Avete mai sentito parlare di specie aliene invasive? Sono animali o piante che arrivano nei nostri mari da altre parti del mondo e possono creare problemi agli ecosistemi locali. Sono come dei turisti, che poi decidono di restare a vivere nel luogo di vacanza. Tuttavia, stravolgono l’equilibrio del luogo che li ospita. Negli ultimi anni, nelle acque italiane e soprattutto nel mar Ionio, si incontrano sempre più spesso alcuni di questi alieni. Quali sono i quattro pesci alieni più diffusi nel Mediterraneo?
Il mar Mediterraneo è un vero tesoro di biodiversità. Questa ricchezza lo rende più suscettibile alle invasioni da parte di specie aliene. Ospita, infatti, oltre 1000 specie marine arrivate da altre zone. Molte di queste si trovano vicino alla costa, dove è più facile incontrarle.
Chi sono i quattro pesci alieni più diffusi nel mar Mediterraneo?
Le specie aliene possono alterare l’equilibrio del nostro mare mettendo a rischio le specie autoctone e, in alcuni casi, anche la salute umana. È fondamentale capire dove si stanno diffondendo per poter intervenire in modo adeguato.
I protagonisti di questo articolo, tutti arrivati attraverso il Canale di Suez, sono:

- il pesce scorpione (Pterois miles): è il più famoso e problematico. È stato segnalato in Italia a partire dal 2016 e si sta diffondendo rapidamente. È commestibile, ma le sue spine sono velenose e possono causare punture molto dolorose, anche ore dopo la morte dell’animale. Attenzione alle sue spine, sono particolarmente pericolose!
- il pesce palla maculato (Lagocephalus sceleratus): avvistato per la prima volta in Italia nel 2013, è riconoscibile dalle macchie scure sul dorso. La sua carne è altamente tossica, anche dopo la cottura, a causa di una potente neurotossina. In più, ha denti robusti che possono infliggere morsi dolorosi. Assolutamente da non mangiare!
- il pesce coniglio scuro (Siganus luridus) e il pesce coniglio striato (Siganus rivulatus): segnalati in Italia, rispettivamente dal 2003 e dal 2015, sono pesci erbivori. Sono commestibili, ma attenzione alle spine, perché le loro punture possono essere molto dolorose. Attenzione alle spine!
Il pesce palla maculato
Tra gli invasori più preoccupanti del mar Mediterraneo, c’è il pesce palla maculato (Lagocephalus sceleratus). Si nutre all’alba e al tramonto e anche se tende ad evitare gli umani, è sempre meglio non disturbarlo. Fa parte della famiglia dei Tetraodontidi. Il nome deriva da una particolarità unica: i suoi denti. In greco “tetra-odóntas” significa “quattro denti”. I due denti superiori si uniscono ai due inferiori per formare una specie di becco molto robusto, simile a quello di un pappagallo. Il suo becco affilato può tagliare ossa e conchiglie e danneggiare anche le attrezzature dei pescatori sottraendo così il pesce dalle reti.
Come gli altri pesci palla, contiene un veleno chiamato tetrodotossina (TTX), una potente neurotossina. Anche se in piccole dosi può avere un effetto antidolorifico, in quantità maggiori può causare paralisi completa e persino la morte. I sintomi possono manifestarsi rapidamente, dai 10 ai 45 minuti dopo l’ingestione e possono peggiorare fino alla perdita di coscienza e al decesso. La cottura non elimina la TTX. In particolare, il pesce palla maculato contiene livelli di TTX superiori al limite di sicurezza per l’uomo e può essere letale se consumato. La quantità di veleno in questi pesci può variare a seconda di fattori come la specie, l’area geografica, il sesso, le dimensioni e la stagione. Nel mar Mediterraneo, il pesce palla maculato sembra avere livelli di tossina più alti in autunno, dopo il periodo riproduttivo.

Pesci alieni nel Mediterraneo: il pesce scorpione minaccia la biodiversità e l’economia locale
Il pesce scorpione, originario degli oceani Pacifico e Indiano, è arrivato nel mar Mediterraneo dove sta creando seri problemi. Perché? Si nutre delle specie locali, riducendo le loro popolazioni, e compete con loro per il cibo. È considerata una specie aliena invasiva perché si trova in luoghi molto lontani dalla sua area d’origine e minaccia la biodiversità nell’area che invade. Le due specie di pesce scorpione, P. volitans e P. miles, sono così simili che è quasi impossibile distinguerle a occhio nudo. Per riconoscerli, gli scienziati devono ricorrere alle analisi genetiche. Per questo motivo, spesso ci si riferisce a loro semplicemente come “pesce leone”.
Oltre ai danni ecologici, il pesce scorpione può causare gravi perdite economiche. Pescatori e operatori turistici possono subire cali significativi a causa della diminuzione delle specie native e dei cambiamenti nell’ecosistema marino. Il pesce scorpione si nutre delle fasi giovanili di specie di grande valore commerciale (come dentici e pagelli), oltre a granchi e gamberi importanti per la pesca. Questa predazione potrebbe ridurre le catture, ostacolare gli sforzi per il recupero delle popolazioni ittiche e rallentare le iniziative di gestione e conservazione.
Cosa mangia il pesce scorpione
Il pesce scorpione si nutre principalmente di pesci, ma integra la sua dieta con crostacei (gamberi, granchi) e altri invertebrati (molluschi, echinodermi). La sua alimentazione cambia con la crescita: gli esemplari più grandi prediligono i pesci e prede di maggiori dimensioni rispetto ai crostacei.
Questa dieta ha conseguenze negative soprattutto sulle barriere coralline. Il pesce scorpione minaccia direttamente i pesci erbivori (come i pesci pappagallo e i pesci chirurgo), essenziali per mantenere sane le barriere perché si cibano delle alghe. Se questi “giardinieri del mare” diminuiscono, le alghe proliferano soffocando e danneggiando gravemente i coralli.
Il pesce scorpione non si limita a mangiare le specie autoctone; entra in competizione con loro per il cibo e il riparo. È come un nuovo inquilino che arriva in un condominio e vuole la casa più grande e il frigo pieno, contendendo risorse a chi c’era già. La sua dieta, ad esempio, è molto simile a quella delle cernie e dei dentici. Tuttavia, sembra che il pesce scorpione, crescendo più velocemente e consumando prede a un ritmo maggiore, potrebbe avere la meglio sui predatori locali nell’accesso al cibo.

Pesce scorpione: buono da mangiare ma attenzione alle spine
La carne del pesce scorpione è sicura da mangiare ed è una fonte preziosa di minerali (potassio, magnesio) e proteine di alta qualità. Basti pensare che 100 grammi di filetto di pesce scorpione possono coprire il 36-44% del fabbisogno proteico giornaliero di un adulto. Sfruttarlo in questo modo potrebbe essere uno strumento efficace e redditizio per controllarne la popolazione.
La buona notizia, infatti, è che il suo veleno è termolabile, cioè si degrada con il calore: bastano temperature tra i 50°C e i 60 °C per renderlo inefficace.
Attenzione alle spine
Prima di essere cucinato, il pesce scorpione deve essere pulito scrupolosamente facendo attenzione a non pungersi con le sue spine velenose. Il suo veleno è una miscela complessa di sostanze che possono causare problemi al sistema cardiovascolare, al sistema neuromuscolare e danni alle cellule. Gli effetti variano da reazioni lievi come gonfiore, a dolore estremo e persino paralisi temporanea degli arti.
Le punture avvengono solitamente quando il pesce scorpione viene maneggiato. Una volta punti, la reazione è quasi immediata: dolore intenso (può durare anche 6-12 ore ed essere accompagnato da eruzioni cutanee), edema, rossore o pallore, comparsa di lividi, crampi muscolari, intorpidimento o formicolio. Altri sintomi generali possono essere: battito accelerato (tachicardia) o molto lento (bradicardia), ipertensione o ipotensione, nausea, vomito o diarrea e perfino svenimenti, vertigini, febbre e respirazione rapida. Se la ferita non viene pulita bene può svilupparsi un’infezione locale. Nel mar Mediterraneo, le segnalazioni di punture da pesce scorpione sono ancora poche. I casi documentati riguardano principalmente pescatori e subacquei.
Tra i quattro pesci alieni più diffusi nel Mediterraneo ci sono i pesci coniglio
Questi pesci, originari dell’oceano Indiano occidentale, vivono tra rocce, coralli e fondali sabbiosi ricoperti di alghe. Hanno un apparato velenifero ben sviluppato, composto da 13 spine sulla schiena, 7 sull’addome e 4 sulle pinne pelviche. Queste spine sono collegate a ghiandole velenifere che si rompono, rilasciando il loro contenuto, quando penetrano la pelle. È una delle rare specie velenose del Mediterraneo che inietta attivamente il suo veleno.
Fortunatamente, il veleno non è letale, ma provoca un forte dolore.

Come avviene l’avvelenamento?
L’avvelenamento da pesce coniglio si verifica spesso quando si maneggia il pesce, soprattutto da parte dei pescatori. I sintomi sono simili a quelli causati da pesci come gli scorfani o le tracine, già presenti nel Mediterraneo: dolore locale immediato e intenso, gonfiore locale che appare in fretta e sintomi generali dovuti al dolore intenso, come malessere, battito cardiaco accelerato, ansia e vertigini.
Oltre al veleno delle spine, c’è un altro potenziale rischio legato al consumo della carne di Siganus luridus: l’ittioalleintossicazione. Questa intossicazione colpisce il sistema nervoso e può causare sintomi molto particolari, come allucinazioni e incubi, che possono durare fino a 36 ore.

I quattro pesci alieni nel Mediterraneo: conoscere le specie invasive per proteggere il mare
Il mar Mediterraneo è un tesoro di biodiversità, ma è anche sempre più minacciato da specie aliene invasive. Questi “turisti” acquatici, che arrivano da altre parti del mondo e decidono di stabilirvisi, possono stravolgere l’equilibrio dell’ecosistema locale.
Conoscere per proteggere: è questo il motto per difendere il nostro mare da questi “alieni”, non sempre amichevoli.
Bibliografia:
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Crediti immagini:
- Immagine in evidenza: https://pixabay.com/it/photos/leone-pesce-acqua-oceano-mare-70500/
- Figura 1 : Bédry R et al., 2021
- Figura 2 : Bédry R et al., 2021
- Figura 3 : Bédry R et al., 2021
- Figura 4 : Bédry R et al., 2021