Toxoplasma gondii, il burattinaio

È molto probabile che abbiate sentito parlare di Toxoplasma gondii, l’agente eziologico della toxoplasmosi, ma è molto meno probabile che abbiate mai sentito parlare della sua capacità di manipolare per i propri fini il comportamento del suo ospite, proprio come un burattino fa con una marionetta.

T. gondii è un protozoo del subphylum Apicomplexa, ed è un endoparassita obbligato. Il ciclo vitale di T. gondii interessa due ospiti: il gatto (che è l’ospite definitivo, dove avviene la riproduzione sessuata), e altri animali come ad esempio roditori, ma anche l’uomo (che fungono da ospite intermedio, dove avviene la riproduzione asessuata). In base al tipo di ospite, T. gondii si manifesta in diverse forme: nell’ospite intermedio si presenta infatti sotto forma di tachizoiti (fig. 1) e bradizoiti, mentre nell’ospite definitivo è in forma di oocisti.

I tachizoiti (tipici della fase acuta dell’infezione) misurano 2-4 μm di larghezza, 4-8 μm di lunghezza e sono la forma replicativa endocellulare, mentre i bradizoiti (caratteristici della fase latente) misurano 7×1,5 μm e sono elementi dalla moltiplicazione lenta. Infine le oocisti misurano 10-12 µm di diametro, sono molto resistenti (agli acidi, agli alcali, ai comuni saponi e agli enzimi proteolitici), e contengono ciascuna 2 sporocisti le quali contengono a loro volta 4 sporozoiti, ovvero nuovi individui infettanti .

Le oocisti non ancora mature vengono espulse dal gatto con le feci, e dopo 1-5 giorni maturano (fig.2) e diventano infettive. Sono ingerite successivamente da ospiti intermedi (come uccelli e roditori) nel momento in cui essi ingeriscono terra, acqua o materiale vegetale infetti; e all’interno di questi animali gli sporozoiti fuoriusciti dalle cisti si trasformano in tachizoiti.

Essi si localizzano nel tessuto muscolare e neurale e in seguito si sviluppano in cistitissutali, contenenti bradizoiti. Nel momento in cui il gatto consuma la sua preda infetta ingerisce anche le cisti, e i bradizoiti in essi contenuti infettano le cellule intestinali, diventando tachizoiti e in seguito producendo oocisti, che verranno poi espulse in modo da cominciare un nuovo ciclo.

Fino a qui si tratta di normale amministrazione per un parassita, se non fosse che tra gli organi bersaglio di T. gondii c’è anche il cervello. Localizzandovisi questo microrganismo fa si che i topi, animali per natura molto schivi, si avventurino più spesso in spazi aperti e siano addirittura attratti dall’odore del felino, il tutto a vantaggio del parassita che, quindi, può chiudere il suo ciclo vitale tornando nel corpo dell’ospite definitivo.

Il meccanismo attraverso il quale ciò può avvenire è stato spiegato dall’equipe di Robert Sapolsky, che ha paragonato la reazione di topi sani e topi infetti a due stimoli opposti: la reazione all’odore del gatto e ad una femmina in estro. Se nel gruppo di controllo i topi si sono comportati come ci si aspettava, i topi infetti mostravano una reazione all’odore del felino paragonabile a quella dei topi sani esposti all’estro, interpretando l’odore dell’urina del gatto come un segnale riproduttivo e avvicinandosi quindi al predatore. Questo perché le cisti si posizionano nel prosencefalo eil risultato di ciò è una forte attenuazione della stima del rischio, della memoria spaziale e nell’olfatto (senso fondamentale per i roditori) nel giro di sole tre settimane.

T. gondii può essere anche un parassita umano causando la ben nota toxoplasmosi, generalmente asintomatica. Questa trasmissione all’uomo non fa parte della normale trasmissione di T. gondii ma si suppone sia una deviazione accidentale. È stato stimato che nei paesi occidentali circa il 50% della popolazione sia positiva al test per T. gondii. Viene da chiedersi se ciò che succede nel topo succeda anche nell’uomo. Quest’ipotesi ha trovato riscontro in uno studio psicologico per la caratterizzazione della personalità, in cui si è notato come i pazienti in cui il parassita era presente avessero una reazione più lenta al pericolo se attaccati fisicamente o verbalmente, e come perdessero improvvisamente la voglia di ribattere. Ciononostante non si ha ancora la certezza assoluta che T.gondii possa modificare il comportamento umano come fa con i topi.

È stato inoltre notato come nei pazienti schizofrenici portatori del parassita, vi sia un significativo aumento di dopamina, ritenuta l’elemento chiave della comparsa della patologia. Altri studi hanno mostrato come il profilo dei sintomi mostrati dai pazienti infetti differiscano da quelli dei non infetti, con una maggiore severità di allucinazioni e deliri, così come la toxoplasmosi sia responsabile di una differenza morfologica del cervello tra i due gruppi (locali riduzioni nel volume di materia grigia).

T. gondii sembrerebbe aumentare i livelli di testosterone, accentuando i caratteri secondari maschili, generalmente ben giudicati dalle donne. In questo caso il gioco non vale la candela, infatti un aumento delle chances con il gentil sesso è ben poca roba in confronto ad una possibile diminuzione della percezione del rischio e ad una alterazione del comportamento.

Andrea Borsa

FONTE: Toxoplasma gondii

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