Le rane di Chernobyl sono diventate più scure grazie alla melanina protettiva

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By Tullio Fiore

Quasi quattro decenni dopo il disastro nucleare del 1986, la Zona di Esclusione di Chernobyl racconta una storia sorprendente di resilienza biologica e adattamento evolutivo. Mentre i mammiferi prosperano in assenza di pressione antropica, una ricerca rivela che anche piccoli anfibi hanno sviluppato una difesa invisibile contro le radiazioni ionizzanti.

Le rane di Chernobyl sono diventate più scure per proteggersi dalle radiazioni attraverso l’accumulo di melanina nei tessuti cutanei. Un team guidato da Pablo Burraco del Consiglio Nazionale delle Ricerche Spagnolo (CSIC) ha scoperto che le rane arboricole orientali della specie Hyla orientalis nei siti più contaminati dal fallout radioattivo del 1986 presentano una colorazione cutanea molto più scura rispetto ai loro simili che vivono fuori dalla zona di esclusione.

In alcuni esemplari la colorazione appare quasi nera, un contrasto netto rispetto al verde brillante tipico della specie. Il cambiamento cromatico non è casuale né dovuto a fattori ambientali temporanei: è il segno di una rapida selezione naturale innescata dall’esposizione alle radiazioni ionizzanti nelle generazioni immediatamente successive al disastro.

Le rane di Chernobyl sono diventate più scure in un minuto

Uno studio rivela che le rane di Chernobyl sono diventate più scure per proteggersi dalle radiazioni grazie alla melanina. Ricerca del CSIC spagnolo mostra che le rane arboricole nei siti più contaminati nel 1986 sono mediamente il 43,6% più scure rispetto a quelle fuori dalla zona. La melanina, pigmento protettivo, assorbe radiazioni e neutralizza radicali liberi.

Il cambiamento non è temporaneo né legato allo stress, ma il risultato di una rapida selezione naturale: individui più scuri sopravvissero meglio dopo il disastro e trasmisero il tratto alla prole. Oggi, con radiazioni più basse, il colore persiste come tratto ereditario. Non ci sono costi fisiologici aggiuntivi. La scoperta offre spunti su evoluzione rapida, adattamento agli inquinamenti e possibili applicazioni della melanina come schermo biologico. Le rane di Chernobyl dimostrano che la vita, anche in condizioni estreme, trova modi per resistere e trasformarsi.

Il colore come difesa biologica

La melanina, il pigmento che scurisce pelle, peli e occhi in molti organismi viventi, non svolge solo una funzione estetica: possiede proprietà protettive documentate scientificamente. La melanina assorbe energia ionizzante e neutralizza i radicali liberi prodotti dalle radiazioni quando queste interagiscono con le molecole biologiche.

In esperimenti di laboratorio, funghi e batteri con alta concentrazione di melanina nei loro tessuti sopravvivono meglio quando esposti a dosi elevate di radiazioni rispetto a organismi con minor pigmentazione. La ricerca di Burraco documenta per la prima volta l’azione protettiva della melanina in vertebrati selvatici esposti a radiazioni ambientali. Burraco osserva chela melanina riduce l’impatto delle particelle radioattive sulle cellule dissipando l’energia ionizzante e prevenendo danni diretti al DNA, così come la modifica del DNA delle piante serve a proteggerle dalle malattie“.

Selezione naturale in tempo reale

I ricercatori hanno campionato quasi 200 maschi di rana arboricola orientale in 12 stagni diversi tra il 2017 e il 2019, misurando la colorazione cutanea con metodi standardizzati. Le rane provenienti dai punti più colpiti dal fallout radioattivo del 1986 erano in media il 43,6% più scure rispetto a quelle campionate nei siti di controllo situati fuori dalla zona contaminata.

La differenza di colorazione non dipende dalla dose attuale di radiazioni misurata nei siti di campionamento, bensì dalla prossimità geografica ai luoghi più intensamente colpiti dall’esplosione nel 1986. I dati indicano che la selezione naturale è avvenuta immediatamente dopo il disastro nucleare: gli individui con maggiore pigmentazione cutanea avevano maggiori probabilità di sopravvivere all’esposizione acuta e di riprodursi trasmettendo il tratto ai discendenti.

In 10-15 generazioni di rane, il tratto della colorazione scura si è diffuso nella popolazione attraverso la selezione darwiniana classica.

Un cambiamento stabile e vantaggioso

Il colore più scuro osservato nelle rane di Chernobyl non è una risposta fisiologica temporanea ai fattori ambientali: test di breve termine non hanno mostrato variazioni di colorazione quando le rane venivano esposte a sfondi chiari o scuri in condizioni controllate.

La colorazione più scura non è correlata con i livelli di stress ossidativo né con lo stato di salute generale degli individui: le rane più scure non pagano costi fisiologici aggiuntivi misurabili rispetto a quelle più chiare. Il tratto della colorazione scura è autonomo, vantaggioso dal punto di vista della sopravvivenza e geneticamente trasmissibile alle generazioni successive.

Una volta emerso nella popolazione attraverso la selezione, il tratto è rimasto dominante anche mentre i livelli ambientali di radiazione diminuivano progressivamente nel corso dei decenni.

Vita sotto radiazioni crescenti e in calo

Attualmente, i livelli di radiazione nella zona di esclusione di Chernobyl sono molto inferiori rispetto ai valori misurati nel 1986 e negli anni immediatamente successivi. Studi recenti condotti sulle rane arboricole non rilevano effetti significativi sui telomeri cellulari, sull’invecchiamento biologico o sugli ormoni dello stress.

L’assenza di effetti attuali non contraddice la scoperta sulla melanina: significa semplicemente che la selezione naturale è avvenuta nelle prime generazioni dopo il disastro e il tratto adattativo persiste nelle popolazioni.

Si tratta di un esempio classico di eredità evolutiva: un adattamento nato in condizioni di emergenza può rimanere comune nella popolazione anche quando la minaccia ambientale si attenua nel tempo.

Implicazioni oltre la palude

La scoperta sul cambiamento di colorazione delle rane di Chernobyl ha conseguenze più ampie per diverse discipline scientifiche.

Nel campo della genetica evolutiva, futuri studi cercheranno firme di selezione nei geni specificamente legati alla sintesi e alla distribuzione della melanina nei tessuti. Nella biologia della conservazione, la ricerca mostra come alcune specie possano adattarsi rapidamente a inquinamenti estremi attraverso la selezione naturale in tempi brevi.

Nella scienza dei materiali, le proprietà radioprotettive della melanina potrebbero ispirare lo sviluppo di nuovi schermi biologici per proteggere da radiazioni in ambito medico, nell’esplorazione spaziale o nelle applicazioni industriali.

Le rane di Chernobyl sono sopravvissute all’esposizione radioattiva, e ci insegnano come la vita biologica si riorganizza e si adatta dopo un trauma ambientale estremo. Il colore più scuro della loro pelle è una pagina vivente di evoluzione in tempo reale che continua a essere scritta nella zona di esclusione.

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