Legionella: un nemico invisibile e a volte letale

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By Francesco Centorrino

Revisionato dal Medical Board

Le prime notizie risalgono al lontano 1976 in quel di Philadelphia. Durante un raduno di veterani del Vietnam, in 220 si ammalarono e ben 34 morirono. La causa inizialmente non fu certa, ma mediante successive analisi e ricerche fu chiaro che a uccidere decine di persone era stato un batterio: Legionella (Fig.1).

Legionella
Figura 1 -Legionella al SEM

Legionella è un batterio ambientale che in quantità eccessive può portare a due distinte patologie. La prima e meno grave è la Febbre di Pontiac, una febbre simil-influenzale, dalla quale si guarisce senza problemi. Il batterio può causare anche la più complicata Legionellosi, che porta ad una polmonite che può, in alcuni casi, essere letale.

In Italia i primi casi risalgono al 1983 (dati ISS), anche se la letteratura riporta casi nel 1978. Ad ogni modo, i casi aumentarono, fino alla necessaria stesura nel 2000 delle prime “Linee guida per il controllo e la prevenzione della legionellosi”.

Cosa aiuta legionella a proliferare?

Legionella predilige gli ambienti acquatici, dove a temperature ottimali (25-45°C), viene favorita la proliferazione. Il nostro rubinetto di casa, il boiler, le torri evaporative, le saune, gli idromassaggi, le UTA (unità trattamento aria, deputate al condizionamento e riscaldamento aria nei palazzi uffici o centri commerciali) sono tutti punti in cui questo batterio può prolificare e creare dei seri problemi. Il problema Legionellosi è aumentato di anno in anno, fino a quando si è provveduto a revisionare le linee guida nel Maggio dl 2015, e nel 2017 la Regione Emilia Romagna le ha nuovamente aggiornate e riviste. Questa revisione dovuta al fatto che la problematica ha portato i casi di legionellosi notificati in Italia a oltre 1.500, ampiamente sottostimati secondo l’OMS.

Dove possiamo trovare legionella?

Hotel, Centri Commerciali, Ospedali, Centri Sportivi e Spa, ovunque ci sia presenza di acqua.

Possiamo eliminarla?

Si, a oggi esistono, come riportati sulle linee guida, diversi metodi, più o meno invasivi, e più o meno efficaci sul lungo periodo. Ad esempio lo shock termico, lo shock chimico, il cloro. Una novità che si dimostra essere sempre più efficace è l’utilizzo del perossido di idrogeno, ottimo biocida, con la capacità, se opportunamente stabilizzato, di non creare problematiche sui materiali con cui viene a contatto.

Andrea Miano