La lebbra dell’olivo è una grave malattia fungina che colpisce le drupe riducendo quantità e qualità dell’olio prodotto.
Indice
- Introduzione
- Che cos’è la lebbra dell’olivo
- Sintomi della lebbra dell’olivo
- Ciclo biologico del patogeno
- Danni quantitativi e qualitativi
- Prevenzione agronomica della lebbra dell’olivo
- Strategie di difesa chimica e biologica
- Gestione integrata e lotta sostenibile
- Impatto del cambiamento climatico
- Conclusioni
Questo articolo approfondisce la lebbra dell’olivo, nota anche come antracnosi o marciume delle olive, analizzando sintomi, agenti patogeni del genere Colletotrichum, ciclo biologico, fattori predisponenti e metodi di prevenzione e controllo. Risulta utile per olivicoltori, tecnici fitopatologi e appassionati di fitopatologia che desiderano tutelare la produzione olivicola da una delle patologie più dannose nelle zone mediterranee umide, soprattutto al Sud Italia. Il contenuto offre strumenti pratici per riconoscere precocemente l’infezione e adottare strategie sostenibili.
Introduzione
La lebbra dell’olivo rappresenta una delle principali avversità fungine dell’oliveto. Causata da diverse specie di Colletotrichum, questa patologia compromette gravemente la produzione di olive e la qualità dell’olio. In annate piovose e miti può provocare cascola precoce e mummificazione dei frutti, con perdite che superano il 50% del raccolto.
Il nome “lebbra” deriva dall’aspetto deturpato e necrotizzato delle drupe attaccate. La malattia, diffusa soprattutto nelle regioni meridionali italiane, trova condizioni ideali con elevata umidità e temperature tra 16 e 25 °C. Comprendere a fondo il patogeno e le pratiche agronomiche è essenziale per una difesa efficace in fitopatologia.
Che cos’è la lebbra dell’olivo
La lebbra dell’olivo, o antracnosi dell’olivo, è una malattia fungina che colpisce principalmente i frutti, ma può interessare anche foglie e rametti. Gli agenti responsabili appartengono al genere Colletotrichum, in particolare al complesso di specie C. acutatum e C. gloeosporioides.
In Italia le specie più frequenti sono Colletotrichum godetiae (sin. C. clavatum), C. acutatum e C. gloeosporioides. Queste specie variano per virulenza e distribuzione geografica. L’infezione riduce la resa quantitativa e altera le caratteristiche chimiche e organolettiche dell’olio, aumentando l’acidità libera e conferendo un colore rossastro sgradevole.
Per gli olivicoltori professionali e gli hobbisti la conoscenza di questa patologia è fondamentale per salvaguardare la redditività dell’oliveto e la qualità del prodotto finale.
Agenti patogeni della lebbra dell’olivo
I funghi del genere Colletotrichum sono patogeni emibiotrofi. Penetrano nei tessuti attraverso stomi, lenticelle o microferite, spesso favoriti dalla mosca dell’olivo (Bactrocera oleae). Una volta all’interno, rimangono latenti per mesi.
Studi scientifici hanno identificato oltre una dozzina di specie associate all’antracnosi mondiale. In Italia meridionale C. godetiae e C. acutatum risultano particolarmente aggressive. La diversità genetica del patogeno rende necessaria un’attenta gestione integrata per evitare resistenze.
Sintomi della lebbra dell’olivo
I sintomi più evidenti della lebbra dell’olivo compaiono in autunno, durante l’invaiatura. Sulle drupe si formano macchie tondeggianti, depresse, di colore bruno-scuro o nerastro, di consistenza cuoiosa. In condizioni di elevata umidità compaiono masse di conidi di colore arancio-rossastro (acervuli).
Le olive colpite possono cadere precocemente o mummificarsi restando attaccate all’albero, costituendo una pericolosa fonte di inoculo per l’anno successivo. Sulle foglie si osservano clorosi, necrosi e defogliazione. I rametti possono disseccare. In primavera possono verificarsi infezioni fiorali e dei giovani frutticini.
Sintomi sulle drupe
- Macchie necrotiche depresse di colore scuro
- Marciume molle che evolve in mummificazione
- Produzione di essudati aranciati in ambiente umido
- Caduta anticipata o permanenza delle “mummie”

Sintomi sulla vegetazione
Le foglie mostrano decolorazioni uniformi e caduta precoce. I rametti fruttiferi disseccano, riducendo il vigore della pianta e la capacità produttiva negli anni successivi.
Ciclo biologico del patogeno
Il ciclo della lebbra dell’olivo è caratterizzato da infezioni primarie e secondarie. In primavera, durante fioritura e allegagione, i conidi germinano e penetrano nei tessuti giovani. Il fungo rimane latente per tutta l’estate all’interno dei frutti in crescita.
Con l’arrivo dell’autunno e l’invaiatura, in presenza di piogge e temperature miti, l’infezione diventa attiva. Si sviluppano i sintomi e nuove generazioni di conidi che diffondono la malattia a frutti sani. Le mummie e i residui vegetali garantiscono la sopravvivenza invernale del patogeno.
Condizioni favorevoli allo sviluppo
Temperature ottimali tra 16 e 25 °C (optimum 22-24 °C), elevata umidità relativa e bagnatura prolungata della vegetazione favoriscono fortemente la lebbra dell’olivo. Sesti d’impianto fitti, potature insufficienti e irrigazioni eccessive aumentano il rischio.
Danni quantitativi e qualitativi
La lebbra dell’olivo può causare perdite di produzione fino al 50-80% in annate epidemiche. L’olio ottenuto da olive infette presenta acidità libera elevata (fino al 10-15%), colore rosato e difetti organolettici che ne impediscono la classificazione come extravergine.
Anche le olive da tavola risultano non commercializzabili. Il deperimento della chioma riduce la produttività negli anni successivi.
Prevenzione agronomica della lebbra dell’olivo
La prevenzione rimane la strategia più efficace contro la lebbra dell’olivo. Ecco le pratiche fondamentali:
- Potature regolari per favorire l’arieggiamento della chioma
- Rimozione e distruzione dei frutti mummificati e dei rami infetti
- Sesti di impianto adeguati alla vigoria delle cultivar
- Irrigazione moderata e concimazione azotata equilibrata
- Scelta di varietà più resistenti (Frantoio, Leccino, Pendolino, Dolce Agogia)
Queste misure riducono l’umidità e limitano la carica di inoculo.
Varietà resistenti e suscettibili
Studi di campo hanno dimostrato che cultivar come Frantoio, Leccino e Pendolino mostrano buona resistenza. Al contrario, Ottobratica, Coratina e alcune selezioni locali risultano altamente suscettibili. Nella progettazione di nuovi impianti la scelta varietale rappresenta un punto chiave della difesa.
Strategie di difesa chimica e biologica
I trattamenti devono essere preventivi. I prodotti a base di rame (idrossido, ossicloruro, solfato) restano il cardine della difesa, applicati in prefioritura e all’invaiatura. Fungicidi sistemici a base di triazoli (tebuconazolo) e strobilurine (pyraclostrobin, trifloxystrobin) offrono maggiore efficacia sulle infezioni latenti.
In agricoltura biologica Bacillus subtilis (ceppo QST 713) mostra attività collaterale interessante. È importante alternare i principi attivi per limitare lo sviluppo di resistenze e rispettare i limiti di rame consentiti.
Momenti chiave di intervento
- Ripresa vegetativa
- Prefioritura
- Post-allegagione
- Ingrossamento delle drupe
- Invaiatura
Il monitoraggio delle condizioni climatiche e della presenza di mosca olearia guida la decisione dei trattamenti.
Gestione integrata e lotta sostenibile
La difesa integrata combina pratiche agronomiche, monitoraggio, prodotti chimici e biologici. L’anticipo della raccolta nelle zone a rischio riduce i danni. L’uso di trappole per la mosca dell’olivo limita le ferite che facilitano l’ingresso del fungo.
Ricerca recente esplora anche endofiti e metaboliti secondari delle cultivar resistenti come strumenti futuri di controllo.
Impatto del cambiamento climatico
L’aumento di eventi piovosi intensi e temperature miti prolungate sta ampliando l’areale di diffusione della lebbra dell’olivo anche verso zone precedentemente meno interessate. Una gestione attenta e adattativa diventa sempre più necessaria.
Conclusioni
La lebbra dell’olivo costituisce una minaccia concreta per l’olivicoltura mediterranea. Conoscere sintomi, ciclo e fattori di rischio permette di intervenire tempestivamente. La combinazione di pratiche agronomiche corrette, scelta varietale e trattamenti mirati consente di contenere efficacemente i danni quantitativi e qualitativi.
Investire nella prevenzione e nel monitoraggio continuo resta la via più sostenibile e redditizia per proteggere gli oliveti e garantire un olio di elevata qualità. La fitopatologia moderna offre strumenti sempre più precisi per affrontare questa patologia storica ma ancora attualissima.
Domande Frequenti
Chi può essere colpito dalla lebbra dell’olivo? Tutti gli oliveti possono essere attaccati, ma le cultivar suscettibili e gli impianti densamente vegetati nelle zone umide del Sud Italia risultano più a rischio. Consiglio: preferire varietà resistenti in nuovi impianti e migliorare l’arieggiamento delle chiome.
Cosa provoca la lebbra dell’olivo? La malattia è causata da funghi del genere Colletotrichum, principalmente C. godetiae, C. acutatum e C. gloeosporioides, che provocano marciume e mummificazione delle drupe. Consiglio: rimuovere sempre le mummie residuali per ridurre l’inoculo.
Quando si manifesta la lebbra dell’olivo? I sintomi principali compaiono in autunno all’invaiatura, mentre le infezioni primarie avvengono in primavera e restano latenti durante l’estate. Consiglio: programmare trattamenti preventivi in prefioritura e all’invaiatura.
Come si combatte la lebbra dell’olivo? Si interviene con potature di aerazione, rimozione dei residui infetti, prodotti rameici e fungicidi sistemici, preferibilmente in un approccio integrato. Consiglio: alternare i principi attivi e rispettare i dosaggi autorizzati.
Dove è più diffusa la lebbra dell’olivo? È particolarmente presente nelle regioni meridionali italiane (Puglia, Calabria, Sicilia) e nelle zone olivicole umide del bacino mediterraneo. Consiglio: intensificare il monitoraggio nelle aree storicamente colpite dopo eventi piovosi.
Perché è importante controllare la lebbra dell’olivo? Perché causa gravi perdite di produzione e degrada drasticamente la qualità dell’olio, aumentandone l’acidità e alterandone le caratteristiche organolettiche. Consiglio: integrare la difesa dalla lebbra con il controllo della mosca dell’olivo.
Fonti
- https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/29517840/
- https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/34575779/
- https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0308814624009488
- https://www.microbiologiaitalia.it/fitopatologia/malattia-olivo-quali-come-riconoscerle-e-contrastarle/
- https://www.microbiologiaitalia.it/micologia/spilocaea-oleaginea/
Crediti fotografici
- Immagine in evidenza – Link
- Figura 1 – Shin, Jong-Hwan & Kim, Chun & Kim, Jung-Eun & Ahn, Jeong & Joa, Jae-Ho & Kim, Hong-Lim & Shin, Minji & Lee, Seong & Gim, Myeong & Lee, Hee & Lee, Hyoseok & Kim, Byung-Hyuk. (2025). Identification and Characterization of Colletotrichum species Associated with Olive Anthracnose in Korea. Mycobiology. 53. 531-538. 10.1080/12298093.2025.2524882.
- Figura 2 – Sergeeva, Vera & Spooner-Hart, Robert & Nair, N.. (2008). First report ofColletotrichum acutatum andC. gloeosporioides causing leaf spots of olives (Olea europaea) in Australia. Australasian Plant Disease Notes. 3. 143-144. 10.1007/BF03211271.
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