Surf e…superbatteri: un pericolo per la salute umana?

Surf ed esposizione a superbatteri

“Tutto quello che accade in acqua è ineffabile – non si può descrivere a parole. Giudicare l’onda è fondamentale. Ma come si fa a scomporre gli elementi da valutare? […] Se il tempo si fermasse potresti provare a rispondere che secondo i tuoi calcoli c’è un 50% di possibilità che la prossima onda ti offra un takeoff circa dieci metri a lato e un po’ più in fuori rispetto al punto dove ti trovi in quel momento. Ma il tempo è ovvio non si può fermare…” – William Finnegan E’ ovvio. Il tempo non si può fermare e le variabili da analizzare per cavalcare un’onda per un surfista sono tante. Troppe. E se tra queste si aggiungesse il rischio di favorire la colonizzazione di specie batteriche antibiotico-resistenti ( i cosiddetti superbatteri)? Ebbene, così sembrerebbe dai risultati di un interessante studio scientifico condotto da un team di ricercatori dell’ Universitá di Exeter (UK).

L’antibiotico-resistenza rappresenta al giorno d’oggi uno dei temi di principale interesse e preoccupazione da parte della comunità scientifica. Va preso in considerazione, però, anche il ruolo della sorveglianza ambientale e il rischio di esposizione ad habitat specifici tramite studi epidemiologici.

Lo studio condotto da Anne Leonard è il primo ad analizzare il rischio di diffusione di “superbatteri” associato ad una esposizione quotidiana ad ambienti potenzialmente inquinati come acque di balneazione ad elevate concentrazioni di Escherichia coli antibiotico-resistenti.

Lo studio

I ricercatori hanno raccolto un totale di 97 campioni di acque di balneazione durante tutto il 2012 tra l’Inghilterra e la Scozia (Fig.1). Questi sono poi stati analizzati mediante metodi di isolamento e coltura specifici per l’identificazione di specie batteriche resistenti ad antibiotici a multipla azione, come le cefalosporine. In particolare, lo studio si è focalizzato su specie batteriche resistenti ad antibiotici β-lattamici; pertanto caratterizzate dalla presenza di plasmidi codificanti per elementi di resistenza antibiotica, quali la sequenza genica blaCTX-M.

anne leonard superbatteri
Figura 1 – I ricercatori in campo nello studio per la valutazione della colonizzazione da parte dei superbatteri

Per dimostrare il reale rischio di esposizione a questa classe di batteri per i bagnanti, gli studiosi hanno pensato di svolgere uno studio epidemiologico incrociato tra una popolazione “surfista” ed una popolazione “controllo”, ossia minimamente esposta ad acque di balneazione. Ogni gruppo era composto da 150 individui. Per dimostrare l’effettiva scoperta di un veicolo di colonizzazione di specie batteriche pericolose per la salute umana, gli studiosi hanno analizzato la presenza di E.coliblaCTX-M portanti direttamente nell’intestino dei partecipanti, attraverso la raccolta di tamponi rettali. I batteri intestinali recuperati dai tamponi sono stati quindi testati per la loro resistenza a concentrazioni cliniche di antibiotici β-lattamici ed isolati tramite metodi di coltura specifici.

I risultati

La concentrazione di queste specie batteriche in acque di balneazione corrisponda solo allo 0.07%. Nonostante ciò, i risultati hanno messo in luce che esiste un reale rischio di colonizzazione della comunità surfista rispetto alla popolazione controllo. In effetti, la probabilità di infezione di E. coli portanti antibiotico-resistenza è risultata 3 volte maggiore per la popolazione surfista.

Ovviamente si tratta di dati da approfondire con future ricerche; è necessario infatti mettere alla luce l’interazione tra le specie batteriche identificate a livello costiero e la salute pubblica. Comunque, lo studio è di grande interesse, essendo il primo a valutare la qualità delle acque di balneazione relativamente alla colonizzazione di specie batteriche antibiotico-resistenti.

Il professor Colin Garner, amministratore delegato dell’ Antibiotic Research UK, ha confermato l’originalità di questa linea di ricerca pionera nel campo della rinomata lotta all’antibiotico-resistenza. Garner riconosce inoltre l’effettiva mancanza di conoscenza relativamente alle vie di diffusione delle specie batteriche antibiotico-resistenti e dei geni di resistenza a livello ambientale, tra gli animali domestici e tra umani. Per questo motivo, lo studio condotto da Anne Leonard è di fondamentale importanza per poter realizzare delle eventuali misure di sicurezza e prevenzione nelle acque costiere dell’Inghilterra e non solo.

Serena Galiè

Fonti:

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