Nuove speranze per la malattia di Huntington con la terapia genica AMT-130

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By Silvana Bochicchio

La malattia di Huntington è una patologia neurodegenerativa rara, ereditaria e devastante, causata da una mutazione del gene HTT. Questa mutazione porta alla produzione di una proteina alterata, la huntingtina mutata, che si accumula nei neuroni fino a danneggiarli in modo irreversibile. Con il tempo, questo accumulo provoca una cascata di eventi cellulari che portano alla morte dei neuroni, in particolare nello striato e nella corteccia cerebrale, le aree più colpite dalla malattia. Il risultato è un progressivo declino delle capacità motorie, cognitive e psichiatriche, che cambia radicalmente la vita dei pazienti e delle loro famiglie. I sintomi iniziali possono includere movimenti involontari (corea), difficoltà nel linguaggio e alterazioni dell’umore, che si aggravano con il tempo fino a compromettere l’autonomia quotidiana.

Fino a oggi, nessuna terapia era in grado di modificare il decorso della malattia: i farmaci disponibili servivano solo ad alleviarne i sintomi. Le cure tradizionali, infatti, si concentravano sul controllo dei disturbi psichiatrici o dei movimenti involontari, senza poter intervenire sulla causa biologica della malattia. Ora, però, arriva una notizia che segna una svolta: la terapia genica AMT-130 per la malattia di Huntington ha mostrato di rallentare significativamente la progressione della patologia, agendo direttamente sulla causa molecolare. La notizia è stata riportata da media internazionali come BBC, The Guardian e Live Science, suscitando grande entusiasmo nella comunità scientifica.

La proteina huntingtina: da alleata a nemica dei neuroni

La huntingtina normale (wild-type) è una proteina molto grande (circa 3.144 aminoacidi, ~350 kDa) codificata dal gene HTT. È presente in quasi tutti i tessuti, ma particolarmente abbondante nel cervello. Nonostante le sue dimensioni e complessità, questa proteina svolge funzioni fondamentali per la sopravvivenza cellulare e lo sviluppo neuronale.

Funzioni fisiologiche della huntingtina normale

  • Sviluppo embrionale e sopravvivenza cellulare: nei modelli murini, la cancellazione completa di HTT provoca morte embrionale precoce. In età adulta, la huntingtina è essenziale per la sopravvivenza dei neuroni, soprattutto nel telencefalo. Senza questa proteina, i neuroni non riescono a mantenere un corretto equilibrio metabolico. (Link)
  • Antiapoptosi: la proteina normale inibisce l’attivazione di caspasi e promuove vie di segnale pro-sopravvivenza come PI3K/Akt, modulando anche BDNF (Brain-Derived Neurotrophic Factor). Il BDNF, in particolare, è fondamentale per la plasticità sinaptica e la salute dei neuroni, ed è proprio uno dei fattori che risulta carente nella malattia di Huntington. (Link)
  • Traffico intracellulare e organelli: la huntingtina interagisce con microtubuli, vescicole e mitocondri, facilitando il trasporto di vescicole sinaptiche e il riciclo cellulare. Questo significa che la proteina agisce come una sorta di “motore” che garantisce il corretto trasporto di sostanze vitali lungo l’assone. (Link)
  • Autofagia selettiva: funge da “scaffold” per identificare e degradare proteine danneggiate. Modelli privi di HTT mostrano deficit in queste vie di pulizia cellulare. L’autofagia è una delle difese principali delle cellule contro l’accumulo di proteine tossiche: quando questa funzione viene compromessa, i neuroni sono molto più vulnerabili. (Link)

Mutazione HTT: da supporto a tossicità

Quando il gene HTT presenta un’espansione eccessiva delle ripetizioni CAG (oltre ~35-40), la huntingtina sviluppa una lunga sequenza poliglutaminica (polyQ) con effetti dannosi:

  • Gain-of-function tossico: la proteina mutata si aggrega nelle cellule, interferendo con proteasoma, mitocondri e traffico assonale. Questi aggregati formano inclusioni intracellulari, che ostacolano il funzionamento normale della cellula. (Link)
  • Perdita parziale di funzioni normali: compromette attività come la regolazione di BDNF, la protezione antiapoptotica e il trasporto intracellulare. In altre parole, non solo la proteina diventa tossica, ma smette anche di svolgere i suoi compiti protettivi. (Link)
  • Effetti sinergici: la combinazione di tossicità e perdita funzionale accelera la neurodegenerazione. Questo doppio effetto è uno dei motivi per cui la malattia di Huntington progredisce in maniera così rapida e devastante.
Huntington con la Terapia AMT-130
Figura 1 – L’immagine mostra le ripetizioni eccessive della sequenza di nucleotidi citosina-adenina-guanina (CAG) in un gene di un paziente affetto da malattia di Huntington (in basso) rispetto a un gene di una persona senza il disturbo neurodegenerativo (in alto) (Link).

Come funziona la terapia genica AMT-130

La terapia genica AMT-130 agisce silenziando il gene mutato tramite RNA interferente (RNAi) veicolato da un virus adeno-associato (AAV) innocuo:

  • Il virus trasporta un frammento di DNA che istruisce la produzione di RNAi.
  • Viene introdotto nel cervello tramite un intervento neurochirurgico delicato (12–20 ore).
  • Le molecole di RNAi agiscono come interruttori, riducendo la produzione di huntingtina tossica.
  • Il gene difettoso non viene eliminato, ma la sua espressione viene “abbassata di volume”, riportando i livelli della proteina a valori meno dannosi.

Questo approccio è rivoluzionario perché non mira a curare i sintomi, ma a bloccare direttamente la radice molecolare della malattia.

Huntington con la Terapia AMT-130
Figura 2 – Terapia genica AMT-130 nella malattia di Huntington: un virus adeno-associato, reso innocuo, trasporta RNA interferente nel cervello per silenziare il gene HTT mutato, riducendo la produzione di huntingtina tossica.

Risultati dello studio clinico

Il trial internazionale AMT-130 su 29 pazienti in Regno Unito e Stati Uniti ha mostrato:

  • Nei pazienti con dose più elevata, la progressione della malattia è rallentata di circa 75% in tre anni.
  • Riduzione dei livelli di huntingtina mutata nel liquido cerebrospinale.
  • Diminuzione dei valori di neurofilamento leggero (NfL), indicatore di danno neuronale.
  • Alcuni pazienti hanno riportato miglioramenti funzionali concreti, come il ritorno al lavoro.

Uno dei casi riportati dai ricercatori riguarda un paziente che, dopo anni di peggioramento, ha potuto riprendere attività quotidiane che aveva abbandonato. Questi dati rappresentano la prima prova clinica che la Huntington può essere modificata alla radice, e non solo controllata nei sintomi.

Sfide e prospettive future

Nonostante l’entusiasmo, permangono alcune criticità:

  • L’intervento è invasivo e costoso, e non privo di rischi chirurgici.
  • I dati provengono da un numero limitato di pazienti e richiedono conferma con studi più ampi e pubblicazioni peer-reviewed.
  • Restano da chiarire gli effetti a lungo termine della terapia.

L’azienda uniQure, sviluppatrice di AMT-130, prevede di richiedere l’approvazione alla FDA entro il 2026, aprendo la strada alla prima terapia in grado di cambiare il corso di una malattia neurodegenerativa ereditaria. Se approvata, potrebbe diventare un modello per altre malattie genetiche simili, come la SLA o alcune forme ereditarie di atassia.

Conclusioni

La terapia genica AMT-130 per la malattia di Huntington rappresenta un vero e proprio cambio di paradigma nella cura della patologia. Per la prima volta, la ricerca medica non si limita a gestire i sintomi, ma interviene direttamente sulle basi genetiche della malattia. Potrebbe aprire nuove prospettive anche per altre patologie caratterizzate dall’accumulo di proteine tossiche. Per pazienti e famiglie, questa scoperta offre finalmente una speranza concreta, inaugurando una nuova era nella neurologia e nella medicina delle malattie rare.