Raffreddore? Quest’anno stammi lontano!

Chi causa il raffreddore ?

A causare il ”famoso” malanno stagionale sono varie famiglie di virus. I più comuni, responsabili per più del 30% dei raffreddori, sono i Rhinovirus, di cui esistono circa duecento varietà geneticamente distinte. Ecco un elenco dei virus indicati come responsabili: Rhinovirus (30-80% dei casi), Coronavirus (10-15%), Virus influenzali appartenenti alla famiglia degli Orthomyxoviridae (5-15%), Virus parainfluenzali umani (1-3 %), Virus respiratorio sinciziale, AdenovirusEnterovirusMetapneumovirus.

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Frequentemente all’infezione virale si sovrappone dopo alcuni giorni un’infezione batterica secondaria, che può complicare il raffreddore in situazioni patologiche più serie. Ad esempio si può andare incontro a tracheite, bronchite, otite, sinusite o broncopolmonite. Solo nel caso che si verifichino queste condizioni è opportuno fare uso di antibiotici, che sono controindicati nella cura di malattie virali non complicate. Gli antibiotici, come suggerisce il termine, sono efficaci contro i batteri e anzi il problema dell’inefficacia di molti antibiotici deriva anche dal fatto che spesso vengono usati a sproposito causando alla lunga farmacoresistenze.

Quante volte durante l’anno siamo colpiti dal raffreddore?

In media gli adulti prendono tra due e quattro raffreddori l’anno, i bambini sono più vulnerabili e ne sono interessati tra le sei e otto volte. Considerando solo i Rhinovirus e contando per ogni raffreddore una durata di una settimana, sono in totale almeno cinque gli anni di intasamento nasale e starnuti con fazzoletti sul comodino, in una vita! Starnuti, tosse e secrezioni nasali sono la risposta infiammatoria del nostro corpo al virus. Le sostanze prodotte dal sistema immunitario infiammano le cellule e i tessuti delle vie aeree, provocando naso colante, gola gonfia, tosse e starnuti. Sarebbe addirittura possibile creare tutto l’insieme dei sintomi del raffreddore con le sostanze anti-infiammatorie che il corpo produce per controbattere, senza la presenza del virus, ma con un potente mix di mediatori dell’infiammazione. I sintomi del raffreddore sono quindi il segno di una forte risposta reattiva dell’organismo all’infezione in atto.    

Colpi di vento, correnti fredde, stare al freddo fuori etc.. fa venire il raffreddore?

Tradizione incancellabile tramandata da mamma a figlio. Pensiamo anche solo alla parola che indica la malattia, ha di per sè qualche riferimento alle basse temperature ”raffreddore”.  La scienza per ora non ha però trovato prove in supporto di questa convinzione. Prendere freddo non sembra aumentare il rischio di andare incontro al malanno e nemmeno aumentarne la gravità. Uno dei primi studi in materia risale agli anni ’50: ricercatori che oggi probabilmente verrebbero giudicati estremisti lasciarono un gruppo di volontari al caldo, mentre altri, dopo un bagno, furono messi nudi per un’ora e mezza in un corridoio pieno di correnti. A tutti poi fu inoculato un virus del raffreddore. Il risultato? La percentuale di quelli che lo presero fu la stessa nei due gruppi.

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Come si trasmette il raffreddore?
 
La trasmissione dei virus del raffreddore avviene tramite aerosol, o goccioline di Flügge. Le micro gocce di saliva, emesse attraverso colpi di tosse e starnuti, rimangono sospese in aria veicolando gli agenti infettivi. La gran parte di queste infezioni virali insorge nella stagione fredda, dall’autunno fino all’inizio della primavera. In autunno, subito dopo la riapertura delle scuole, una a metà inverno ed una terza in primavera. Probabilmente ciò si verifica per la maggiore permanenza in luoghi chiusi (scuole), che favorisce la trasmissione dei virus sia per contatto diretto con superfici contaminate, sia per trasporto dei microorganismi sottoforma di aerosol. Inoltre, va considerato l’effetto paralizzante del freddo sulle ciglia che rivestono l’epitelio respiratorio fissando e trattenendo corpi estranei, filtrando l’aria e facilitando l’espulsione del muco e dei microrganismi in esso inglobati.
Dove e quanto può sopravvivere il virus?   
Lo studio del 1973 del medico e scrittore Atul Gawande in un articolo sulla rivista New Yorker, riporta che il virus è stato trovato vivo dopo tre ore in gocce di muco fatte seccare su tessuti di nylon, lana, seta, su ripiani in formica, acciaio, legno e sulla pelle. Il virus sembra sopravvivere bene sulla maggior parte delle superfici non porose, ma stranamente non sui fazzoletti in cotone o di carta. I partecipanti allo studio che hanno toccato le superfici contaminate, tra cui le mani delle altre persone, prendevano il raffreddore nel 60% dei casi. Insomma, non c’è neppure bisogno del contatto diretto. Il massimo della contagiosità si ha nei primi tre giorni, quando la concentrazione del virus nelle secrezioni nasali è la più alta.

Come evitare il raffreddore?

Fra i consigli degli esperti c’è sicuramente quello di lavarsi spesso le mani e non toccarsi la faccia, il naso o gli occhi: più facile da dire che da fare. La giornalista Jennifer Ackerman, che ha scritto un libro sul raffreddore (Ah-choo! The uncommon life of your common cold),  riporta che in media ci portiamo le mani al viso tre volte in cinque minuti e in un’ora ci tocchiamo il naso ben in 5 occasioni.

Quali sono i rimedi da tenere a mente?                                                                                            

Jack Gwaltney, uno degli esperti mondiali sul raffreddore, adotta la strategia di prendere, ai primi sintomi e ogni 12 ore, la combinazione di due farmaci: un antinfiammatorio non steroideo, tipo Ibuprofene e un antistaminico. Non si tratta di una cura del raffreddore, essi però alleviano i sintomi in attesa che passi. Un aiuto invece dal mondo della frutta? La melagrana. Grazie alle sue proprietà antinfiammatorie e antibatteriche dovute all’elevato contenuto di antiossidanti, aiuta a difendere l’organismo dall’attacco di virus e batteri, proteggendolo da febbre, raffreddori, raffreddamenti e da altri malanni di stagione. Una valida alernativa? Prendersela comoda, relax e dedicarsi alla lettura di un buon libro o dell’ultimo articolo di Microbiologia Italia!  

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fonte: Focus

Alessandro Scollato

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