Coxiella burnetii

Caratteristiche

Coxiella burnetii è un batterio gram negativo di forma bastoncellare appartenente alla famiglia delle Coxiellaceae. Per molto tempo è stato considerato un patogeno intracellulare obbligato affine alla Rickettsia, ma studi approfonditi hanno determinato l’assenza di deficit metabolici che lo costringerebbero allo status di “parassita endocellulare obbligato” e ne hanno confermato la sua capacità a vita libera. Ulteriori studi molecolari lo hanno caratterizzato più affine alla Legionella.

C. burnetii è l’agente eziologico della febbre q, zoonosi trasmessa dagli animali – in particolare pecore, capre e bovini – all’uomo, la cui distribuzione è globale. Generalmente gli animali vengono infettati dalla zecca, agente vettore dell’agente patogeno e per loro il decorso è spesso privo di sintomi evidenti. La trasmissione all’uomo – la cui manifestazione clinica è evidente come febbre q – avviene attraverso l’inalazione di polvere contaminata dalle spore del microrganismo ma anche attraverso il contatto con secrezioni biologiche degli stessi animali, anche se quest’ultima modalità è meno frequente ed attraverso l’ingestione di latte non pastorizzato.

Le pesone maggiormente a rischio di inalazione di polvere contaminata sono ad esempio veterinari, ricercatori ed allevatori a stretto contatto con ovini e bovini per cui sono consigliate maggiori misure preventive.

Le spore di C. burnetii, come le spore di Bacillus anthracis sono ritenute potenziali armi biologiche.

Coxiella burnetii
Figura 1 – Coxiella burnetii

Filogenesi

DominioProkaryota
RegnoBacteria
PhylumProteobacteria
OrdineLegionellales
FamigliaCoxiellaceae
GenereCoxiella
SpecieC. burnetii

Morfologia delle colonie

Coxiella burnetii è un batterio ancora oggi poco conosciuto, sia dal punto di vista strutturale sia riguardo alle sue esigenze nutritive e di crescita; a tal proposito non è possibile utilizzare i comuni di terreni di coltura. I ricercatori, con determinati studi per il suo isolamento, hanno utilizzato con ottimi risultati un medium di citrato acidificato di cisteina (ACCM2), dove C. burnetii dava piccole colonie di forma rotondeggiante. Attualmente sono al vaglio altri studi ed esperimenti per determinare ulteriori supporti di crescita.

Patogenesi

Una volta avvenuta l’infezione, il periodo di incubazione è di circa 2 – 3 settimane, ma in alcuni casi può arrivare anche fino a 40 giorni. I sintomi della febbre q comprendono febbre, affaticamento, cefalea, mialgia, tosse non produttiva, mal di stomaco. Tali sintomi possono essere molto variabili da persona a persona, con lievi manifestazioni fino ad arrivare a quadri clinici più gravi con polmonite (a causa dell’instaurarsi delle Coxielle nei polmoni ed infezione dei macrofagi alveolari) ed epatite.

In una piccola percentuale di casi, la febbre q può evolvere in febbre q cronica, anche dopo mesi e/o anni dopo l’iniziale infezione. La febbre q cronica è caratterizzata da manifestazioni cardiache in particolare endocardite e valvulopatie e se non trattata correttamente ed in breve tempo può portare al decesso del paziente.

Metodi di identificazione

L’identificazione di C. burnetii può essere sia sierologica sia molecolare. L’indagine sierologica è finalizzata alla ricerca degli anticorpi specifici prodotti contro il batterio ed è di grande aiuto nel determinare una infezione cronica. I test molecolari si basano invece sull’utilizzo della PCR finalizzata alla ricerca del DNA batterico.

Nei quadri clinici più gravi con presenza di endocardite e/o epatite vengono richiesti ulteriori esami anche non di laboratorio come l’ecografia TEE, la biopsia epatica ed il controllo dei valori AST ed ALT che aumentano notevolmente, anche se non sono estremamente specifici della patologia.

Terapia

La terapia, oltre ad essere di supporto per alleviare i sintomi, si basa sull’utilizzo di antibiotici anche, nel caso della febbre q cronica, per molti mesi. Quelli di prima scelta sono le tetracicline, i fluorochinoloni ed il cloramfenicolo.

Priscilla Caputi

Fonti

  • Kenneth J. Ryan, C. George Ray. Sherris, Microbiologia Medica. The McGraw Hill Companies, 2017. Edizione Mediche Scientifiche Internazionali.
  • Omsland, A., Beare, P. A., Hill, J., Cockrell, D. C., Howe, D., Hansen, B., … & Heinzen, R. A. (2011). Isolation from animal tissue and genetic transformation of Coxiella burnetii are facilitated by an improved axenic growth medium. Applied and environmental microbiology, 77(11), 3720-3725.
  • Boden, K., Wolf, K., Hermann, B., & Frangoulidis, D. (2015). First isolation of Coxiella burnetii from clinical material by cell-free medium (ACCM2). European Journal of Clinical Microbiology & Infectious Diseases, 34(5), 1017-1022.
  • Madariaga, M. G., Rezai, K., Trenholme, G. M., & Weinstein, R. A. (2003). Q fever: a biological weapon in your backyard. The Lancet infectious diseases, 3(11), 709-721.
  • España, P. P., Uranga, A., Cillóniz, C., & Torres, A. (2020, August). Q Fever (Coxiella Burnetii). In Seminars in Respiratory and Critical Care Medicine (Vol. 41, No. 04, pp. 509-521). Thieme Medical Publishers.
  • https://www.cdc.gov/qfever/
  • https://www.csl.com/
  • https://microbenotes.com/pathogenesis-and-clinical-manifestations-of-coxiella-burnetii/
  • http://www.ospedalebambinogesu.it/en/febbre-q?inheritRedirect=true#.XxqqWufOPIU

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