Candida auris: cos’è il fungo che preoccupa gli ospedali

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By Maria Petrillo

Revisionato dal Medical Board

Candida auris è un lievito emergente multiresistente che colonizza la cute e provoca infezioni invasive gravi negli ambienti ospedalieri.

Questo approfondimento illustra origine, trasmissione, resistenza e prevenzione di Candida auris, il patogeno fungino che sta mettendo in allarme le strutture sanitarie globali. Risulta utile a medici, operatori sanitari, microbiologi e cittadini interessati alle infezioni nosocomiali, perché fornisce dati aggiornati e strategie pratiche per contenere la diffusione di questo fungo resistente.

Introduzione

Candida auris rappresenta oggi una delle minacce più serie per la sicurezza dei pazienti ricoverati. Isolato per la prima volta nel 2009 dall’orecchio di una paziente giapponese, questo lievito si è diffuso rapidamente in oltre sessanta Paesi, generando focolai difficili da controllare. A differenza di altre specie di Candida, Candida auris colonizza stabilmente la cute, resiste a molti disinfettanti comuni e mostra spesso resistenza multipla agli antifungini. Negli ospedali e nelle RSA colpisce soprattutto persone già fragili, con dispositivi invasivi o sistema immunitario compromesso. La mortalità delle forme invasive può superare il 30-60 percento. Capire cos’è questo fungo, come si trasmette e quali misure adottare è essenziale per limitarne l’impatto.

Origine e caratteristiche biologiche di Candida auris

Candida auris appartiene alla famiglia Metschnikowiaceae. Le cellule sono ovoidali o ellissoidali, di dimensioni ridotte, e raramente formano ife vere. Una peculiarità importante è la termotolleranza fino a 42 °C e la capacità di sopravvivere in ambienti salini elevati. Queste proprietà favoriscono la persistenza sulle superfici ospedaliere per settimane. Il genoma aploide misura circa 12-13 Mb e comprende diversi cladi geografici distinti. I cladi principali includono quello sudasiatico, africano, sudamericano e altri più recenti. La capacità di formare biofilm rende il patogeno ancora più resistente ai trattamenti e alla disinfezione ambientale. Candida auris non colpisce generalmente persone sane, ma sfrutta le condizioni di vulnerabilità tipiche dei reparti di terapia intensiva.

Perché Candida auris preoccupa gli ospedali

Il motivo principale della preoccupazione risiede nella triplice combinazione di resistenza ai farmaci, persistenza ambientale e facilità di trasmissione. Circa il 90 percento degli isolati risulta resistente ad almeno una delle tre classi principali di antifungini. Molti ceppi resistono al fluconazolo e una quota significativa mostra ridotta suscettibilità all’amfotericina B o alle echinocandine. La colonizzazione cutanea asintomatica può durare a lungo, trasformando i pazienti in serbatoi silenziosi. Il fungo si trasferisce facilmente su guanti, camici e superfici durante le cure quotidiane. Studi recenti hanno documentato trasferimento su dispositivi di protezione individuale in quasi un terzo delle interazioni con pazienti colonizzati. Questi elementi spiegano perché Candida auris genera focolai prolungati e costosi da contenere.

Trasmissione e fattori di rischio

La trasmissione avviene principalmente per contatto. Candida auris si diffonde attraverso:

  • contatto diretto tra pazienti colonizzati o infetti
  • mani o dispositivi di protezione non gestiti correttamente
  • superfici e attrezzature contaminate (sfigmomanometri, sonde, letti, maniglie)
  • dispositivi medici invasivi come cateteri venosi, vescicali o tubi endotracheali

I soggetti a maggior rischio sono:

  1. pazienti in terapia intensiva
  2. persone con cateteri o altri dispositivi invasivi
  3. soggetti immunodepressi o con patologie croniche gravi
  4. anziani in RSA o convalescenti a lungo termine
  5. pazienti trasferiti da ospedali con focolai attivi

Le persone senza questi fattori di rischio raramente si ammalano o vengono colonizzate.

Diagnosi di Candida auris

L’identificazione corretta è fondamentale e spesso difficile. I sistemi tradizionali possono confondere Candida auris con altre specie, soprattutto C. haemulonii. I metodi raccomandati oggi includono:

  • MALDI-TOF MS con database aggiornati
  • sequenziamento delle regioni ITS e D1/D2
  • PCR specie-specifiche
  • terreni cromogeni avanzati

Una diagnosi ritardata porta a terapie inefficaci e facilita la diffusione. Lo screening dei contatti e dei pazienti a rischio è una pratica sempre più adottata nelle strutture che hanno già registrato casi.

Resistenza agli antifungini e opzioni terapeutiche

La resistenza multipla è una delle caratteristiche più allarmanti. La maggior parte degli isolati è resistente al fluconazolo. La resistenza all’amfotericina B varia tra i cladi, mentre le echinocandine restano spesso efficaci, anche se cominciano ad apparire ceppi resistenti. In alcuni casi si sono osservati isolati pan-resistenti. Il trattamento delle infezioni invasive richiede quindi test di sensibilità rapidi e, quando necessario, combinazioni o molecole di nuova generazione. La rimozione precoce dei dispositivi invasivi, quando possibile, resta un intervento cruciale per migliorare la prognosi.

Situazione epidemiologica globale e in Italia

Dal 2009 i casi di Candida auris sono aumentati in modo costante. Negli Stati Uniti i casi clinici sono passati da poche unità a migliaia all’anno. In Europa l’ECDC ha registrato migliaia di segnalazioni, con endemia regionale in alcuni Paesi del Sud. In Italia il primo caso di infezione invasiva è stato identificato nel 2019, seguito da focolai importanti in Liguria ed Emilia-Romagna durante il periodo pandemico. Recentemente sono stati descritti nuovi isolamenti anche in altre regioni. La pandemia di COVID-19 ha probabilmente favorito la diffusione a causa dell’aumento dei pazienti critici e della pressione sui sistemi di controllo delle infezioni. Oggi Candida auris è inserito nella lista dei patogeni fungini prioritari critici dell’OMS.

Prevenzione e controllo delle infezioni

Il controllo di Candida auris richiede un approccio rigoroso e multiplo:

  • igiene delle mani rigorosa con prodotti a base alcolica o clorexidina
  • uso corretto di dispositivi di protezione individuale
  • isolamento o cohorting dei pazienti colonizzati o infetti
  • disinfezione ambientale con prodotti efficaci (ipoclorito di sodio o perossido di idrogeno vaporizzato)
  • screening dei contatti e dei pazienti a rischio
  • limitazione e rimozione tempestiva dei dispositivi invasivi
  • formazione continua del personale sanitario

La formazione del personale e la collaborazione tra microbiologia, controllo delle infezioni e clinici sono determinanti per interrompere le catene di trasmissione.

Sintomi e quadro clinico

I sintomi dipendono dal sito di infezione. La colonizzazione cutanea è spesso asintomatica. Le infezioni invasive possono manifestarsi come candidemia, con febbre, brividi e segni di sepsi. Sono possibili anche infezioni di ferite, del tratto urinario o del sistema respiratorio. Nei pazienti critici il quadro può evolvere rapidamente verso sepsi grave. La diagnosi clinica da sola non basta: è sempre necessario l’isolamento del patogeno in laboratorio.

Conclusioni

Candida auris è un patogeno emergente che ha cambiato il panorama delle infezioni fungine associate all’assistenza sanitaria. La sua capacità di resistere ai farmaci, di persistere nell’ambiente e di diffondersi silenziosamente tra pazienti fragili lo rende particolarmente temibile. La consapevolezza, la diagnosi precoce, le misure di prevenzione rigorose e la ricerca di nuove terapie rappresentano le armi principali a disposizione. Continuare a monitorare la situazione epidemiologica e rafforzare i sistemi di controllo delle infezioni è essenziale per proteggere i pazienti più vulnerabili e limitare l’impatto di questo fungo sugli ospedali di tutto il mondo.

Domande Frequenti

Chi può essere colpito da Candida auris?
Le persone più a rischio sono i pazienti ospedalizzati o residenti in RSA, soprattutto se immunodepressi o portatori di dispositivi invasivi. Consiglio: valutare sempre i fattori di rischio all’ingresso in struttura.

Cosa provoca Candida auris nell’organismo?
Può causare colonizzazione asintomatica o infezioni invasive gravi come candidemia, con mortalità elevata. Consiglio: non sottovalutare mai una febbre di origine sconosciuta in pazienti a rischio.

Quando è più frequente la trasmissione di Candida auris?
La trasmissione avviene principalmente durante il ricovero prolungato e le procedure assistenziali quotidiane. Consiglio: intensificare le precauzioni nei reparti di terapia intensiva.

Come si previene la diffusione di Candida auris?
Attraverso igiene rigorosa delle mani, disinfezione ambientale adeguata, isolamento dei casi e screening mirato. Consiglio: adottare protocolli specifici e aggiornati in ogni struttura.

Dove si trova più facilmente Candida auris?
Sulla cute dei pazienti colonizzati e sulle superfici e attrezzature ospedaliere. Consiglio: prestare particolare attenzione a maniglie, letti e dispositivi condivisi.

Perché Candida auris è così preoccupante?
Perché combina resistenza multipla, persistenza ambientale e capacità di generare focolai difficili da controllare. Consiglio: mantenere alta l’attenzione e collaborare con i laboratori di microbiologia.

Fonti

Crediti fotografici

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