L’apparato muscoloscheletrico: generalità e descrizione

Generalità

L’apparato muscoloscheletrico costituisce una fondamentale risorsa per il nostro organismo. Le sue funzioni non si limitano a quelle motorie, ma anche alla protezione di organi di fondamentale importanza per la nostra sopravvivenza (cuore, encefalo, midollo spinale, polmoni ecc). Inoltre, come ben noto, il nostro scheletro è sia una importante riserva di ioni tra cui il calcio, sia può produrre (in determinate sue zone) elementi cellulari riscontrabili nel sangue.

Come suggerisce il nome, per quanto a volte questo apparato venga anche definito locomotore, l’apparato muscoloscheletrico è costituito da due componenti. Da una parte la muscolatura che si inserisce sulle ossa attraverso i tendini e ci permette di compiere movimenti; dall’altro abbiamo invece il sistema scheletrico in cui le ossa si articolano tra di loro in articolazioni, alle quali prende spesso parte la cosiddetta cartilagine.

Il sistema scheletrico

Costituisce una delle due componenti dell’apparato muscoloscheletrico. Nell’essere umano lo scheletro subisce delle modificazioni nel numero di ossa che lo costituiscono. In maggior numero nei giovani, tale cifra è destinata a calare nell’adulto, arrivando a circa 203 ossa. Per quanto riguarda la componente microscopica, si veda qui.

Le ossa possono essere suddivise in base alla morfologia in tre tipologie:

  • Lunghe: come ad esempio femore ed omero, sono suddivisibili in diverse porzioni. Due si trovano agli estremi dell’osso e costituiscono le epifisi. Compresa tra le due epifisi si trova una porzione di osso denominata invece diafisi. Abbiamo infine una porzione, chiamata metafisi, che si trova tra epifisi e diafisi.
  • Corte: ne sono un esempio le ossa della mano, del piede e le vertebre. Hanno lunghezza, spessore e larghezza praticamente uguali.
  • Ossa piatte: come quelle del cranio. Sono caratterizzate da uno spessore poco sviluppato rispetto a lunghezza e larghezza.

Le ossa entrando in contatto tra loro formano articolazioni, che possono essere distinte in base alla loro morfologia e al loro grado di mobilità. Le articolazioni più mobili sono le diartrosi e permettono una ampia escursione di movimento, come nel caso di spalla e ginocchio. Questo tipo di articolazione viene definita sinoviale poiché presenta alcuni principali elementi: una capsula articolare (rivestita internamente da membrana sinoviale), una cavità articolare contente un liquido definito “sinoviale” (o sinovia) e i capi ossei che non si trovano direttamente in contatto e sono rivestiti da cartilagine ialina.

Le articolazioni con minore mobilità si chiamano sinartrosi e si possono distinguere in base al materiale di congiungimento delle superfici ossee interessate in: fibrose (come le suture craniche) o cartilaginee (come sinfisi pubica e intervertebrali).

Principali gruppi ossei

Come già precedentemente enunciato, il numero di ossa che compongono l’apparato muscoloscheletrico è elevato. Risulta perciò importante, per quanto sia necessario approfondire lo studio in modo più dettagliato su volumi di anatomia, descriverne almeno i principali gruppi.

cranio
Fig.1 – Divisione neurocranio e splancnocranio [Fonte: biologydictionary.net]

Nell’ambito delle ossa del cranio (Fig.1), possiamo operare una distinzione tra le ossa del neurocranio e quelle dello splancnocranio. La divisione tra i due è frutto di una suddivisione artificiosa adoperata dagli anatomisti, ma ci permette di distinguere le ossa piatte che proteggono l’encefalo (neurocranio) da quelle invece adoperate come sostegno ai visceri cranici (splancnocranio). Per quanto riguarda il neurocranio abbiamo ossa come il frontale, le parietali, le temporali, l’occipitale e lo sfenoide. Nell’ambito dello splancnocranio abbiamo ad esempio la mandibola.

Per quanto riguarda gli arti, quelli superiori sono costituiti da ossa lunghe come omero, ulna e radio, ma anche da ossa brevi (o corte) come quelle del polso. Agli arti inferiori si individuano invece femore, tibia e perone.

La colonna vertebrale (o rachide) è costituita da 33 vertebre, ripartite in vari distretti. Abbiamo le vertebre cervicali (7), quelle toraciche (12), quelle lombari (5), quelle sacrali (5) e quelle coccigee (4). Normalmente la colonna vertebrale presenta delle curvature fisiologiche meglio identificabili su un piano sagittale (ovvero laterale). Abbiamo una lordosi cervicale (si caratterizza per una concavità posteriore), una cifosi toracica (si definisce cifosi una curva con concavità anteriore), una lordosi lombare e una cifosi sacro-coccigea.

Sistema muscolare

Il sistema muscolare è il secondo attore del sistema muscoloscheletrico, e comprende una moltitudine di muscoli che agiscono con l’obiettivo finale di determinare il movimento di determinati segmenti corporei. Possiamo distinguere muscoli deputati al movimenti volontari, come i muscoli scheletrici e quelli che si associano a movimenti involontari come la muscolatura liscia e il muscolo cardiaco.

piani anatomici
Fig.2 – Piani anatomici [Fonte: wikipedia.org]

Per comprendere al meglio quali siano i possibili movimenti che tali organi ci permettono di eseguire, occorrerà descrivere brevemente quelli che sono i piani anatomici (Fig.2). Considerando un soggetto in quella posizione che viene definita appunto anatomica e cioè visto frontalmente con i palmi delle mani rivolti verso lo spettatore e con i piedi leggermente divaricati, si possono identificare tre piani: un piano frontale o coronale, un piano sagittale o mediano e un piano trasversale.

In base a ciò si possono distinguere alcuni tipi di movimento:

  • adduzione: movimento di avvicinamento al piano sagittale.
  • abduzione: movimento di allontanamento dal piano sagittale.
  • supinazione e pronazione: sono movimenti rotatori che si possono apprezzare ad esempio a livello degli arti superiori. I movimenti di supinazione ci permettono di ruotare il braccio esponendo il palmo della mano, quello di pronazione compie l’azione opposta.
  • flessione ed estensione: sono una tipologia di movimento di cui facciamo frequentemente esperienza. La flessione comporta l’avvicinamento di una superficie corporea al piano frontale, l’estensione il suo allontanamento da esso.
  • intrarotazione ed extrarotazione: quando il movimento rotatorio è diretto verso il piano sagittale si parla di intrarotazione, quando esso è diretto verso il piano frontale di extrarotazione.

Azione dei muscoli

I muscoli possono agire principalmente in due maniere per quanto riguarda un determinato tipo di movimento: in maniera agonista o antagonista. Prendendo come esempio un movimento a tutti noto, ovvero la flessione dell’avambraccio sul braccio, questa comporta l’azione di muscoli agonisti (o motori primari) ed antagonisti per questa azione. In questo caso agiscono come agonisti i flessori del braccio, come il bicipite brachiale, che si contrarrà; allo stesso tempo il muscolo antagonista, ovvero il tricipite brachiale, si rilascerà, non andando ad ostacolare il movimento. Qualora si verificasse una contrazione di entrambi i gruppi muscolari, si assisterebbe ad un blocco dell’articolazione in una determinata posizione.

I muscoli determinano il movimento dei segmenti corporei in maniera solidale alle ossa che ricoprono, nell’ottica di una sinergia dell’apparto muscoloscheletrico. La loro inserzione su di esse avviene attraverso delle strutture specializzate definite tendini. Questi sono composti da varie sostanze, di cui la più importante è il collagene. La porzione di tendine che si inserisce sull’osso viene definita entesi.

Fonti

  • Anatomia del Gray, le basi anatomiche per la pratica clinica, 40 edizione, Elsevier, 2009 ISBN 978-8821431326
  • Trattato di Anatomia umana, G. Anastasi ed altri, 4 edizione, Edi-ermes, 2006 ISBN 978-8870514285

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