Citologia del sistema immunitario acquisito: il riconoscimento dell’antigene da parte dei linfociti B e T

Immunoglobulina M pentamerica

Il sistema immunitario adattativo, o acquisito, permette il riconoscimento di un elevato numero di antigeni derivanti da altrettanti microrganismi patogeni. Di seguito, verranno descritti i meccanismi generali che permettono alle cellule linfocitarie di legare le molecole antigeniche e di innescare le risposte immunitarie effettrici.

La componente innata del sistema immunitario permette al nostro organismo di non soccombere alle infezioni causate dai microrganismi facilmente riconoscibili poiché possiedono specifiche caratteristiche molecolari (PAMPs). Tuttavia, essendo necessario un riconoscimento del più possibile alto numero di microrganismi patogeni, le cellule linfocitiarie della componente acquisita del sistema immunitario si sono evolute per individuare e rispondere ad una più ampia varietà di antigeni. Per definizione, un antigene è qualsiasi sostanza estranea all’organismo che può essere riconosciuta dal sistema immunitario dell’organismo stesso. Una regione dell’antigene, denominata epitopo, può legare specificamente le proteine di membrana dei linfociti B, le immunoglobuline (Ig), le quali, pertanto, fungono da recettori delle cellule B e sono chiamate, quindi, anche BCR (B – cell receptor). Le molecole immunoglobuliniche che possiedono la stessa specificità antigenica possono essere secrete sotto forma di anticorpi dalle plasmacellule, le quali sono cellule B differenziate. Un antigene può legare, in alternativa, i recettori presenti sulla membrana dei linfociti T, denominati TCR (T – cell receptor).

  • Il riconoscimento dell’antigene da parte delle immunoglobuline delle cellule B
    L’introduzione di alcune molecole antigieniche nell’organismo umano può indurre i linfociti B a trasformarsi in plasmablasti, che rappresentano le forme immature delle plasmacellule. Entro circa cinque giorni dalla formazione dei plasmablasti, si susseguono numerose divisioni cellulari che portano alla formazione di almeno otto generazioni successive di plasmacellule. Ogni plasmacellula figlia che deriva da una divisione cellulare mostra un reticolo endoplasmatico ruvido (RER) più abbondante che dimostra una maggiore attività di sintesi cellulare: a livello del RER, infatti, sono sintetizzate le immunoglobuline secretorie, gli anticorpi. Gli anticorpi, oltre alla funzione di legare l’antigene, possiedono anche la funzione di reclutare tutte le cellule e le molecole che sono in grado di distruggere il microrganismo patogeno. Le due funzioni anticorpali, cioè quella di legame dell’antigene e quella di reclutamento di cellule e molecole effettrici della risposta immunitaria, sono strutturalmente separate: la regione che riconosce l’epitopo antigenico varia notevolmente tra le diverse molecole anticorpali (regione variabile, V); la regione che innesca i meccanismi effettori del sistema immunitario non varia ed è quindi nota come regione costante, C. Le plasmacellule cessano di dividersi quando è stato raggiunto un numero di cellule adeguato a rispondere in maniera efficiente alla stimolazione antigenica. Il processo di attivazione dei linfociti B può portare anche alla sintesi di cellule B memoria, le quali assicurano una risposta immunitaria più rapida in caso di rinnovata esposizione allo stesso antigene.
  • Il riconoscimento dell’antigene da parte dei recettori delle cellule T
    I recettori dei linfociti T (TCR) non riconoscono e legano direttamente le molecole antigeniche isolate o in forma solubile, ma solo antigeni presentati loro da altre cellule, tra le quali i macrofagi e le cellule dentritiche, note pertanto come cellule presentanti l’antigene (APC, antigen – presenting cell).
    Le cellule presentanti l’antigene dell’organismo ospite possiedono sulla loro superficie un complesso proteico conosciuto come MHC (major histocompatibility complex, complesso maggiore di istocompatibilità). Le molecole MHC sono glicoproteine codificate da un gruppo di geni polimorfici, posto sul braccio corto del cromosoma 6 nell’uomo.

Maria Chiara Langella

Fonti:

  • Istologia. P. Rosati, R. Colombo, N. Maraldi. Edi Ermes. 2008. Pagine 378 – 379, 511 – 513.
  • Immunobiologia di Janeway. K. Murphy. Piccinin. Pagine 128 – 129.

Immagine in evidenza da Protein Data Bank

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