Caldo e incendi: la gestione del rischio composto

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By Elisabetta Cretella

L’estate del 2026 ha mostrato una realtà chiara. L’emergenza climatica non si manifesta mai attraverso un unico pericolo alla volta.  Si presenta invece con i cosiddetti “rischi composti”. Sono scenari in cui ondate di calore estremo e incendi boschivi avvengono nello stesso momento. Tutto ciò crea una minaccia doppia e complessa per la salute pubblica. Le fiamme liberano fumo ricco di particolato fine e gas tossici che si uniscono alle temperature molto alte. Il risultato è un aumento drastico di patologie a carico dell’apparato respiratorio, cardiocircolatorio e renale. Di fronte a questo doppio pericolo, i vecchi metodi di difesa vanno cambiati del tutto. Infatti, i comportamenti utili contro il grande caldo diventano pericolosi se l’aria è piena di fumo derivante dagli incendi.

Il dilemma della finestra aperta e i consigli in contraddizione

Il problema principale di queste emergenze combinate risiede nel fatto che le raccomandazioni di protezione per un pericolo risultano in aperta contraddizione con quelle dell’altro. Durante una classica ondata di calore, le regole dicono di aprire le finestre di notte per fare entrare aria fresca in casa. Ma se ci sono incendi vicini, questa abitudine diventa molto pericolosa: spalancare le finestre fa entrare aria piena di fumo e sostanze tossiche, annullando ogni beneficio contro il caldo.

Anche usare i ventilatori richiede molta attenzione. Sebbene diano sollievo subito, se li si accende vicino a finestre aperte mentre c’è fumo, lo risucchiano dentro casa.

Perfino i parchi e i giardini pubblici, usati di solito per scappare dal caldo, possono diventare posti pericolosi quando l’aria è piena di fumo.

Perciò diventa fondamentale preparare ambienti al chiuso che diano nello stesso momento aria fresca e pulita.

Dai centri di raffrescamento ai rifugi ad aria pulita contro caldo e incendi

Per affrontare questa criticità, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha pubblicato nuove linee guida. Queste propongono di trasformare le strutture di accoglienza comunali in veri spazi protetti. I rifugi devono rispettare rigidi standard tecnici, in particolare tre.

  1. Filtrazione avanzata: gli impianti di climatizzazione devono usare filtri potenziati e funzionare a ricircolo chiuso per bloccare l’ingresso del fumo esterno.
  1. Sigillatura degli edifici: bisogna verificare porte e finestre dei centri di accoglienza che devono essere ermetiche per garantire la purezza dell’aria all’interno.
  2. Continuità energetica: è indispensabile avere generatori di riserva per mantenere attivi i sistemi di raffreddamento e filtrazione anche durante i blackout estivi, molto frequenti.
Figura 1 - Monitoraggio dei rischi composti di caldo e incendi in tempo reale: l'infografica mostra un sistema di allerta unificato che combina le ondate di calore estremo con i dati sulla qualità dell'aria. Sulla destra è visibile l'indicatore AQI (Air Quality Index, ovvero l'Indice di Qualità dell'Aria), lo standard internazionale utilizzato per misurare la concentrazione di inquinanti come il PM2.5 e indicare il livello di pericolo per la salute pubblica tramite una scala cromatica di rischio.
Figura 1 – Monitoraggio dei rischi composti di caldo e incendi in tempo reale: l’infografica mostra un sistema di allerta unificato che combina le ondate di calore estremo con i dati sulla qualità dell’aria. Sulla destra è visibile l’indicatore AQI (Air Quality Index, ovvero l’Indice di Qualità dell’Aria), lo standard internazionale utilizzato per misurare la concentrazione di inquinanti come il PM2.5 e indicare il livello di pericolo per la salute pubblica tramite una scala cromatica di rischio.[Fonte: Immagine a cura dell’autrice]

Questi spazi non devono essere solo luoghi pubblici, come le biblioteche o i centri sociali. La loro creazione deve estendersi a contesti delicati quali istituti scolastici, asili e strutture residenziali per anziani. Per le persone più deboli, subire insieme il caldo e le conseguenze degli incendi è molto pesante. Per questo motivo, tali strutture devono disporre di almeno una stanza protetta pronta all’uso. Devono inoltre interrompere o trasferire al chiuso le attività all’aperto.

Caldo e incendi richiedono una comunicazione integrata

Nelle dinamiche di rischio composto, l’informazione istituzionale deve necessariamente evolvere. Le autorità non possono più emettere allerte separate per il clima e per la qualità dell’aria. Invece, dovrebbero diffondere un bollettino giornaliero coordinato, basato su una matrice di soglie. Tale matrice unisce i dati sulle temperature e i parametri sulla qualità dell’aria.

Inoltre, il personale medico dovrebbe ricevere una formazione specifica per riconoscere i sintomi misti, derivanti dal colpo di calore e dall’inalazione di fumi.

Illustrazione divisa in due metà che confronta un'area urbana degradata e colpita da ondate di calore e incendi («Città Impreparata») con un quartiere moderno dotato di tetti riflettenti, tetti verdi, parchi con sistemi di nebulizzazione e edifici scolastici con ventilazione filtrata («Città Resiliente»). In alto sono presenti i titoli delle due sezioni e un cartellone stradale con la scritta "Pianificazione Urbana Resiliente".
Figura 2 – Confronto tra una città tradizionale e vulnerabile («Città Impreparata», a sinistra) ed una pianificazione urbana adattiva e sostenibile («Città Resiliente», a destra). Risulta evidente l’importanza degli investimenti infrastrutturali contro i rischi climatici composti.[Fonte: Immagine a cura dell’autrice]

L’obiettivo di azzerare i morti per il caldo si può raggiungere a una sola condizione: le città devono diventare resilienti a entrambe le minacce (soprattutto quando si presentano contemporaneamente). Bisogna superare l’idea di agire solo quando c’è l’emergenza. È necessario invece pianificare a lungo termine, agendo in tempi non sospetti e indipendentemente dalle emergenze contingenti per farsi trovare pronti se e quando si verificheranno.

Quando ondate di caldo e gli incendi si uniscono, la protezione della salute pubblica non può più affidarsi a vecchie abitudini o a risposte frammentate. Servono edifici sicuri con aria filtrata, una comunicazione pubblica unita e una pianificazione urbana lungimirante, capace di proteggere insieme il clima in cui viviamo e l’aria che respiriamo.

Fonti:

  • Kriit, H. K., Chen-Xu, J., Semenza, J. C., et al. (2026). The 2026 Europe report of the Lancet Countdown on health and climate change: narrowing window for decisive health action. The Lancet Public Health, 11(5), e386–407. https://doi.org/10.1016/S2468-2667(26)00025-3.
  • Noël, B., Aðalgeirsdóttir, G., Pálsson, F., Wouters, B., Lhermitte, S., Haacker, J. M., & van den Broeke, M. R. (2022). North Atlantic Cooling is Slowing Down Mass Loss of Icelandic Glaciers. Geophysical Research Letters, 49(3), e2021GL095697. https://doi.org/10.1029/2021GL095697.
  • World Health Organization (WHO) Regional Office for Europe. (2026). Heat–health action plans: guidance. Second edition. Copenhagen: WHO Regional Office for Europe. ISBN: 9789289062930.
  • Zhang, R., Sun, C., Zhu, J., Zhang, R., & Li, W. (2020). Increased European heat waves in recent decades in response to shrinking Arctic sea ice and Eurasian snow cover. npj Climate and Atmospheric Science, 3(7). https://doi.org/10.1038/s41612-020-0110-8.

Immagini:

  • Immagine di copertina: Immagine a cura dell’autrice, realizzata grazie all’impiego di intelligenza artificiale.
  • Immagine 1 : Immagine a cura dell’autrice, realizzata grazie all’impiego di intelligenza artificiale.
  • Immagine 2 : Immagine a cura dell’autrice, realizzata grazie all’impiego di intelligenza artificiale.