Abitabilità di Marte: cosa sappiamo del pianeta Rosso?

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By Sharon Corvino

Perchè esploriamo Marte? Quali sono le missioni che ci hanno permesso di ipotizzare la presenza di vita? parliamo dell’abitabilità di Marte.

Il pianeta Marte a la sua Abitabilità

Il nostro Sistema Solare è costituito da otto pianeti principali, tra questi è possibile riconoscere Marte. Il pianeta, definito rosso in quanto il suolo è ricco di ossidi di ferro che gli conferiscono questa tipica colorazione, è il quarto corpo celeste del nostro sistema ed anche quello che meglio conosciamo. E’ uno dei pianeti più piccoli del Sistema Solare, il suo diametro è di soli 6840 km e la sua massa è circa 1/10 di quella della Terra. Dista dal sole 228 milioni di km, ha un moto di rivoluzione di 687 giorni terrestri e il suo moto di rotazione è di 24 ore e 37 minuti, molto simile a quello terrestre.

Marte, il miglior candidato per la vita

Ad oggi si parla molto di vita oltre la Terra e Marte è considerato uno dei migliori candidati dove la vita può essersi sviluppata in passato, può essere presente tutt’oggi oppure può essere il posto ideale per le future colonie umane nello spazio. Come è stato già detto, Marte ha un moto di rotazione simile a quello della Terra, impiegando 24 ore e 37 minuti.

Ma questa non è l’unica caratteristica che lo accomuna al nostro pianeta. Infatti, grazie all’inclinazione dell’asse, anche il pianeta rosso va incontro a cambi stagionali. Questo è stato confermato dalla presenza di calotte di ghiaccio ai poli, che variano di dimensioni in base alle stagioni, ricche di acqua e anidride carbonica ghiacciata. Le temperature marziane, però, non sono proprio simili alle nostre; infatti, l’estate marziana ha un picco massimo di 14°C mentre nell’inverno marziano la temperatura può scendere anche fino ai -120°C. Tuttavia, le sue condizioni sono quelle più simili alle nostre in tutto il Sistema Solare, motivo per il quale Marte è considerato un ottimo candidato per la vita e l’abitabilità umana in futuro.

Abitabilità di Marte

L’abitabilità di un pianeta è intesa come la capacità di un corpo celeste di sviluppare ed ospitare la vita. La presenza di acqua liquida è un punto fondamentale per la ricerca di vita extraterrestre. Le sonde e i rover lanciati in passato hanno suggerito che in passato Marte abbia avuto la presenza di acqua liquida. I punti a favore di tale teoria sono la presenza di antiche strutture erose probabilmente dall’acqua, fillosilicati esumati dalle intemperie, la presenza di valli prodotte dalle precipitazioni, depositi di sali, presenza di minerali acquosi come jarosite ed ematite.

Non c’è dubbio che la ricerca sull’abitabilità di Marte sia strettamente collegata alla sua geologia. Ad oggi, il suolo non è idoneo per ospitare la vita ma si ipotizza che in passato il calore interno del pianeta causava lo scioglimento delle lastre di ghiaccio permettendo la presenza di acqua liquida e quindi essere in grado di ospitare anche la vita.

Le ricerche su pianeta rosso

Marte è da sempre stato il sogno di chi studia il cielo, infatti sono diverse le ricerche nel campo effettuate sia nel passato sia attualmente e tante altre sono programmate per il futuro. Bisogna sempre considerare Marte come un obiettivo essenziale per l’astrobiologia e per studiarne l’abitabilità.

Viking

Tra le prime ricerche bisogna ricordare le sonde Viking, lanciate negli anni ’70, cui scopo era raccogliere informazioni sul suolo e l’atmosfera. Inoltre, queste sonde possedevano anche apparecchi specifici per compiere esperimenti di biologia con lo scopo di trovare eventuali tracce di vita. Le ricerche ebbero dei risultati che divisero il mondo scientifico in due, non confermando mai eventuali tracce di vita. Ciò che però mise l’intero mondo scientifico in discussione fu il ritrovamento di un meteorite in Antartide nell’estate del 1984. Infatti, su questa roccia che proveniva proprio da Marte e caduta sul nostro pianeta circa 13000 anni fa, sono state ritrovate tracce fossili di un microrganismo simile ad un batterio.

Tale scoperta non solo mise in dubbio l’ipotesi terrestre, ovvero la teoria secondo cui la vita si era formata direttamente sulla Terra, ma aprì lo scenario che in un passato lontano la vita si fosse sviluppata prima sul pianeta rosso. Tra i diversi rover lanciati, attualmente sulla superficie marziana è presente Curiosity, lanciato nel 2011, raccogliendo dati su rocce e l’atmosfera marziana e magari eventuali tracce di vita passate. Un altro rover molto conosciuto è Perseverance, lanciato nel 2020, che ha gli stessi obiettivi di Curiosity, con tecnologie più all’avanguardia.

E’ all’attivo anche la missione ExoMars Trace Gas Orbiter (TGO), il cui scopo è quello di studiare i gas, in particolare il metano, che potrebbe indicare la presenza di processi biologici e geologici attivi. Il Mars Sample Return (MSR) è un progetto in collaborazione tra NASA ed ESA che prevede, in futuro, di riportare sulla Terra e studiare i campioni raccolti da Perseverance.

Rover Rosalind Franklin

Dopo il rinvio del 2022, nel 2028 si prevede di lanciare il rover Rosalind Franklin (parte del programma ExoMars) che sarà dotato di strumenti avanzati per la ricerca di tracce di vita passate sul pianeta rosso. Ancora, nel 2030 la NASA prevede la prima missione con esseri umani sul suolo marziano così come SpaceX prevede negli stessi anni di inviare esseri umani tramite la navicella Starship con lo scopo di rendere l’umanità una specie interplanetaria, stabilendo delle colonie sul pianeta.

Conclusioni

Insomma, la ricerca su Marte è da sempre uno degli obiettivi principali delle agenzie spaziali coinvolgendo diversi settori disciplinari, quali appunto la biologia con lo scopo di trovare la vita, presente o passata. La ricerca si può dire appena iniziata e sono ancora tante le informazioni da carpire su questo pianeta, nella speranza che presto ci possa dare notizie che rivoluzioneranno per sempre il mondo scientifico.

Fonti

  • http://www.brera.inaf.it/utenti/covino/DVG/planetv/1/L15_03S.html;
  • X. C. Abrevaya, R. Anderson, G. Arney, D. Atri, A. Azua-Bustos, J. S. Bowman, W. J. Brazelton, G. A. Brennecka, R. Carns, A. Chopra, J. Colangelo-Lillis, C. J. Crockett, J. DeMarines, E. A. Frank, C. Frantz, E. de la Fuente, D. Galante, J. Glass, D. Gleeson, C. R. Glein, C. Goldblatt, R. Horak, L. Horodyskyj, B. Karςr, A. Kereszturi, E. Knowles, P. Mayeur, S. McGlynn, Y. Miguel, M. Montgomery, C. Neish, L. Noack, S. Rugheimer, E. E. Stueken, P. Tamez-Hidalgo, S. Imari Walker, T. Wong (2016) The Astrobiology Primer v2.0 Astrobiology Volume 16, Number 8, 2016 (pagg. 561 – 653).

Crediti immagini:

  • Immagine in evidenza creata con Grok.