Scopri cos’è il tampone vaginale e quali esami diagnostici può includere per le patologie del tratto genitale femminile.
Indice
- Introduzione
- Vaginiti, vaginosi e disbiosi
- Il microbiota vaginale
- Quando è indicato il tampone vaginale?
- Fase preanalitica
- Informazioni cliniche
- Raccolta del campione
- Trasporto del campione
- Accettazione del campione
- Esame microscopico a fresco
- Clue cells
- Colorazione di Gram
- Nugent score
- Criteri di Amsel
- Hay-Ison score
- Diagnosi della vaginosi batterica
- Diagnosi della vaginite aerobia
- Ricerca di Candida spp
- Colonizzazione o infezione?
- Ricerca di Trichomonas vaginalis
- Coltura microbiologica
- Antibiogramma
- Diagnostica molecolare
- Tampone vaginale e infezioni sessualmente trasmesse
- Vulvovaginite persistente o ricorrente
- Interpretazione del referto
- Errori da evitare nell’interpretazione
- Percorso diagnostico sintetico
- Indicazioni pratiche per il laboratori
- Conclusioni
Introduzione
Il tampone vaginale è uno dei principali campioni utilizzati nella diagnostica microbiologica delle patologie del tratto genitale femminile.
Dal punto di vista diagnostico, tuttavia, l’espressione “tampone vaginale” non identifica un singolo esame. Il campione può infatti essere sottoposto a differenti indagini microbiologiche in relazione al quadro clinico e al quesito diagnostico: esame microscopico a fresco, colorazione di Gram, valutazione del microbiota mediante score di Nugent o altri sistemi di scoring, coltura, identificazione dei microrganismi, ricerca di Candida spp., ricerca di Trichomonas vaginalis e test molecolari.
Un approccio appropriato deve pertanto considerare l’intero percorso diagnostico, dalla fase preanalitica fino all’interpretazione del risultato.
L’Associazione Microbiologi Clinici Italiani (AMCLI) ha sviluppato specifici Percorsi Diagnostici con l’obiettivo di migliorare l’appropriatezza della fase preanalitica, l’utilizzo delle metodiche diagnostiche e l’integrazione tra microbiologo e clinico. Tra questi rientra il percorso dedicato a “Vaginiti e vaginosi”, sviluppato dal Gruppo di Lavoro sulle Infezioni Sessualmente Trasmesse (GLIST). La pagina AMCLI attualmente riporta il percorso 2025 tra le attività del gruppo, mentre il precedente documento disponibile sul sito è indicato come in revisione.
Principio fondamentale
Il tampone vaginale non deve essere interpretato come una semplice ricerca di microrganismi. Il risultato microbiologico deve essere correlato al quadro clinico, alla sede del prelievo e alla metodica utilizzata.
Vaginiti, vaginosi e disbiosi
Prima di descrivere la processazione del tampone è necessario distinguere alcune condizioni che possono presentarsi con sintomi simili ma hanno caratteristiche microbiologiche differenti.
Vaginosi batterica
La vaginosi batterica (VB) è caratterizzata da un’alterazione dell’ecosistema vaginale con riduzione dei lattobacilli e aumento di batteri anaerobi e altri microrganismi associati alla disbiosi.
Vulvovaginite da Candida
È associata soprattutto a Candida albicans, ma possono essere coinvolte anche specie non-albicans.
Tricomoniasi
È causata dal protozoo Trichomonas vaginalis e rientra tra le infezioni sessualmente trasmesse.
Vaginite aerobia
La vaginite aerobia (VA) rappresenta un quadro distinto dalla vaginosi batterica e può essere associata a una marcata risposta infiammatoria e alla presenza di determinati morfotipi batterici.
Il percorso diagnostico AMCLI precedente distingue esplicitamente la diagnosi di VB da quella di VA e prevede approcci microbiologici differenti, comprendenti microscopia, colorazione di Gram, scoring e, per la VA, anche coltura ed eventuale antibiogramma.
Il microbiota vaginale
La vagina ospita normalmente una comunità microbica complessa, nella quale i batteri appartenenti al genere Lactobacillus possono rappresentare una componente predominante.
L’equilibrio dell’ecosistema vaginale è influenzato da diversi fattori:
- età;
- stato ormonale;
- ciclo mestruale;
- gravidanza;
- attività sessuale;
- antibiotici;
- contraccezione;
- condizioni immunologiche.
La composizione del microbiota non è quindi necessariamente identica in tutte le donne.
Dal punto di vista laboratoristico è particolarmente importante distinguere tra:
presenza di un microrganismo ≠ colonizzazione ≠ disbiosi ≠ infezione
Questa distinzione è fondamentale soprattutto per Candida spp. e per alcuni batteri appartenenti al microbiota vaginale.
Quando è indicato il tampone vaginale?
L’indagine microbiologica può essere richiesta in presenza di:
- leucorrea anomala;
- prurito;
- bruciore;
- eritema vulvare;
- dispareunia;
- alterazioni dell’odore o dell’aspetto delle secrezioni;
- sospetto di vaginosi batterica;
- sospetto di candidosi;
- sospetto di tricomoniasi;
- vulvovaginiti persistenti o ricorrenti;
- sospetto di infezione sessualmente trasmessa.
Non tutti questi quadri richiedono necessariamente lo stesso pannello diagnostico.
L’obiettivo dovrebbe essere quello di scegliere il test più appropriato per il quesito clinico, evitando sia richieste eccessivamente generiche sia pannelli non giustificati.
Fase preanalitica
La fase preanalitica comprende tutte le procedure che precedono l’analisi del campione.
È una delle fasi più importanti dell’intero processo diagnostico.
Informazioni cliniche
La richiesta dovrebbe contenere, quando disponibili:
- sintomi;
- durata della sintomatologia;
- sospetto clinico;
- gravidanza;
- terapia antibiotica o antimicotica recente;
- precedenti episodi di vaginite o vaginosi;
- ricorrenza dei sintomi;
- eventuale sospetto di IST;
- esami precedentemente eseguiti.
Queste informazioni permettono al microbiologo di interpretare correttamente il risultato e, quando previsto dal percorso laboratoristico, di selezionare le metodiche più appropriate.
Raccolta del campione
Il tampone deve essere raccolto dalla sede anatomica indicata dal quesito diagnostico.
Il dispositivo di raccolta deve essere compatibile con la metodica successiva.
Questo aspetto è particolarmente importante quando sullo stesso campione devono essere eseguite metodiche differenti.
Per esempio:
tampone → microscopia
può richiedere modalità di gestione differenti rispetto a:
tampone → NAAT/PCR
oppure:
tampone → coltura microbiologica
Le modalità specifiche di raccolta, il tipo di tampone e il sistema di trasporto devono pertanto essere definiti sulla base della procedura del laboratorio e delle istruzioni del sistema diagnostico utilizzato.
Trasporto del campione
Dopo la raccolta il campione deve essere trasferito al laboratorio nelle condizioni previste per la metodica richiesta.
Devono essere controllati:
- identificazione;
- integrità del contenitore;
- dispositivo di raccolta;
- terreno di trasporto;
- temperatura;
- tempo di trasporto;
- compatibilità con la metodica.
Particolare attenzione deve essere posta al campione destinato all’esame microscopico a fresco per la ricerca di Trichomonas vaginalis, poiché la sensibilità della microscopia diminuisce con il tempo.
Il CDC segnala che il wet mount ha una sensibilità limitata e che l’osservazione deve essere eseguita tempestivamente; quando il risultato microscopico è negativo e il sospetto clinico persiste, sono indicate metodiche più sensibili, come i NAAT.
Accettazione del campione
All’arrivo in laboratorio devono essere verificati:
- identificazione del paziente;
- corrispondenza tra campione e richiesta;
- tipo di campione;
- sistema di trasporto;
- condizioni di conservazione;
- tempi di trasporto;
- quantità e idoneità del campione.
Eventuali non conformità devono essere gestite secondo la procedura del laboratorio.
Esame microscopico a fresco
L’esame microscopico rappresenta una delle prime metodiche utilizzabili nella valutazione del secreto vaginale.
Il preparato può essere osservato in soluzione fisiologica e, quando previsto, dopo trattamento con KOH.
Possono essere valutati:
- cellule epiteliali;
- leucociti;
- cellule clue;
- lieviti;
- pseudofile;
- ife;
- Trichomonas vaginalis;
- caratteristiche generali della flora.

Clue cells
Le clue cells sono cellule epiteliali ricoperte da numerosi batteri, che rendono sfumati i margini cellulari.
La loro presenza rappresenta uno degli elementi utilizzati nei criteri di Amsel per la diagnosi di vaginosi batterica.


Colorazione di Gram
La colorazione di Gram rappresenta uno dei cardini della diagnostica microbiologica della vaginosi batterica.
Permette di valutare:
- quantità e morfologia dei lattobacilli;
- piccoli bacilli Gram-variabili;
- morfotipi associati a Gardnerella e altri anaerobi;
- bacilli curvi associati a Mobiluncus;
- presenza di lieviti;
- presenza di elementi infiammatori.
Il Gram può inoltre essere utilizzato per attribuire uno score quantitativo, come il Nugent score.

Nugent score
Il Nugent score valuta quantitativamente specifici morfotipi batterici osservati nel Gram del secreto vaginale.
Il punteggio complessivo è compreso tra 0 e 10.
| Punteggio | Interpretazione |
|---|---|
| 0–3 | Flora compatibile con predominanza di lattobacilli |
| 4–6 | Flora intermedia – (Incertezza/Sbilanciamento iniziale) |
| 7–10 | Quadro compatibile con vaginosi batterica – (Disbiosi marcata) |

Come funziona lo Score di Nugent:
Si valutano 3 morfotipi batterici al microscopio in immersione a olio (100x) contando il numero di batteri per campo visivo:
- Lactobacillus spp. (Grandi bastoncini Gram-positivi, blu):
- Normale: Numerosi ( Punteggio 0
- Assenti: ( Punteggio 4)
- Gardnerella / Bacteroides spp. (Piccoli coccobacilli Gram-variabili/negativi, rossi):
- Normale: Assenti (Punteggio 0)
- Molti: (Punteggio 4)
- Mobiluncus spp. (Bastoncini curvi Gram-negativi):
- Normale: Assenti ( Punteggio 0)
- Presenti: ( Punteggio 1 o 2)
Un punteggio elevato riflette la riduzione dei grandi bacilli Gram-positivi compatibili con Lactobacillus e l’aumento di altri morfotipi batterici.
Il Nugent score non rappresenta una semplice conta dei batteri: richiede una valutazione microscopica standardizzata e personale adeguatamente formato.
Criteri di Amsel
I criteri di Amsel costituiscono un approccio clinico-microbiologico alla diagnosi della vaginosi batterica.
Tradizionalmente comprendono:
- secrezione vaginale omogenea;
- pH vaginale elevato;
- test delle amine positivo;
- presenza di cellule clue alla microscopia.
La diagnosi viene generalmente posta quando sono presenti almeno tre dei quattro criteri.
Il CDC considera i criteri di Amsel e il Nugent score tra i principali approcci diagnostici alla vaginosi batterica.

Differenza importante
I criteri di Amsel combinano elementi clinici e microscopici; il Nugent score è invece basato sulla valutazione standardizzata del Gram.
Hay-Ison score
Oltre al Nugent score, la valutazione microscopica della flora vaginale può essere effettuata mediante il sistema di Hay-Ison, basato sulla valutazione dei morfotipi osservabili nella colorazione di Gram.
Il sistema può risultare utile soprattutto nell’ambito della valutazione della composizione della flora e delle alterazioni disbiotiche.
Nell’articolo è importante specificare quale sistema di scoring viene utilizzato dal laboratorio, perché Nugent e Hay-Ison non sono sistemi intercambiabili.

Diagnosi della vaginosi batterica
Il percorso diagnostico può comprendere:
- esame microscopico a fresco;
- colorazione di Gram;
- criteri di Amsel;
- Nugent score;
- Hay-Ison score;
- metodiche biochimiche;
- test molecolari.
La scelta dipende dal contesto clinico e dalle metodiche disponibili.
I NAAT possono offrire elevata sensibilità e permettere la ricerca contemporanea di diversi marcatori associati alla vaginosi batterica, ma devono essere interpretati nel contesto clinico. Il CDC ne raccomanda soprattutto l’utilizzo nelle donne sintomatiche.
Diagnosi della vaginite aerobia
La vaginite aerobia deve essere distinta dalla vaginosi batterica.
Nel quadro di VA possono essere presenti:
- riduzione o assenza dei lattobacilli;
- alterazioni della flora;
- aumento dei leucociti;
- cellule epiteliali immature;
- determinati morfotipi batterici.
Il percorso AMCLI precedente prevede per la diagnosi della vaginite aerobia:
microscopia a fresco + Gram + valutazione dello score + coltura ed eventuale antibiogramma.
Questo rappresenta un punto particolarmente interessante da approfondire in un articolo rivolto ai laboratori, perché evita di assimilare automaticamente ogni alterazione della flora alla vaginosi batterica.
Ricerca di Candida spp
La diagnosi di candidosi vulvovaginale può essere supportata da:
- microscopia;
- preparato con KOH;
- coltura;
- identificazione della specie;
- metodiche molecolari selezionate.
Al microscopio possono essere osservati:
- blastoconidi;
- pseudofile;
- ife.
La coltura può essere particolarmente utile nei casi persistenti o ricorrenti e nei quadri in cui sia necessario identificare la specie.
Colonizzazione o infezione?
La presenza di Candida spp. nel campione non deve essere automaticamente interpretata come candidosi.
Una positività microbiologica deve essere correlata a:
- sintomatologia;
- segni clinici;
- microscopia;
- specie isolata;
- eventuale ricorrenza.
Il CDC sottolinea infatti che la rilevazione di Candida in assenza di segni e sintomi non è di per sé indicativa di candidosi vulvovaginale.
Ricerca di Trichomonas vaginalis
Trichomonas vaginalis è un protozoo responsabile della tricomoniasi, un’infezione sessualmente trasmessa.
Le metodiche disponibili comprendono:
- microscopia a fresco;
- coltura;
- test antigenici;
- NAAT.
La microscopia ha il vantaggio della rapidità ma presenta una sensibilità limitata.
Per questo motivo, in presenza di sospetto clinico e microscopia negativa, è opportuno utilizzare un test più sensibile.
I NAAT rappresentano attualmente una delle metodiche più sensibili per la ricerca di T. vaginalis.
Coltura microbiologica
La coltura deve essere eseguita sulla base del quesito diagnostico.
Il processo comprende:

La scelta dei terreni, dell’atmosfera e dei tempi di incubazione deve essere definita dalla procedura diagnostica validata dal laboratorio.
L’identificazione degli isolati può essere effettuata mediante:
- metodiche biochimiche;
- sistemi automatizzati;
- MALDI-TOF MS;
- metodiche molecolari, quando appropriate.
È importante evitare l’utilizzo della coltura come unico criterio diagnostico della vaginosi batterica.
La coltura di Gardnerella vaginalis, per esempio, non è considerata sufficientemente specifica per diagnosticare la vaginosi batterica.
Antibiogramma
L’antibiogramma deve essere eseguito quando l’isolato e il quadro clinico ne giustificano l’utilità.
Non ogni microrganismo isolato da un tampone vaginale richiede automaticamente un test di sensibilità.
L’interpretazione deve seguire gli standard adottati dal laboratorio, come EUCAST, e deve considerare il significato clinico dell’isolato.
Lo stesso principio vale per l’antimicogramma nei confronti di Candida spp., che può essere indicato in situazioni selezionate, soprattutto nei casi complessi o associati a sospetta resistenza.
Diagnostica molecolare
La diagnostica molecolare ha modificato significativamente l’approccio al tampone vaginale.
I test NAAT possono essere utilizzati per la ricerca di diversi patogeni, tra cui:
- Chlamydia trachomatis;
- Neisseria gonorrhoeae;
- Trichomonas vaginalis;
- Mycoplasma genitalium in appropriate indicazioni cliniche.
Esistono inoltre pannelli molecolari dedicati alla valutazione di vaginiti e vaginosi che possono includere contemporaneamente target associati a:
- vaginosi batterica;
- Candida spp.;
- Trichomonas vaginalis.
La scelta di un pannello multiplex deve tuttavia essere guidata dall’appropriatezza clinica e non dalla possibilità tecnica di ricercare “tutto”.
Tampone vaginale e infezioni sessualmente trasmesse
Il tampone vaginale può essere utilizzato anche nell’ambito della diagnosi delle IST.
In questo caso il percorso deve essere distinto da quello finalizzato esclusivamente alla diagnosi di vaginite o vaginosi.
Per esempio, quando il sospetto clinico riguarda una cervicite o un’infezione sessualmente trasmessa, possono essere indicati NAAT per specifici patogeni.
AMCLI dispone di percorsi diagnostici distinti per uretriti e cerviciti, oltre al percorso dedicato a vaginiti e vaginosi. Il percorso sulle cerviciti è stato aggiornato nel 2023.
Pertanto:
vaginite/vaginosi ≠ cervicite ≠ IST
anche se queste condizioni possono coesistere.
Vulvovaginite persistente o ricorrente
Un risultato negativo o discordante non deve necessariamente concludere il percorso diagnostico.
Nel caso di sintomatologia persistente o ricorrente è necessario rivalutare:
- diagnosi iniziale;
- correttezza del prelievo;
- terapia precedente;
- aderenza alla terapia;
- eventuale reinfezione;
- presenza di un altro patogeno;
- colonizzazione;
- resistenza antimicrobica;
- eventuale patologia non infettiva.
Interpretazione del referto
Il referto microbiologico deve essere costruito in modo da fornire informazioni clinicamente interpretabili.
Esempio di risultato microscopico
Gram: flora lattobacillare predominante, assenza di significativa proliferazione di morfotipi compatibili con vaginosi batterica.
Esempio di Nugent
Nugent score: 8/10
Interpretazione: quadro microscopico compatibile con vaginosi batterica.
Esempio di Candida
Candida albicans: isolata
Il significato clinico deve essere correlato alla presenza di segni e sintomi compatibili con candidosi.
Esempio di Trichomonas
Trichomonas vaginalis: rilevato mediante NAAT
Risultato compatibile con infezione da T. vaginalis nel contesto appropriato.
Errori da evitare nell’interpretazione
“È positivo, quindi c’è un’infezione”
Non necessariamente.
“È presente Candida, quindi è candidosi”
Non necessariamente: può trattarsi di colonizzazione.
“È presente Gardnerella, quindi c’è vaginosi batterica”
Non necessariamente.
“La microscopia è negativa, quindi non c’è infezione”
Non necessariamente: la sensibilità della microscopia varia in funzione dell’agente e della metodica.
“Il pannello PCR ha trovato un microrganismo, quindi è sicuramente la causa dei sintomi”
Anche questo non è sempre corretto.
Il risultato microbiologico deve essere integrato con il quadro clinico.
Percorso diagnostico sintetico
PAZIENTE CON SINTOMATOLOGIA VAGINALE
│
▼
VALUTAZIONE CLINICA
│
▼
PRELIEVO VAGINALE
│
▼
ESAME MICROSCOPICO
│
┌───────────┼────────────┐
▼ ▼ ▼
Candida Trichomonas Alterazione
│ │ della flora
▼ ▼ │
KOH/coltura NAAT ▼
GRAM
│
┌─────────────┼─────────────┐
▼ ▼ ▼
VB VA altro
│ │
▼ ▼
Nugent/ Score +
Amsel/ coltura
Hay-Ison ± AST
│ │
└──────┬──────┘
▼
INTERPRETAZIONE
MICROBIOLOGICA
│
▼
REFERTOIndicazioni pratiche per il laboratori
| Quesito | Indagini principali |
| Sospetta vaginosi batterica | Microscopia + Gram + Nugent/Amsel; NAAT in contesti appropriati |
| Sospetta candidosi | Microscopia/KOH ± coltura; identificazione di specie nei casi indicati |
| Sospetta tricomoniasi | NAAT preferibile quando disponibile; microscopia come metodo rapido ma meno sensibile |
| Sospetta vaginite aerobia | Microscopia + Gram + scoring + coltura ± AST |
| Vulvovaginite ricorrente | Rivalutazione microbiologica; coltura/identificazione e ulteriori test secondo quadro clinico |
| Sospetta cervicite/IST | Percorso specifico con NAAT per i patogeni appropriati |
| Campione non conforme | Valutazione secondo SOP e possibile nuovo prelievo |
La tabella rappresenta un orientamento generale e non sostituisce la procedura diagnostica validata del singolo laboratorio.Il ruolo del microbiologo
Nel percorso diagnostico del tampone vaginale il microbiologo non svolge esclusivamente una funzione analitica.
Il suo ruolo comprende:
- valutazione dell’appropriatezza del campione;
- scelta o proposta della metodica più appropriata;
- valutazione microscopica;
- interpretazione della coltura;
- identificazione dei microrganismi;
- valutazione dell’antimicrobico-resistenza quando indicata;
- interpretazione dei test molecolari;
- integrazione dei risultati;
- comunicazione con il clinico nei casi complessi.
Questo approccio è coerente con la filosofia dei Percorsi Diagnostici AMCLI, che mirano a integrare fase preanalitica, diagnostica microbiologica e interpretazione clinica.
Conclusioni
Il tampone vaginale rappresenta un campione estremamente versatile, ma proprio per questo richiede un approccio diagnostico razionale.
La corretta gestione comprende:

Il modello diagnostico proposto da AMCLI per vaginiti e vaginosi rappresenta un riferimento particolarmente utile per strutturare il percorso laboratoristico, distinguendo le principali condizioni microbiologiche e favorendo l’utilizzo appropriato delle diverse metodiche. Il percorso precedente è attualmente indicato da AMCLI come in revisione, mentre il GLIST riporta un nuovo percorso “Vaginiti e vaginosi” tra le attività del 2025.
La microbiologia del tampone vaginale non deve quindi essere ridotta alla ricerca di un microrganismo, ma deve essere considerata come un percorso diagnostico integrato, nel quale il dato microscopico, colturale e molecolare assume significato solo se correttamente correlato al quadro clinico.
Fonti
- AMCLI – Percorsi Diagnostici: raccolta ufficiale dei percorsi diagnostici AMCLI. La pagina attuale riporta il percorso “Vaginiti e vaginosi” precedente come in revisione.
- AMCLI – Percorso diagnostico “Vaginiti e vaginosi”, documento precedente, utilizzato come riferimento per l’impostazione diagnostica di VB, VA, candidosi e tricomoniasi.
- AMCLI – Gruppo di Lavoro Infezioni Sessualmente Trasmesse (GLIST): il gruppo indica tra le proprie attività il percorso diagnostico “Vaginiti e vaginosi”, 2025, oltre ai percorsi per uretriti e cerviciti.
- AMCLI – Percorso diagnostico “Cerviciti”, 2023, utile per distinguere il percorso della cervicite da quello della vulvovaginite/vaginosi.
- World Health Organization – Laboratory and point-of-care diagnostic testing for sexually transmitted infections, 2023. Riferimento per raccolta dei campioni, diagnostica microbiologica e molecolare delle IST.
- CDC – Bacterial Vaginosis, STI Treatment Guidelines: criteri di Amsel, Nugent score, microscopia e NAAT.
- CDC – Vulvovaginal Candidiasis, STI Treatment Guidelines: microscopia, coltura e interpretazione della colonizzazione da Candida.
- CDC – Trichomoniasis, STI Treatment Guidelines: microscopia, coltura e NAAT per T. vaginalis.
Nota: questo articolo ha finalità informativa e didattica. Le modalità di raccolta, trasporto, processazione, identificazione e refertazione devono essere definite e applicate secondo le procedure operative standard (SOP) del laboratorio, i sistemi diagnostici validati e le più recenti linee guida disponibili.
Crediti fotografici Link