Leishmaniosi, allarme in Europa: conigli e lepri diffondono il parassita

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By Francesco Centorrino

Conosci la leishmaniosi e l’appello della comunità scientifica riguardo la diffusione in Europa del parassita Leishmania infantum.

La leishmaniosi torna sotto i riflettori della comunità scientifica europea. Si tratta di una malattia parassitaria che colpisce sia gli animali sia l’uomo e che ogni anno provoca migliaia di infezioni, soprattutto nell’area del Mediterraneo. A trasmetterla è il parassita Leishmania infantum, veicolato dai pappataci, piccoli insetti simili alle zanzare.

Un nuovo studio condotto in Spagna, dall’Università di Cordova in collaborazione con il Gruppo SaBio dell’IREC, ha acceso un campanello d’allarme: il parassita non prolifera soltanto nei cani, da sempre considerati il principale serbatoio, ma in modo massiccio anche in conigli e lepri, animali spesso presenti in ambienti periurbani e quindi a stretto contatto con l’uomo.

I risultati dello studio: dati preoccupanti

Per due anni i ricercatori hanno condotto un’ampia campagna di campionamento che ha coinvolto:

  • cani domestici
  • lagomorfi selvatici (conigli e lepri)
  • esseri umani
  • pappataci, analizzati tramite studi entomologici

I risultati, pubblicati sulla rivista scientifica Pathogens and Global Health, sono considerati allarmanti. Tutti i lagomorfi selvatici analizzati (100%) sono risultati infetti da leishmaniosi. Nei cani la percentuale di positività ha raggiunto il 73,2%, mentre negli esseri umani l’infezione è stata riscontrata nel 6,2% dei soggetti esaminati.

Anche l’analisi sugli insetti vettori ha fornito dati significativi: oltre il 25% dei pappataci catturati nella zona studiata era portatore del parassita. La specie prevalente, Phlebotomus perniciosus, è riconosciuta come il principale vettore della leishmaniosi nel bacino mediterraneo.

Il ruolo delle aree naturali e della fauna selvatica

Uno degli aspetti più rilevanti dello studio riguarda l’individuazione di un focolaio di trasmissione in prossimità di una riserva di caccia adiacente alla città di Cordova. In quest’area la densità di conigli e lepri selvatici è particolarmente elevata, creando le condizioni ideali per la circolazione continua del parassita.

Questi animali, secondo i ricercatori, agiscono come serbatoi naturali, offrendo un vero e proprio “rifugio biologico” a Leishmania infantum. L’ambiente selvaggio diventa così un punto di partenza per la diffusione dell’infezione verso i cani e, indirettamente, verso l’uomo.

Prevenzione e strategia One Health

Gli autori dello studio sottolineano la necessità di adottare un approccio integrato basato sul concetto di One Health, che riconosce la stretta interconnessione tra:

  • salute umana
  • salute animale
  • salute dell’ambiente

Secondo l’IREC, la sorveglianza della fauna selvatica è importante quanto il controllo dei vettori e la protezione degli animali domestici. Tra le misure urgenti indicate dagli esperti figurano:

  • vaccinazioni e utilizzo di repellenti nei cani
  • controllo sistematico delle popolazioni di pappataci
  • monitoraggio delle aree naturali ad alta densità di fauna selvatica
  • campagne di informazione e sensibilizzazione rivolte alla popolazione

Una conoscenza più approfondita del ruolo delle riserve naturali e degli animali selvatici potrebbe fare la differenza tra il contenimento dell’infezione e la sua trasformazione in un problema cronico di salute pubblica.

Cos’è la leishmaniosi: la definizione dell’ISS

Secondo l’Istituto Superiore di Sanità, con il termine leishmaniosi si indica “un gruppo di malattie parassitarie trasmesse da insetti, i flebotomi”. Nonostante la sua diffusione globale, la patologia è considerata una malattia negletta, anche a causa della sua complessità: esistono infatti 21 specie di Leishmania patogene per l’uomo, responsabili di diverse forme cliniche.

La trasmissione avviene quasi esclusivamente tramite la puntura di un insetto vettore che si è precedentemente infettato pungendo un animale o una persona malata. Più raramente, il contagio può avvenire attraverso:

  • trasfusioni di sangue
  • uso condiviso di siringhe
  • trapianto di organi

Le quattro forme della leishmaniosi

L’ISS distingue quattro principali forme cliniche della malattia:

  • Leishmaniosi viscerale (LV)
    È la forma più grave. Coinvolge organi interni come fegato, milza e midollo osseo ed è potenzialmente mortale se non diagnosticata e trattata tempestivamente.
  • Leishmaniosi cutanea (LC)
    Si manifesta con lesioni della pelle. In molti casi può guarire spontaneamente senza trattamenti specifici.
  • Leishmaniosi mucocutanea
    Colpisce le mucose del naso e della cavità orale. La guarigione è lenta e può lasciare cicatrici deturpanti, con rischio di infezioni secondarie anche gravi.
  • Leishmaniosi cutanea diffusa
    Simile alla forma cutanea, ma più estesa e recidivante. Richiede trattamento farmacologico e può ripresentarsi nel tempo.

L’aumento dei casi e il ruolo emergente della fauna selvatica rendono la leishmaniosi una sfida sanitaria complessa, che richiede interventi coordinati e una maggiore consapevolezza pubblica. La prevenzione, oggi più che mai, passa dalla collaborazione tra medicina umana, veterinaria e tutela ambientale.