Clima in tribunale: giustizia climatica

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By Elisabetta Cretella

L’estate del 2026 segna un punto di svolta: temperature record, blackout diffusi e città in affanno. Mentre il termometro sale, una tensione diversa si accumula nelle aule di tribunale. La crisi climatica non è più solo oggetto di studio scientifico o di protesta in piazza. E’ diventata il centro di una battaglia legale per la tutela dei diritti umani. Infatti, portare il clima in tribunale definisce il futuro della responsabilità collettiva.

La salute diventa una prova legale

Negli ultimi anni, il fenomeno dei contenziosi climatici (climate litigation) è esploso. Cittadini e associazioni, stanchi di politiche ambientali poco efficaci, portano i governi davanti ai giudici per chiedere conto dei danni subiti. Il rapporto The Lancet Countdown 2026 evidenzia come la salute sia diventata il perno di queste cause: negli ultimi dieci anni, i documenti processuali che citano esplicitamente i rischi sanitari sono raddoppiati.

La Corte Internazionale di Giustizia ha iniziato a sancire che gli Stati hanno un obbligo giuridico reale: proteggere i propri cittadini dalla crisi climatica. Gestire le ondate di calore, dunque, segna il passaggio da una scelta puramente politica e discrezionale a un dovere giuridico. E’ diventato quindi un vero e proprio obbligo, necessario per prevenire morti evitabili.

Clima in tribunale: il peso della salute mentale

Un aspetto innovativo delle recenti sentenze, spesso analizzate durante il dibattito sul clima in tribunale, riguarda il tipo di danno denunciato. Oltre alla mortalità fisica — che in Europa ha superato i 160.000 decessi in soli tre anni — si sta dando peso alla salute mentale.

Dal 2019, termini come “eco-ansia” e “ansia climatica” compaiono sempre più spesso nei documenti legali (88% delle menzioni totali). Sono soprattutto i giovani a guidare queste iniziative, preoccupati per un futuro compromesso. Il calore estremo, infatti, non causa solo colpi di calore, ma peggiora i disturbi d’ansia e la qualità del sonno, lasciando segni profondi sulla qualità della vita a lungo termine.

Chi è più a rischio?

La legge sta mettendo in luce l’iniquità climatica, ovvero come il riscaldamento globale colpisca in modo sproporzionato le fasce più fragili. L’Europa è il continente che si scalda più rapidamente e gli effetti “isola di calore” sono maggiori per alcune categorie.

  • Lavoratori all’aperto come quelli edili e i braccianti, spesso esposti a condizioni estreme senza protezioni adeguate.
  • Anziani, spesso bloccati in case non isolate termicamente, dove il rischio di decesso sale drasticamente.
  • Bambini, per natura più vulnerabile ai danni da stress termico.
Fotografia in stile documentaristico di un bracciante agricolo di mezza età, con abiti da lavoro sporchi di terra e sudore, seduto a terra all'ombra parziale di un ulivo. L'uomo si sta asciugando il sudore dalla fronte e beve avidamente da una grande bottiglia di plastica. Il terreno intorno è secco e polveroso. Sullo sfondo, sotto il sole intenso, si intravedono altri lavoratori e un trattore in un vasto campo. L'immagine trasmette una sensazione di fatica fisica e calore estremo.
Figura 1 – Iniquità per il lavoratori: alcune categorie sono più esposte di altre. [Fonte: A cura dell’autrice creata sfruttando l’intelligenza artificiale]

L’obiettivo: zero morti da calore

Il messaggio che emerge quando si discute di clima in tribunale è chiaro: le misure di emergenza non bastano più. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) spinge per un “obiettivo zero morti da calore”. Questo traguardo richiede piani d’azione (HHAP) strutturati: sistemi di allerta precoce, rifugi climatici accessibili e più verde urbano.

I governi devono trasformare l’azione climatica. Essa non può restare una scelta puramente politica e discrezionale, ma deve diventare un dovere giuridico. Se i governi falliscono in questo compito, il tribunale diventerà l’ultima barriera per difendere il diritto alla vita.

Impatto economico: perché agire conviene

Oltre all’aspetto etico, c’è quello economico. La crisi climatica presenta un costo economico insostenibile che le discussioni sul clima in tribunale stanno portando alla luce. I dati mostrano che, tra il 2000 e il 2023, ogni lavoratore europeo ha perso circa 24 ore di produttività all’anno a causa del calore e delle patologie correlate.

Gli investimenti in prevenzione e adattamento, come i sistemi di allerta precoce (EWS), generano importanti benefici sanitari. Inoltre, questi vantaggi superano di gran lunga i costi delle politiche climatiche. Tra i benefici si contano la riduzione dei rischi di malattie infettive e della mortalità prematura. Si riduce così anche la pressione sui sistemi sanitari pubblici. Per dare un termine di paragone, si considera l’impatto economico delle diete insalubri. Quest’ultime sono influenzate dall’insicurezza alimentare causata dal clima. Nel 2022, tale impatto ha raggiunto i 95 miliardi di dollari.

Purtroppo, negli ultimi anni, solo una frazione minima (0,07%) dei fondi per l’adattamento climatico in Europa è stata destinata specificamente al settore sanitario.

Clima in Tribunale: Verso un futuro veramente tutelato

Le sfide da affrontare sono immense. Tuttavia, il fatto che la legge stia diventando un alleato attivo offre un concreto spiraglio di ottimismo. Infatti, la consapevolezza del legame indissolubile tra benessere umano e salute del pianeta sta crescendo. Di conseguenza, questo spinge i giudici e la società civile verso una nuova cittadinanza consapevole.

Figura 2 - La legge non è più solo un arbitro, ma un alleato attivo che riconosce il legame indissolubile tra salute umana e salute del pianeta.
Figura 2 – La legge non è più solo un arbitro, ma un alleato attivo che riconosce il legame indissolubile tra salute umana e salute del pianeta. [Fonte: A cura dell’autrice creata sfruttando l’intelligenza artificiale]

Quando le istanze per la giustizia climatica vengono ascoltate, si innesca un circolo virtuoso. I governi, stimolati dalle discussioni sul clima in tribunale, sono incentivati ad agire. Inoltre, sono chiamati a innovare le politiche urbane e a investire con decisione nelle tecnologie verdi. Lo scopo ultimo è quello di proteggere attivamente le persone, soprattutto le più vulnerabili.

Questa transizione trasforma la gestione della crisi da una scelta puramente politica e discrezionale a un dovere giuridico. Ciò dimostra che i cittadini non sono impotenti. Con l’impegno comune e il supporto di un sistema legale che riconosce il diritto a un futuro sano, è ancora possibile invertire la rotta. Insieme, si possono costruire comunità più resilienti, eque e sicure per tutti.

Fonti:

  • Kriit, H. K., Chen-Xu, J., Semenza, J. C., et al. (2026). The 2026 Europe report of the Lancet Countdown on health and climate change: narrowing window for decisive health action. The Lancet Public Health, 11(5), e386–407. https://doi.org/10.1016/S2468-2667(26)00025-3.
  • Noël, B., Aðalgeirsdóttir, G., Pálsson, F., Wouters, B., Lhermitte, S., Haacker, J. M., & van den Broeke, M. R. (2022). North Atlantic Cooling is Slowing Down Mass Loss of Icelandic Glaciers. Geophysical Research Letters, 49(3), e2021GL095697. https://doi.org/10.1029/2021GL095697.
  • World Health Organization (WHO) Regional Office for Europe. (2026). Heat–health action plans: guidance. Second edition. Copenhagen: WHO Regional Office for Europe. ISBN: 9789289062930.
  • Zhang, R., Sun, C., Zhu, J., Zhang, R., & Li, W. (2020). Increased European heat waves in recent decades in response to shrinking Arctic sea ice and Eurasian snow cover. npj Climate and Atmospheric Science, 3(7). https://doi.org/10.1038/s41612-020-0110-8.

Immagini:

  • Immagine di copertina: A cura dell’autrice creata sfruttando l’intelligenza artificiale
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