Francesco Redi: scienziato e scrittore alla corte dei Medici

Mio Signore, Ogni giorno più mi vado confermando nel mio proposito di non voler dar fede, nelle cose naturali, se non a quello che con gli occhi miei propri io vedo, e se dall’iterata e reiterata esperienza non mi venga confermato. (“Osservazioni intorno alle vipere”, 1664)

Biografia

Francesco Redi è nato in Italia, ad Arezzo, il 18 febbraio 1626, figlio di Gregorio Redi, illustre medico, e Cecilia de Ghinci.

Redi, insieme alla sua famiglia, si trasferì, nel 1642, a Firenze, dove studiò, soprattutto grammatica e retorica, presso i gesuiti. Nel 1647, a Pisa, si laureò in Medicina e Filosofia.

Ritratto di Francesco Redi
Figura 1 – Ritratto di Francesco Redi

Durante il 1648, frequentò la scuola di disegno di Remigio Cantagallina, si dedicò alle ricerche scientifiche ed alla professione di medico. Durante gli anni successivi, dal 1650 al 1654, insegnò retorica presso i Colonna di Roma, dove approfondì le conoscenze in campo scientifico ed umanistico.

Dal 1655 Redi iniziò a far parte dell’Accademia della Crusca di cui fu arciconsole dal 1678 al 1690; in quanto membro dell’Accademia, lavorò alla realizzazione della terza edizione del vocabolario.

Frontespizio della terza edizione del vocabolario a cura degli accademici della Crusca
Figura 2 – Frontespizio della terza edizione del vocabolario a cura degli accademici della Crusca

È dal 1657, invece, che Redi entrò a far parte dell’Accademia del Cimento: luogo di confronto tra i protagonisti della scienza post-galileana e i portavoce della tradizione. Durante questo periodo iniziarono le prime ricerche naturalistiche del Redi.

Dal 1666 entrò al servizio della corte Medicea di Firenze, fu archiatra del Granduca Ferdinando II e sopraintendente della fonderia e della spezieria di corte. Redi prestò il suo servizio anche a Cosimo III, successore di Ferdinando II. Durante la vita di corte approfondì lo studio di diverse lingue e visitò numerose città italiane.

Redi fu anche a capo di un cenacolo letterario e uno dei primi membri dell’Accademia di camera di Cristina di Svezia.

Durante gli ultimi anni della sua vita soffrì di problemi renali destinati ad aggravarsi. Si spense il 1° marzo 1697 a Pisa, a causa di un colpo apoplettico, ma venne seppellito ad Arezzo per sua disposizione testamentaria.

In ambito letterario si dedicò alla stesura di poesie e sonetti, ricordiamo “Bacco in Toscana” del 1685.

Frontespizio di "Bacco in Toscana"
Figura 3 – Frontespizio di “Bacco in Toscana”

Fondamentale fu il suo contributo scientifico, in quanto a corte disponeva di tutti i mezzi necessari per condurre diverse esperienze in campo biologico. L’esordio scientifico si ebbe nel 1664 con la pubblicazione di “Osservazioni intorno alle vipere”, a cui seguirono altre opere affermando la sua fama in Italia ed in tutta Europa.

Focus: “Esperienze intorno alla generazione degli insetti”

L’opera che consacrò la fama di Redi è “Esperienze intorno alla generazione degli insetti”, del 1668, in cui confuta la teoria della generazione spontanea.

A partire dal 400 a.C., con Aristotele, fino alla metà del XIX secolo, molti studiosi sostenevano la teoria della generazione spontanea, secondo la quale gli organismi nascevano spontaneamente da materiale organico in decomposizione o da materiale inorganico. Questa teoria era sostenuta dal fatto che sulle carcasse putrefatte di animali comparivano solitamente vermi o insetti.

Fu Francesco Redi, nel 1600, uno dei primi a smentire questa radicata teoria, ma solo Louis Pasteur la bocciò definitivamente. La confutazione della generazione spontanea avvenne grazie a degli esperimenti condotti da Redi, riguardanti la riproduzione delle mosche. È proprio attraverso questo studio che si introdussero la procedura seriale e il confronto tra esperimenti di ricerca e di controllo nel metodo sperimentale.

Redi per condurre i propri esperimenti utilizzò dei pezzi di carne di vario tipo, alcuni posti in contenitori aperti ed altri in contenitori chiusi ermeticamente. Nei contenitori aperti, che consentivano l’ingresso agli insetti, le carni imputridivano, l’odore attirava le mosche che si posavano sulla carne e nel giro di poco tempo comparivano dei vermi, o meglio delle larve. Nei contenitori chiusi ermeticamente invece, non c’erano né mosche, né larve.

I tradizionalisti, sostenitori della teoria della generazione spontanea, affermavano che, l’assenza di organismi nei contenitori chiusi ermeticamente, era dovuta ad uno scarso ricambio dell’aria. A quel punto Redi pose le carni in contenitori sigillati con una rete sottile, che consentiva il passaggio dell’aria, ma non degli insetti. Anche in questo caso sulla carne non erano presenti forme viventi, ma le mosche e le larve si trovavano sulla rete che chiudeva i contenitori.

Il risultato che Redi ottenne e che servì a smentire l’antica teoria fu il seguente: le larve (o vermi) non nascono spontaneamente dalla carne in putrefazione, ma dalle uova che le mosche hanno deposto sulla carne stessa. Le larve, in seguito, si svilupperanno in pupe, originando una nuova generazione di mosche.

Figura 4 - Rappresentazione dei diversi tipi di contenitori utilizzati da Redi per condurre l'esperimento
Figura 4 – Rappresentazione dei diversi tipi di contenitori utilizzati da Redi per condurre l’esperimento

Contributo scientifico

Francesco Redi realizzò diverse ricerche in campo scientifico e fondamentale nel suo lavoro è il metodo utilizzato, ossia il metodo sperimentale. Redi, essendo erede delle nozioni scientifiche introdotte da Galileo Galilei, estende il metodo delle “sensate esperienze” e “necessarie dimostrazioni” alle scienze naturali.

Redi, nell’applicare il metodo sperimentale alle scienze biologiche, definì delle procedure e dei punti cardine, che sono stati adottati in modo permanente dalla scienza occidentale: attenta osservazione dei fenomeni, fedeltà al principio di oggettività, standardizzazione delle condizioni sperimentali, ripetizione degli esperimenti (“provando e riprovando”, motto dell’Accademia del Cimento), confronto tra esperimenti di controllo e di ricerca. Di importanza estrema nel metodo di Redi è soprattutto la ripetizione degli esperimenti, in quanto, le esperienze preliminari non sono sufficienti per raggiungere un risultato, servono solo a “vedere” un fenomeno, mentre le esperienze successive sono quelle che permettono di confermare o confutare una teoria.

Motto dell'Accademia del Cimento
Figura 5 – Motto dell’Accademia del Cimento

Grazie al proprio metodo, che perseguiva con rigore ed esattezza, Redi demolisce teorie ormai obsolete che si erano radicate nella popolazione e nella comunità scientifica dai tempi di Aristotele.

Prima svolta in ambito scientifico, e, come già affermato, esordio di Redi, si ebbe nel 1664 con la pubblicazione di “Osservazioni intorno alle vipere”, redatta sotto forma di lettera destinata a Lorenzo Magalotti. Attraverso quest’opera volle confutare una teoria estremamente diffusa, ossia che il fiele di vipera fosse tossico anche se solamente ingerito. Redi condusse diversi esperimenti dimostrando che il fiele non è l’agente del veleno viperino, ma lo è il liquido di colore giallo presente nelle guaine che avvolgono i denti della vipera. Il “liquore giallo” è tossico solo se inoculato in una ferita, quindi a contatto con il sangue, e non se ingerito.

Frontespizio di "Osservazioni intorno alle vipere"
Figura 6 – Frontespizio di “Osservazioni intorno alle vipere”

Francesco Redi oltre ad essere considerato uno dei più grandi biologi di tutti i tempi, fondatore della biologia sperimentale, è anche padre della parassitologia, infatti nel 1684 pubblicò la prima ricerca sui vermi parassiti dell’uomo e di altri animali, “Osservazioni intorno agli animali viventi che si trovano negli animali viventi”. In quest’opera sono presenti numerose tavole rappresentanti i parassiti che Redi identificò nelle diverse specie animali osservate.

Frontespizio di “Osservazioni intorno agli animali viventi che si trovano negli animali viventi”
Figura 7 – Frontespizio di “Osservazioni intorno agli animali viventi che si trovano negli animali viventi”
Un esempio di tavola contenuta in “Osservazioni intorno agli animali viventi che si trovano negli animali viventi”
Figura 8 – Un esempio di tavola contenuta in “Osservazioni intorno agli animali viventi che si trovano negli animali viventi”

Da questo importante studio sperimentale svolto da Redi, ne nacque un’opera: “Esperienze intorno alla generazione degli insetti” (1668), redatta sotto forma di lettera indirizzata a Carlo Dati. Inizialmente l’opera suscitò violente reazioni, ma fu anche l’opera che segnò un’epoca nella storia naturale divenendo il capolavoro del metodo sperimentale nelle scienze biologiche.

Interno di "Esperienze intorno alla generazione degli insetti"
Figura 9 – Interno di “Esperienze intorno alla generazione degli insetti”

Riconoscimenti

Numerosi storici e biografi si sono sempre impegnati nel creare per Redi riconoscimenti eponimi, infatti la Vipera aspis francisredi è così chiamata in suo onore. Durante il corso del tempo gli sono stati attribuiti diversi titoli, che abbiamo già menzionato in precedenza, quale padre della parassitologia, uno dei più grandi biologi di tutti i tempi e soprattutto fondatore della biologia sperimentale.

 Vipera aspis francisredi
Figura 10 – Vipera aspis francisredi

In ambito scientifico divenne una delle personalità di spicco del 1600, ma non era conosciuto solo come uomo di scienza, ma anche come letterato e cortigiano, fu un illustrissimo erudito del suo tempo.

Cosimo III ordinò a Massimiliano Soldani di realizzare una medaglia per l’attività poetica del Redi, soprattutto per omaggiare la sua composizione “Bacco in Toscana”. Inoltre, una statua rappresentante Redi fu collocata in una nicchia nel palazzo degli Uffizi e recentemente gli è stato dedicato un cratere su Marte.

 Medaglia dedicata a Francesco Redi
Figura 11 – Medaglia dedicata a Francesco Redi
Statua rappresentante Redi situata al palazzo degli Uffizi
Figura 12 – Statua rappresentante Redi situata al palazzo degli Uffizi

Francesco Redi non vinse nessun premio, ma nonostante ciò ottenne il rispetto e l’ammirazione per il lavoro che condusse e per il quale ancora oggi lo celebriamo.

Consiglio di visitare http://www.francescoredi.it/, interessantissimo sito web in cui si possono visualizzare i testi integrali delle sue opere e approfondire aspetti della sua vita e del suo operato.

Fonti

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