati a salute, alimentazione e microbiologia applicata alla prevenzione.

Introduzione

Il tè e caffè molto caldi fanno parte della routine di milioni di persone. Un grande studio britannico ha però mostrato che chi li consuma “molto caldi” ha un rischio circa triplo di carcinoma squamoso dell’esofago rispetto a chi li beve tiepidi. Il dato non riguarda l’adenocarcinoma, l’altro grande tipo di tumore dell’esofago. La IARC già nel 2016 aveva classificato le bevande a temperatura elevata come probabilmente cancerogene per l’uomo. Il nuovo lavoro, su quasi un milione di adulti seguiti per 14 anni, rafforza l’evidenza in una popolazione occidentale. Capire temperatura, frequenza e danno termico alla mucosa aiuta a modificare un’abitudine quotidiana senza rinunciare al piacere della tazza.

Cosa ha scoperto lo studio sulle bevande bollenti

Il campione e i due tipi di tumore

I ricercatori di Oxford Population Health hanno analizzato le abitudini di circa 980.000 adulti britannici, provenienti da UK Biobank e Million Women Study. Nel follow-up di 14 anni sono emersi migliaia di casi di cancro all’esofago. Il rischio aumentato riguardava solo il carcinoma a cellule squamose, non l’adenocarcinoma. Chi dichiarava di bere infusi scaldanti “molto caldi” aveva un rischio circa tre volte superiore rispetto a chi li definiva “tiepidi”. Chi li definiva semplicemente “caldi” stava in una posizione intermedia, con un aumento intorno al 70%.

Temperatura e quantità contano insieme

Dopo aver tenuto conto della frequenza, il consumo quotidiano di sei o più liquidi a temperatura elevata era associato a un incremento del 71% del rischio di carcinoma squamoso. La combinazione “molto caldo + tante tazze” è quindi il quadro più sfavorevole. Lo studio si basava su percezione soggettiva, non su termometri. Questo è un limite, ma il gradiente di rischio tra “tiepido”, “caldo” e “molto caldo” è coerente con ricerche precedenti in Asia, Africa, Medio Oriente e Sud America.

  • Bere “molto caldo” vs “tiepido”: rischio circa x3 per SCC
  • Bere “caldo” vs “tiepido”: rischio circa x1,7
  • Sei o più tazze al giorno: +71% di rischio SCC, a parità di temperatura percepita
  • Nessun nesso chiaro con l’adenocarcinoma

Perché il calore danneggia l’esofago

Lesione termica e rinnovamento cellulare

Il meccanismo più credibile è il danno ripetuto alla mucosa. Liquidi sopra i 65 °C possono ustionare in modo lieve ma ripetuto l’epitelio. La riparazione continua accelera le divisioni cellulari. Un tessuto che si rinnova troppo spesso accumula più facilmente errori. Studi su cellule della mucosa orale in aree ad alta incidenza hanno mostrato citotossicità e aumento della proliferazione oltre i 60 °C, senza necessariamente danno genotossico diretto. Il calore agisce quindi come promotore tumorale.

Cosa dice la IARC e gli studi storici

Nel 2016 la IARC ha classificato il consumo di bevande molto calde nel gruppo 2A, “probabilmente cancerogeno”. Il mate sudamericano e il tè iraniano o cinese bevuti a circa 70 °C erano già associati a SCC. Lo studio di Golestan in Iran, con temperatura misurata, ha confermato che tè a 60 °C o più e tempi di attesa brevi aumentano il rischio. Meta-analisi precedenti avevano già indicato un odds ratio intorno a 2 per il carcinoma squamoso, non per l’adenocarcinoma.

Fattori che si sommano

Fumo e alcol restano i grandi fattori di rischio per il tumore squamoso dell’esofago. Il calore non li sostituisce, ma si aggiunge. Chi fuma o beve alcol e contemporaneamente assume tè e caffè bollenti accumula più insulti sulla stessa mucosa. Il reflusso e l’obesità pesano di più sull’adenocarcinoma. Distinguere i due istotipi evita allarmi inutili e permette consigli mirati.

Come ridurre il rischio senza rinunciare al tè e al caffè

Lasciare raffreddare è il gesto più semplice

Gli esperti di Cancer Research UK consigliano di aspettare finché la bevanda è “comoda da bere”, non di cronometrare i minuti. Aggiungere latte freddo o un cubetto abbassa subito la temperatura. Soffiare in superficie non basta: il nucleo del liquido resta caldo. Servire a temperature da bar “extra hot” (anche oltre 80 °C) è da evitare se si beve subito.

  1. Versare e attendere 3-5 minuti prima del primo sorso.
  2. Aggiungere latte o acqua a temperatura ambiente.
  3. Preferire tazze più larghe, che disperdono calore più in fretta.
  4. Non richiedere “molto caldo” al bar se si beve in pochi minuti.
  5. Limitare le tazze quotidiane se già si beve spesso.

Quante tazze e a che temperatura

Non esiste una soglia magica misurata in ogni casa. La IARC indica 65 °C come soglia di attenzione. In Europa molte persone bevono intorno ai 60 °C. Scendere verso il “tiepido-caldo confortevole” è l’obiettivo realistico. Ridurre da “molto caldo” a “caldo” potrebbe già evitare una parte dei casi di SCC, secondo gli autori dello studio britannico.

Chi è più esposto e quando preoccuparsi

Il cancro all’esofago di tipo squamoso è meno comune in Italia e nel Regno Unito rispetto ad alcune aree dell’Asia e dell’Africa. Il rischio assoluto resta basso. Tuttavia chi beve molte bevande bollenti ogni giorno, fuma o consuma alcol dovrebbe considerare la temperatura un fattore modificabile. I sintomi da non ignorare sono difficoltà a deglutire, dolore retrosternale, calo di peso e raucedine persistente. Non sono specifici, ma meritano visita medica.

Dove e come si consumano le bevande a rischio

In Sud America il mate, in Iran e Cina il tè versato quasi bollente, in Africa orientale tè e porridge molto caldi: in queste aree l’incidenza di SCC è alta. In Occidente il caffè “extra hot” e il tè appena infuso possono raggiungere temperature simili se si beve subito. Il luogo (casa, bar, ufficio) conta meno della temperatura al momento del sorso. Anche i bambini, in alcuni contesti, ricevono bevande ancora troppo calde.

Conclusioni

Le bevande molto calde non sono “veleno”, ma un fattore di rischio modificabile per il carcinoma squamoso dell’esofago. Lo studio britannico del 2026, il più ampio finora su una popolazione occidentale, conferma temperatura e frequenza come bersagli di prevenzione. Lasciare raffreddare tè e caffè fino a una temperatura confortevole, non superare le sei tazze calde al giorno e non sommare fumo e alcol è una strategia semplice. Il beneficio individuale è piccolo perché la malattia è rara, ma su scala di popolazione i casi evitabili non sono trascurabili. La prevenzione passa da un gesto quotidiano: aspettare quel minuto in più prima del sorso.

Domande Frequenti

Chi è più a rischio se beve bevande molto calde? Chi preferisce tè e caffè “molto caldi”, chi ne consuma sei o più al giorno e chi già fuma o beve alcol ha il quadro meno favorevole per il carcinoma squamoso. Consiglio: se riconosci questi fattori, inizia subito a lasciare raffreddare ogni tazza.

Cosa aumenta davvero il rischio, la bevanda o il calore? I dati indicano il calore, non il tè o il caffè in sé. La IARC non classifica il caffè come cancerogeno; classifica invece le bevande molto calde. Consiglio: concentra l’attenzione sulla temperatura al momento del sorso, non sul tipo di infuso.

Quando una bevanda è considerata troppo calda? La soglia di riferimento IARC è circa 65 °C. Nella pratica, se brucia la lingua o non si riesce a sorseggiare con calma, è troppo calda. Consiglio: aspetta finché è comoda da bere senza soffiata continua.

Come si può abbassare la temperatura in modo efficace? Attendere alcuni minuti, aggiungere latte o acqua a temperatura ambiente e usare tazze larghe. Soffiare solo in superficie non basta. Consiglio: prepara la tazza e occupati di altro per tre minuti prima del primo sorso.

Dove il problema è storicamente più evidente? In aree dove tè o mate si bevono tradizionalmente a 70 °C o più: parti di Sud America, Iran, Cina e Africa orientale. Lo studio UK mostra che il nesso vale anche in Occidente. Consiglio: adatta l’abitudine locale, non copiare temperature da bar “extra hot”.

Perché il calore favorirebbe il tumore e non l’adenocarcinoma? Il danno termico colpisce l’epitelio squamoso dell’esofago medio-superiore. L’adenocarcinoma nasce più in basso, legato a reflusso e metaplasia di Barrett. Consiglio: non generalizzare il rischio a tutti i tumori dell’esofago; agisci sul fattore che puoi controllare, la temperatura.

Fonti

Crediti fotografici

Immagine in evidenza generata con AI – Link

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