Formaggi e microplastiche

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By Nazzareno Silvestri

1. Cosa sono le microplastiche e come possono entrare nei formaggi

Microplastiche (MP) sono particelle di plastica di dimensioni inferiori ai 5 mm (alcune definizioni si spingono anche alla scala dei nanoplastici) che derivano dalla degradazione di materiali plastici più grandi o sono prodotte intenzionalmente (ad es. microperle). PMC+1

Nel caso dei formaggi, ci sono diversi possibili percorsi di contaminazione:

  • Migrazione dalla confezione plastica: studi sperimentali hanno dimostrato che plastiche come LDPE (polietilene a bassa densità) e PP (polipropilene), usate nei packaging, possono migrare verso la superficie del formaggio anche durante la conservazione refrigerata. MDPI+1
  • Contaminazione durante la lavorazione: uso di attrezzature, filtri, tubazioni in plastica, materiali di confezionamento durante la produzione possono introdurre particelle. DairyReporter.com+1
  • Contaminazione ambientale: l’ambiente stesso (aria, polveri, manipolazione) può depositare microplastiche sui prodotti caseari.
  • Materie prime e alimentazione animale: se foraggi o alimenti per gli animali sono contaminati da microplastiche, queste potrebbero indirettamente entrare nella catena alimentare.

Un esempio concreto: uno studio su formaggio “Graviera” ha evidenziato che la plastica del packaging migra verso il formaggio anche a ~7 °C, con rilevazioni già a partire dal 3° giorno di conservazione. MDPI+1

In uno studio su latte e formaggi è stato stimato che i formaggi stagionati possano contenere fino a 1.857 particelle di microplastica per kg, i formaggi freschi circa 1.280 MP/kg e il latte circa 350 MP/kg. PubMed+2News-Medical+2

La maggior concentrazione nei formaggi stagionati è probabilmente legata sia al maggiore numero di passaggi di lavorazione sia al tempo prolungato di contatto con materiali plastici. PubMed+2DairyReporter.com+2


2. Quali rischi per la salute (oggi conosciuti e ipotetici)

Attualmente, non ci sono prove definitive che le microplastiche trovate nel cibo (inclusi i formaggi) causino effetti avversi significativi negli esseri umani. Le autorità sanitarie considerano il tema emergente e con molte incognite. U.S. Food and Drug Administration+1

Tuttavia, alcuni meccanismi di potenziale danno vengono studiati:

  • Stress ossidativo / infiammazione: le particelle di plastica, specialmente se piccole (micro- o nanoplastiche), possono generare radicali liberi e provocare reazioni infiammatorie nei tessuti. PMC+1
  • Trasporto di sostanze chimiche: le plastiche spesso contengono additivi (plasticizzanti, antiossidanti, stabilizzanti) che possono migrare insieme alle particelle. beyondplastics.org+1
  • Effetti su organi / accumulo: alcuni studi suggeriscono che le particelle molto piccole possano penetrare nel sistema intestinale ed essere assorbite, entrando in circolo o accumulandosi in tessuti — anche se ciò resta oggetto di ricerca attiva. PMC+1

Va anche considerato che la dose effettiva ingerita e la dimensione/forma delle particelle sono variabili critiche: non tutte le particelle hanno lo stesso potenziale di danno.

In sintesi: non sappiamo ancora con certezza se e in quale misura le microplastiche nei formaggi costituiscano un rischio reale per la salute umana, ma è prudente studiarne l’esposizione e adottare misure di minimizzazione.


3. Come ridurre l’esposizione a microplastiche dai formaggi

Anche se la situazione non è ancora definita, ci sono misure pratiche che possono contribuire a ridurre l’esposizione senza rinunciare ai formaggi:

StrategiaAzione concreta
Ridurre il contatto plasticoPreferire formaggi venduti in confezioni non plastiche o con imballaggi minimali. Trasferire il formaggio su carta cerata o contenitori in vetro.
Consumare formaggi freschi / a rapido consumoPoiché il contatto prolungato con plastiche tende ad aumentare la migrazione, consumare formaggi freschi prima che stazionino troppo a lungo.
Non riscaldare formaggio in contenitori plasticiEvitare di usare plastica quando si riscalda o si scioglie formaggio. Il calore favorisce la migrazione.
Controllare la qualità di confezionamentoPreferire confezioni certificate, integrate con barriere protettive, e verificare che l’imballo usi materiali sicuri per alimenti.
Sostenere pratiche agricole e industriali più puliteChiedere ai produttori trasparenza sul packaging, uso di materiali alternativi, buone pratiche igieniche per ridurre contaminazione da ambiente.
Varietà alimentareDiversificare le fonti alimentari, non affidandosi esclusivamente a pochi alimenti ad alto contenuto di grassi caseari.

Queste precauzioni sono “di buon senso” e utili anche indipendentemente dalla questione microplastiche.


4. Limiti, incertezze e direzioni future

  • I metodi analitici per identificare microplastiche nei cibi sono ancora in evoluzione: digerire la matrice (formaggio) senza distruggere le particelle, evitare contaminazioni crociate, calibrare sensibilità sono sfide note. MDPI+2PubMed+2
  • Non c’è ancora consenso su livelli di sicurezza, dosi “tollerabili” e soglie critiche per gli effetti.
  • Servono studi a lungo termine su esposizione alimentare cumulativa e valutazioni tossicologiche che tengano conto di miscele di polimeri e additivi.
  • Occorre indagare meglio i percorsi di contaminazione nella filiera casearia: dal foraggio, al latte, alla lavorazione, fino alla confezione.
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