Pazienti cronici: siamo sicuri che servano tutte quelle pillole?

Foto dell'autore

By Francesco Centorrino

Revisionato dal Medical Board

La polifarmacia nei pazienti cronici va rivalutata: più farmaci non equivalgono sempre a più salute o sicurezza.

Questo testo analizza la polifarmacia e la deprescrizione nei pazienti cronici, spiegando rischi, benefici e strumenti di revisione. Serve a chi convive con multimorbidità, caregiver, medici di famiglia e farmacisti. Aiuta a distinguere terapia utile da carico inutile e a chiedere una medication review consapevole.

Introduzione

Nelle case degli anziani il portapillole settimanale è ormai una scena quotidiana. Una compressa per la pressione, una per il colesterolo, una per il diabete, l’antiaggregante, il gastroprotettore, l’analgesico e magari un sonnifero. Davanti a questa lista nasce una domanda legittima: i pazienti cronici hanno davvero bisogno di tutte quelle pillole?

La risposta non è un no automatico. La politerapia appropriata riduce complicanze e ricoveri. Il problema nasce quando cinque linee guida per cinque malattie si sommano su una sola persona, senza un punto di sintesi. Il sistema sanitario è bravissimo ad aggiungere farmaci, molto meno organizzato nel toglierli.

L’OMS considera la polifarmacia una delle tre priorità della sicurezza dei medicinali. Circa metà del danno prevenibile in sanità è correlato ai farmaci. Per i pazienti cronici la questione non è curare meno, ma capire quando più terapia non significa più salute.

Corpo centrale: multimorbidità e paradosso delle linee guida

Che cosa significa polifarmacia problematica

Si parla di polifarmacia quando si assumono cinque o più medicinali. Non è un numero magico, ma un segnale di complessità. L’OMS distingue polifarmacia appropriata e polifarmacia problematica. La prima ha obiettivi chiari, benefici credibili e rischi contenuti. La seconda include farmaci superflui, inefficaci o difficili da gestire.

Nei pazienti cronici la multimorbidità è la norma. Diabete, ipertensione, cardiopatia, osteoporosi e artrosi convivono. Ogni specialista può prescrivere in modo corretto secondo la propria disciplina. La somma, però, può diventare un carico ingestibile.

Il NICE ricorda che molte raccomandazioni derivano da studi su persone con meno comorbidità rispetto ai pazienti complessi reali. Serve una valutazione individuale di benefici, rischi, aspettative e obiettivi di vita.

Perché il sistema tende solo ad aggiungere

Il SSN è progettato per diagnosticare e trattare. Ogni nuova diagnosi attiva una nuova prescrizione. Poche visite sono dedicate a chiedere: questo farmaco serve ancora? L’obiettivo per cui era stato iniziato esiste ancora?

Nei pazienti cronici anziani cambiano funzione renale, peso, mobilità e priorità. Un farmaco utile a sessant’anni può essere discutibile a ottantacinque, soprattutto se l’aspettativa di vita è limitata e i rischi di caduta o interazione crescono.

  • Cascata prescrittiva: un effetto collaterale viene trattato con un altro farmaco.
  • Duplicazioni tra specialisti che non comunicano.
  • Terapie preventive con beneficio lontano in persone fragili.
  • Scarsa aderenza per schemi troppo complessi.

Deprescribing: non sospendere a caso

La parola chiave è deprescribing o deprescrizione. Non è un taglio indiscriminato. È un processo strutturato, condiviso con il paziente, che valuta se ridurre, sostituire o sospendere un medicinale sotto controllo.

Le domande essenziali sono poche:

  1. Questo farmaco serve ancora?
  2. Qual è il beneficio atteso e in quanto tempo?
  3. Sta causando effetti indesiderati?
  4. Interagisce con altre terapie?
  5. Che cosa accadrebbe se lo riducessimo con monitoraggio?

Una revisione del BMJ sui trial di deprescribing negli anziani mostra che il tema è ormai clinica matura. Gli esiti non sono uniformi: va personalizzato. Poco più della metà degli interventi batte le cure usuali su almeno un endpoint primario.

Chi è più a rischio tra i pazienti cronici

Il rischio di polifarmacia problematica sale con età, fragilità, insufficienza renale, demenza e transizioni di cura (ricovero, dimissione, cambio specialista). In Italia i dati OsMed indicano che una quota rilevante di over 65 assume almeno cinque principi attivi; una parte arriva a dieci o più.

Tra i pazienti cronici cardiovascolari la polifarmacia è frequente a ogni età. Statement scientifici invitano a strategie di deprescrizione anche per farmaci cardiologici e non cardiologici, perché entrambi contribuiscono al carico e agli eventi avversi.

Anche gli antibiotici ripetuti, gli ipnoinducenti e i FANS cronici meritano attenzione. L’uso prolungato di alcune classi altera microbiota, aumenta cadute e può generare dipendenza o resistenza.

Come si fa una revisione della terapia

La medication review dovrebbe essere ordinaria, non un’eccezione. Il medico di medicina generale coordina, lo specialista porta la competenza di organo, il farmacista clinico intercetta interazioni e duplicazioni.

Un percorso utile per i pazienti cronici include:

  • Lista aggiornata di tutti i medicinali, integratori e OTC.
  • Confronto con diagnosi attive e obiettivi di cura.
  • Identificazione di PIM (potentially inappropriate medications).
  • Decisione condivisa su cosa mantenere, ridurre o sospendere.
  • Piano di monitoraggio di pressioni, glicemie, sintomi e ricadute.

Strumenti come criteri di Beers, STOPP/START e approcci “Seek, Screen, Save, Sever” aiutano a rendere il processo ripetibile. L’obiettivo non è un numero basso di pillole, ma ogni compressa deve produrre più beneficio che rischio.

Tecnologia, Fascicolo sanitario e intelligenza artificiale

Il Fascicolo sanitario elettronico potrebbe diventare un motore clinico. Incrociando diagnosi, prescrizioni, esami e ricoveri può segnalare interazioni, duplicazioni e terapie da rivalutare. Per i pazienti cronici con cinque, dieci o quindici farmaci, una revisione periodica supportata dal digitale è più realistica di un controllo occasionale.

L’intelligenza artificiale non sostituisce il giudizio clinico. Può però ridurre il tempo perso a ricostruire la storia terapeutica e mettere in evidenza schemi ad alto rischio. Il salto organizzativo è premiare anche chi, quando è possibile, toglie.

Impatto su aderenza, cadute e qualità di vita

Più pillole non significano più aderenza. Schemi complessi aumentano dimenticanze, errori di orario e automodifiche. Nei pazienti cronici fragili le interazioni si traducono in ipotensione, delirium, emorragie, cadute e riospedalizzazioni.

Ridurre i farmaci inappropriati può abbassare costi quotidiani e rischio di reazioni avverse. Alcuni studi di deprescrizione guidata da farmacisti o team multidisciplinari hanno mostrato riduzione del numero medio di medicinali e, in sottogruppi, miglioramenti pressori o di funzione. I risultati variano: serve follow-up breve e lungo.

Antibiotici, microbiota e cronicità

Anche se il tema centrale è la polifarmacia cardiovascolare e metabolica, i pazienti cronici ricevono spesso cicli ripetuti di antibiotici per infezioni respiratorie o urinarie. L’uso eccessivo altera il microbiota, favorisce Clostridioides difficile e resistenze.

La deprescrizione qui coincide con appropriatezza: non iniziare, non prolungare, non ripetere senza indicazione. È un ponte naturale tra sicurezza del farmaco e microbiologia clinica.

Conclusioni

I pazienti cronici non hanno bisogno di meno medicina. Hanno bisogno di medicina più precisa. La domanda “servono tutte quelle pillole?” non è ideologica. È una domanda di appropriatezza.

La polifarmacia appropriata salva vite. La polifarmacia problematica consuma energia, aumenta eventi avversi e allontana gli obiettivi che contano per la persona: autonomia, sonno, meno ricoveri, meno confusione.

Il deprescribing deve diventare funzione ordinaria del SSN, insieme alla revisione strutturata e al supporto digitale. Prescrivere tutto ciò che serve. E niente di ciò che non serve più. Questa è la misura della qualità nelle terapie croniche.

Domande Frequenti

Chi dovrebbe chiedere una revisione della terapia?

Chi vive con più malattie croniche, assume cinque o più farmaci, ha avuto cadute, ricoveri o effetti collaterali, oppure è un caregiver di un anziano fragile. Consiglio: porta in visita la lista completa di medicinali e integratori, non solo quelli “ufficiali”.

Cosa si intende per deprescribing nei pazienti cronici?

Cosa indica un processo medico controllato per ridurre, sostituire o sospendere farmaci non più necessari, inefficaci o troppo rischiosi, senza abbandonare le cure utili. Consiglio: non interrompere mai un farmaco da solo: la sospensione va pianificata.

Quando ha senso rivalutare le pillole?

Quando cambia l’età, la funzione renale, l’aspettativa di vita, dopo un ricovero, all’arrivo di un nuovo specialista o se compaiono sintomi nuovi attribuibili ai medicinali. Consiglio: chiedi una medication review almeno una volta l’anno se sei in politerapia.

Come si riduce in sicurezza il carico di farmaci?

Come si procede con valutazione multidisciplinare, priorità del paziente, riduzione graduale e controlli ravvicinati di pressione, glicemia, umore e dolore. Consiglio: concordate un piano scritto con date di rivalutazione.

Dove si fa la deprescrizione?

Dove esiste un rapporto stabile con il medico di famiglia, in ambulatori di geriatria o medicina interna, in farmacia clinica e, in prospettiva, con supporto del Fascicolo sanitario. Consiglio: usa sempre la stessa farmacia per intercettare duplicazioni.

Perché più farmaci non equivalgono sempre a più salute?

Perché nei pazienti cronici i benefici delle linee guida monopatologia si sommano ai rischi di interazione, scarsa aderenza e carico quotidiano, e metà del danno prevenibile in sanità è legato ai medicinali. Consiglio: misura il successo della terapia anche in termini di qualità di vita, non solo di valori di laboratorio.

Fonti

Crediti fotografici

Immagine in evidenza generata con AI – Link